Berlusconi, il declino e il Ppe
di Stefano Folli , di Stefano FolliQuali che siano le ragioni dell’assoluzione di Berlusconi nell’ennesimo processo Ruby (un errore procedurale o il riconoscimento dell’innocenza), si capisce il sollievo di Forza Italia. I familiari e i parlamentari tributano un omaggio all’uomo e subito si sforzano di rilanciare con forza l’idea di una commissione d’inchiesta sulla magistratura “politicizzata”. Ma l’ipotesi servirebbe solo ad aizzare il fuoco dell’eterno scontro fra il potere politico e l’ordine giudiziario ed è ragionevole prevedere che non vedrà mai la luce. La prima a volerla evitare sarà la presidente del Consiglio, pronta a congratularsi con Berlusconi per la fine dei processi ma, c’è da crederlo, attenta a non compromettere la riforma della giustizia a cui lavora Nordio: un traguardo ben più qualificante di una resa dei conti in stile Ok Corral.
Quali che siano le ragioni dell’assoluzione di Berlusconi nell’ennesimo processo Ruby (un errore procedurale o il riconoscimento dell’innocenza), si capisce il sollievo di Forza Italia. I familiari e i parlamentari tributano un omaggio all’uomo e subito si sforzano di rilanciare con forza l’idea di una commissione d’inchiesta sulla magistratura “politicizzata”. Ma l’ipotesi servirebbe solo ad aizzare il fuoco dell’eterno scontro fra il potere politico e l’ordine giudiziario ed è ragionevole prevedere che non vedrà mai la luce. La prima a volerla evitare sarà la presidente del Consiglio, pronta a congratularsi con Berlusconi per la fine dei processi ma, c’è da crederlo, attenta a non compromettere la riforma della giustizia a cui lavora Nordio: un traguardo ben più qualificante di una resa dei conti in stile Ok Corral.
La verità è che la sentenza non è destinata a cambiare lo scenario politico in cui agisce il fondatore di Forza Italia. Per lui è uno scenario di decadenza, appena compensata dall’abbraccio un po’ convenzionale in cui lo stringono i suoi. Rispetto all’attualità che gli italiani vivono ogni giorno, la stagione di Berlusconi è infatti esaurita e non esistono eventi esterni in grado di ricreare il passato. Tanto è vero che quando l’ex premier prova a far sentire la sua voce sui temi del momento, gli effetti sono spesso tragicomici. È appena accaduto con le nuove dichiarazioni filo-russe sull’Ucraina. Consueta polemica, bruciante risposta da Kiev, timido tentativo di rettifica, rimbalzo inevitabile sui siti internazionali. Ma non è più la popolarità di un tempo, quando l’uomo parlava da protagonista e, come si dice, faceva notizia. Il Berlusconi di oggi mette in gioco ogni volta un pezzo della sua reputazione (e purtroppo, qualcuno dice, anche quella dell’Italia) per illudersi di trovarsi ancora ben in vista sul palcoscenico. Ma ovviamente non è così.
I commenti quasi sprezzanti dei Popolari europei all’uscita su Zelensky e sull’Ucraina che deve deporre le armi per ricevere in cambio i soldi della ricostruzione, segnano uno spartiacque. Ci fu un tempo in cui Forza Italia era, insieme alla Cdu-Csu tedesca, la carrozza di testa del treno del “popolarismo”, il movimento di fatto egemone nell’Unione. Ora Berlusconi è visto come un ospite imbarazzante per le sue intemperanze verbali: vedi le aspre parole di Weber, il bavarese molto amico della presidente del Consiglio. Con ogni probabilità il destino ha cambiato cavallo, secondo l’immagine di Longanesi.
Proprio in Europa, lo vediamo giorno dopo giorno, Giorgia Meloni sta giocando la sua vera partita per il potere politico del prossimo futuro. Il varco nell’establishment di Bruxelles è stato già aperto e le vecchie alleanze continentali tra Ppe e socialdemocratici sono a rischio. Macron lo ha capito in fretta e opera con molta determinazione a favore di un assetto tradizionale che la Francia vuole preservare attraverso la sua capacità di leadership e l’apporto di forze fresche liberal-democratiche; ma soprattutto con il contrasto all’ascesa di un fronte conservatore di cui la premier italiana già oggi si propone come guida. In altri tempi a Bruxelles avrebbero chiuso la porta di fronte a un’ambizione così sfacciata. Ma allora il condominio Ppe-socialista funzionava e certi gruppi francesi, italiani o dell’Est apparivano solo un’estrema destra anti-euro destinata a un ruolo marginale.
Il successo, che ha tutta l’aria di essere duraturo, di Giorgia Meloni ha sconvolto il quadro. Il massimalismo è diventato pragmatismo e ora s’intravede pure il contorno di una strategia ad ampio raggio. Forse fallirà, ma nessuno può sottovalutarla. Vedremo. Intanto nuovi incontri in questi giorni a Roma e in Europa potrebbero rendere più chiari i movimenti e le intenzioni della premier.