La prima cosa da fare, per capire la portata della decisione della commissione dell’Unione europea di far disinstallare la app di TikTok dai telefonini dei propri dipendenti, la prima cosa è contestualizzare. Evidenziare le differenze con i precedenti perché altrimenti si fa una gran confusione. Questa mossa infatti è molto diversa da quella annunciata nel luglio 2020 dal presidente americano Donald Trump di vietare TikTok in tutti gli Stati Uniti: quello infatti era un ban, una messa al bando, da un paese intero di oltre trecento milioni di persone; qui parliamo soltanto di trentaduemila dipendenti della Commissione europea. Ed è molto diversa anche dal precedente, tutto italiano, del ministro della Funzione Pubblica del terzo governo Berlusconi, Renato Brunetta, il quale ad un certo punto, nel 2009, vietò Facebook ed altri “siti di distrazione di massa” dai computer e i telefonini dei dipendenti pubblici, perché in quel cas…
La prima cosa da fare, per capire la portata della decisione della commissione dell’Unione europea di far disinstallare la app di TikTok dai telefonini dei propri dipendenti, la prima cosa è contestualizzare. Evidenziare le differenze con i precedenti perché altrimenti si fa una gran confusione. Questa mossa infatti è molto diversa da quella annunciata nel luglio 2020 dal presidente americano Donald Trump di vietare TikTok in tutti gli Stati Uniti: quello infatti era un ban, una messa al bando, da un paese intero di oltre trecento milioni di persone; qui parliamo soltanto di trentaduemila dipendenti della Commissione europea. Ed è molto diversa anche dal precedente, tutto italiano, del ministro della Funzione Pubblica del terzo governo Berlusconi, Renato Brunetta, il quale ad un certo punto, nel 2009, vietò Facebook ed altri “siti di distrazione di massa” dai computer e i telefonini dei dipendenti pubblici, perché in quel caso l’obiettivo era solo fare la “guerra ai fannulloni”.
Qui stiamo parlando insomma di qualcosa di molto circoscritto e tutt’altro che inedito: esattamente tre anni fa, il 24 febbraio 2020, sempre la Commissione europea aveva intimato ai dipendenti di non utilizzare più Whatsapp (e Telegram) come app di messaggistica, indicando chiaramente la scelta di Signal, la cui tecnologia fornisce molte più garanzie in termini di cifratura delle comunicazioni. Questo per dire che le complicate relazioni diplomatiche con la Cina sono solo una parte della spiegazione di quello che sta accadendo visto che è stato fatto lo stesso con una app di Mark Zuckerberg.
Dopo di ciò, andrebbe sottolineato che pretendere che gli smartphone e i computer usati per lavorare non utilizzino determinate applicazioni è una cosa piuttosto normale: per esempio la fanno tutte le multinazionali oltre ai governi. Il punto debole della Commissione europea è aver varato una politica — che prende il nome di “bring your own device” — che consente ai dipendenti di usare il proprio smartphone e il proprio pc per lavorare invece di fornirne uno con più elevati standard di sicurezza. Se prendi questa strada, poi ci sta che vieti TikTok (e Whatsapp).
Poi certo, c’entra anche il fatto che TikTok è di proprietà di una società cinese; e che le aziende in Cina, per legge, devono sottostare a qualunque richiesta del governo; e che solo a novembre TikTok ha ammesso che “alcuni dipendenti” possono avere accesso ai dati degli utenti europei (i quali peraltro sono conservati negli Stati Uniti e a Singapore, in attesa che siano pronti i previsti data center europei). Insomma, qualche rischio di spionaggio e di diventare prede di attacchi informatici esiste. Non a caso il Congresso e diverse università americane hanno già chiesto ai propri dipendenti di disinstallare TikTok e i governi di Olanda e Francia sembrano prossimi a fare lo stesso.
Quanto questo pericolo è reale e quanto è solo un timore? Su questo punto va detto che non si sa nulla ed è un peccato: la Commissione non ha fornito alcuna evidenza e nemmeno una vera spiegazione; e la reazione di TikTok finora è stata ugualmente generica. È un peccato perché tutta questa mancanza di trasparenza non aiuta né rassicura. Ed invece i centocinquanta milioni di utenti europei di TikTok dovrebbero essere rassicurati o al contrario messi in guardia: usando l’app più popolare del momento stiamo davvero correndo un rischio grave o ci stiamo facendo delle paranoie inutili e la Commissione europea ha soltanto preso una banale, doverosa misura precauzionale?
Questa cosa ha interessanti riflessi anche in Italia: tra i diciotto milioni di italiani che usano TikTok per esempio ci sono il presidente del Consiglio Giorgia Meloni (1 milione di follower) e il ministro Matteo Salvini (848 mila follower): stanno offrendo il fianco allo spionaggio cinese? Sarebbe utile saperlo presto, sarebbe indispensabile insomma che la Commissione europea dicesse chiaramente cosa ha indotto questa decisione, altrimenti si rischia di fare una gran confusione come quando, nei giorni scorsi, il governo americano ha abbattuto tre mongolfiere temendo che fossero palloni spia cinesi, salvo scoprire che non era vero.