Ucraina, il fattore tempo
di Timothy Garton Ash , di Timothy Garton AshIl generale Valeriy Zaluzhny, massiccio, energico, è seduto alla scrivania da cui, a Kiev, comanda la totalità delle forze armate ucraine. Gli chiedo cosa gli serve dall'Occidente. Primo, difesa aerea. Con gli occhi che brillano apre la cerniera della felpa color kaki e mostra una maglietta vistosa con la scritta F 16! La lista include missili a lungo raggio come gli americani Atacms e i franco-britannici Storm Shadows, per poter colpire gli obiettivi russi oltre la portata degli armamenti ucraini attuali.
All'approssimarsi del primo anniversario dell'invasione su larga scala del Paese ad opera di Vladimir Putin il 24 febbraio, le forze…
Il generale Valeriy Zaluzhny, massiccio, energico, è seduto alla scrivania da cui, a Kiev, comanda la totalità delle forze armate ucraine. Gli chiedo cosa gli serve dall'Occidente. Primo, difesa aerea. Con gli occhi che brillano apre la cerniera della felpa color kaki e mostra una maglietta vistosa con la scritta F 16! La lista include missili a lungo raggio come gli americani Atacms e i franco-britannici Storm Shadows, per poter colpire gli obiettivi russi oltre la portata degli armamenti ucraini attuali.
All'approssimarsi del primo anniversario dell'invasione su larga scala del Paese ad opera di Vladimir Putin il 24 febbraio, le forze ucraine sono pericolosamente a corto di munizioni per il loro arsenale ancora in prevalenza post sovietico, mentre la Russia prosegue nella sua strategia criminale di inviare ondate di uomini come carne da macello contro città come Bakhmut. Gli ucraini non dispongono ancora di un numero sufficiente di kit standard della Nato per sostituire il materiale più vecchio. Calibro 152 mm per i cannoni post-sovietici, 155 mm per quelli della Nato. Lo stesso vale per i carri armati. Sebbene siano finalmente in arrivo alcuni Leopard di produzione tedesca e Challenger britannici, la maggior parte di quelli ucraini sono ancora modelli post-sovietici. Senza munizioni, mi dice Zaluzhny, "sarebbero dei trattori".
Parlando con il comandante in capo ucraino, si capisce che le appassionate richieste di ulteriori armamenti avanzate dal presidente Volodymyr Zelensky durante il suo tour lampo a Londra ("ali per la libertà"), Parigi e Bruxelles non sono semplicemente una sorta di gara al rialzo retorica, ma specchio di esigenze militari serie e precise. Una settimana trascorsa a Kiev e dintorni e qualche giorno di presenza alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, lasciano intendere che i prossimi sei mesi potrebbero essere decisivi per l'Ucraina.
In ogni guerra è importante capire da che parte sta il tempo. Nel 1942, ad esempio, giocava chiaramente a favore degli alleati contro Hitler. Ma in questa guerra potrebbe stare dalla parte di Vladimir Putin. Esiste il forte sospetto che anche Putin sia di questo parere. Se la Cina dovesse inviargli armi rafforzerebbe ulteriormente la sua posizione. Da qui l'enfasi ucraina su rapidità e urgenza. E noi occidentali abbiamo il dovere di adeguare il passo. Dobbiamo consegnare munizioni e armi più rapidamente e incrementare gli aiuti finanziari per sostenere il fragile sistema sanitario, le scuole, gli alloggi e il bilancio generale dell'Ucraina. Le scorte di armi e munizioni degli eserciti occidentali si sono notevolmente impoverite, ma a Monaco ho sentito rappresentanti dell'industria europea della difesa affermare che la produzione potrebbe essere rapidamente aumentata se i leader politici riducessero la burocrazia e il protezionismo nazionale.
Tuttavia, l'Occidente deve anche chiarire le modalità di utilizzo delle armi fornite. La questione chiave è la Crimea. Al momento l'iniziativa strategica è dei russi, ma gli ucraini stanno preparando una grande controffensiva in primavera. Non è un segreto che una delle opzioni sarebbe spingersi a sud, dai dintorni di Zaporizhia verso il Mar d'Azov. In caso di successo, potrebbero arrivare a ridosso della Crimea.
Quasi tutti gli ucraini che ho incontrato dicono che devono riprendersi la Crimea. Dicono che nel lungo periodo l'Ucraina non potrebbe mai godere di sicurezza con le forze russe piazzate in Crimea. E sostengono che, nel breve, l'unica cosa che davvero interessa ai russi è la Crimea, molto più del Donbass. Così è solo minacciandoli di entrare nella penisola e usando i missili a lungo raggio per abbattere il ponte di Kerch, collegamento vitale con la Russia, che gli ucraini possono ribaltare le sorti della guerra costringendo Putin al tavolo dei negoziati.
Questa tesi ha una sua logica strategica ma è anche molto pericolosa. La maggior parte dei politici occidentali in privato pensano che l'Ucraina dovrebbe fermarsi alla Crimea. Il loro presupposto è lo stesso degli ucraini - la penisola è quello che davvero interessa alla Russia - ma il ragionamento è diverso. Temono un'escalation russa in risposta, che possa arrivare all'uso di armi nucleari tattiche. È questo il motivo per cui gli Usa non hanno ancora fornito all'Ucraina i missili a lungo raggio e gli aerei che potrebbero isolare la Crimea.
Tuttavia, anche se questa non è una guerra tra Nato e Russia, e i leader occidentali sono determinati a non renderla tale, la sensazionale visita del presidente Joe Biden a Kiev lunedì scorso dimostra quanto oggi in Ucraina sia in gioco la credibilità dell'Occidente. Un anno fa, quasi nessuno pensava che l'Ucraina potesse entrare nella Nato, e Francia e Germania erano addirittura contrarie alla sua candidatura a far parte dell'Ue. Ora l'Ucraina è un candidato accettato per l'adesione all'Ue e a Monaco ho sentito manifestare crescente sostegno anche per l'adesione alla Nato.
Ci vorrà tempo, tuttavia, per convincere i 30 membri della Nato - compresi il leader ungherese Viktor Orbán, un Putin minore, e il dittatore turco Recep Tayyip Erdogan - ad accettare. Ma l'Ucraina ha bisogno di sicurezza militare ora. Per questo il generale David Petraeus sostiene la necessità di fornire all'Ucraina garanzie di sicurezza provvisorie ad opera di un gruppo di Stati membri della Nato guidato dagli Stati Uniti. È senza dubbio una scelta giusta. L'unico modo per arrivare a un'Ucraina forte, libera e prospera è che le potenze europee come Gran Bretagna, Polonia, Germania e Francia si uniscano agli Stati Uniti per fare da ponte tra la fine delle ostilità e la piena adesione del Paese alle due istituzioni chiave dell'Occidente. Allo stesso modo, solo questo impegno darebbe all'Occidente lo status e l'influenza necessarie per incoraggiare in privato l'Ucraina a scendere a qualsiasi compromesso doloroso possa risultare necessario - almeno per il momento - allo scopo di porre fine alla guerra entro quest'anno con una chiara vittoria ucraina.
Nessuna soluzione è priva di rischi. È un rischio permettere che la pesante guerra di logoramento di Putin prosegua oltre quest'anno e che Xi Jinping possa trarne la conclusione che l'aggressione armata paga. Dobbiamo avere la saggezza e il coraggio di ammettere che, nel lungo periodo, il secondo rischio è il maggiore. Come ha nuovamente dimostrato il discorso alla nazione tenuto dal leader russo martedì, Putin cerca di intimidirci. Non permettiamoglielo.
Traduzione di Emilia Benghi