✕

Il governo d'opposizione

L'esecutivo Meloni è sempre contro, mai per. Tra i nemici i giudici, l'informazione, i migranti
3 minuti di lettura

Se dovessimo compilare un modulo sulla politica italiana, alla voce "il governo Meloni si batte per" il modulo resterebbe vuoto.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni si batte contro. Sono appena morti in mare settanta migranti (la metà minorenni) nel Mediterraneo, di fronte alla Libia: la Libia è l'ultimo partner incontrato in una serie di visite e colloqui di Stato della Meloni (anche se non c'è Stato in Libia, e gli accordi sono una finzione a pagamento) per fornire navi e armi che fermeranno definitivamente i migranti e i loro figli. Tutto ciò, coperto da finti accordi commerciali (più gas per l'Italia dai Paesi dell'Africa del Nord) centra il primo punto del programma Meloni. Battersi contro i migranti fino a stroncarne il tentativo di cercare salvezza da guerra, fame e siccità. Dentro questo obiettivo c'è un secondo impegno su cui il governo Meloni ha giurato: eliminare le navi che salvano esseri…

Se dovessimo compilare un modulo sulla politica italiana, alla voce "il governo Meloni si batte per" il modulo resterebbe vuoto.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni si batte contro. Sono appena morti in mare settanta migranti (la metà minorenni) nel Mediterraneo, di fronte alla Libia: la Libia è l'ultimo partner incontrato in una serie di visite e colloqui di Stato della Meloni (anche se non c'è Stato in Libia, e gli accordi sono una finzione a pagamento) per fornire navi e armi che fermeranno definitivamente i migranti e i loro figli. Tutto ciò, coperto da finti accordi commerciali (più gas per l'Italia dai Paesi dell'Africa del Nord) centra il primo punto del programma Meloni. Battersi contro i migranti fino a stroncarne il tentativo di cercare salvezza da guerra, fame e siccità. Dentro questo obiettivo c'è un secondo impegno su cui il governo Meloni ha giurato: eliminare le navi che salvano esseri umani a spese di altri esseri umani. La legge che le imprigiona frena, impedisce, punisce in modi bizzarri (obbligare una nave carica di uomini, donne e bambini appena salvati dalle acque ghiacciate a restare in mare per centinaia di miglia e decine di giorni prima di attraccare in porti lontani), mostrando una vena crudele che definisce bene questo governo.


Il fastidio e l'ostilità verso i poveri è un altro modo di definire il programma Meloni, rigorosamente "contro". In questo caso vuole e ottiene l'abolizione di un sussidio che il governo precedente aveva decretato come il sostegno per chi è giunto o sta per giungere in area di totale povertà. Ma nell'assumere il potere il presidente Meloni, tramite un ministro della Giustizia che odia e disprezza il lavoro che faceva prima, ha preso l'impegno di rimuovere tutto ciò che era magistratura e ordine giudiziario in Italia fino ad ora, per una riforma radicale che, come tutte quelle dell'era Meloni, deve prima passare per la distruzione.


Il primo colpo è stato inferto alle intercettazioni, proprio il giorno in cui è stato arrestato Messina Denaro. Un altro colpo è stato inferto ad anarchici e detenuti nell'era Meloni. Sono destinati a sgombrare il campo, e non importa che siano troppo pochi i primi (anche se vengono indicati come protagonisti di un assedio allo Stato) e troppi i secondi che soffocano nelle celle. Intanto circola una gran voglia di carcere duro e di 41bis, ma nessuno ha tempo o vuole di rivedere in senso umano l'enorme problema. Perché quello che conta, nell'era Meloni, è la punizione e il dare una lezione a chi si ostina a non imparare. Un caso esemplare della accanita opposizione che appare ormai pratica abituale del nuovo regime è quello rappresentato dai nomi ormai celebri di Donzelli e Delmastro - il primo è vicepresidente del Copasir, il secondo sottosegretario alla Giustizia - che vivono insieme e si scambiano documenti non accessibili ai loro colleghi. Improvvisamente, alla Camera, hanno furiosamente attaccato alcuni deputati del Pd, colpevoli di avere visitato detenuti in 41 bis. Il compito di Donzelli, con toni di aggressività estrema e di grave emergenza, è stato di lanciare accuse basate sui documenti che non avrebbe dovuto esibire, e ha dimostrato dove si dirige il governo Meloni: spingere l'avversario con violenza fuori strada come si vede in certi film di inseguimenti.


Poi c'è la lotta senza tregua al sistema delle informazione, sia libero che privato, sia Sanremo che il talk show politico. L'informazione, nel fantasioso mondo Meloni, non è l'ultimo target, come può sembrare in questo elenco, ma il primo. Comprende e rappresenta bene il senso di tutta la missione del nuovo primo ministro. Si esprime in una vasta diffusione di notizie false, come le ore e giorni dedicati ripetutamente a interpretare "nel modo giusto" l'ultima sentenza su Berlusconi. Quella sentenza è stata usata come un trionfo di rinascita, alterando e poi ignorando la procedura processuale che aveva indotto a stabilire che "Berlusconi non aveva commesso il fatto".


Una novità che vale la pena di notare: la presenza fissa di un agente del governo in ogni talk show o programma di discussione politica. Non si tratta dei soliti gruppi di di scussione composti secondo le diverse inclinazioni. Adesso c'è un Italo Bocchino (o un Alessandro Giuli, diventato rapidamente anche presidente del grande Museo Maxxi), personaggi a volte gelidi e a volte mondani che tengono ben teso il filo della versione meloniana di ogni questione, con l'evidente consegna di non cedere mai. Ma l'intrico di legami fra destra e destra non molla mai la presa. Il giorno delle elezioni Berlusconi ha fatto sapere con chiarezza, con ben tre frasi diverse, riprodotte come si usa con i prodotti berlusconiani, il disprezzo di Berlusconi per Zelensky e, implicitamente, il suo legame con Putin, eppure tutti (tutto il mondo Berlusconi-Meloni, che non è piccolo) hanno negato di avere mai sentito quelle parole e hanno confermato la forte volontà di sostegno per Kiev del presidente di Forza Italia. Ma Silvio Berlusconi ha ricevuto dal presidente del Consiglio Meloni, una lettera di "saluti affettuosi del governo" stabilendo che una festa per Berlusconi è una festa di Stato. L'impegno è unanime, a destra. Il tempo e la frequenza li segnala Giorgia Meloni, e perciò il segno è sempre distruttivo. Nata e cresciuta nella opposizione come forma perfetta di far politica, la Meloni governa contro. È il solo modo che conosce e che finora per lei ha pagato.