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Elly Schlein, tre nodi decisivi per il nuovo Pd

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Lo slancio della sinistra, il sostegno all'Ucraina e il rischio di scissione: ecco i contraccolpi immediati della vittoria della neosegretaria dem
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I contraccolpi immediati della vittoria di Elly Schlein sono soprattutto tre, non necessariamente in contraddizione tra loro. Il primo è la speranza che l'avvento di una giovane donna piena di energie e abbastanza digiuna delle tattiche di palazzo compia il miracolo di restituire slancio al Pd, permettendogli di recuperare punti nei magri sondaggi degli ultimi mesi.

Senza dubbio il voto nei gazebo dei simpatizzanti senza tessera ha voluto punire il vecchio gruppo dirigente, di cui la vincitrice rappresenta sulla carta l'antitesi. Poi, certo, sappiamo che una parte almeno della vecchia guardia si è mimetizzata dietro il volto sorridente della neo segretaria; ma questa è un'altra storia.

È quindi possibile, anzi probabile, che il Pd possa ricavare un vantaggio dal ritrovarsi dopo tanto tempo al centro della scena. Elly Schlein fa notizia e ne verrà una spinta ai consensi che tuttavia, in mancanza di elezioni, resteranno virtuali. Ne…

I contraccolpi immediati della vittoria di Elly Schlein sono soprattutto tre, non necessariamente in contraddizione tra loro. Il primo è la speranza che l'avvento di una giovane donna piena di energie e abbastanza digiuna delle tattiche di palazzo compia il miracolo di restituire slancio al Pd, permettendogli di recuperare punti nei magri sondaggi degli ultimi mesi.

Senza dubbio il voto nei gazebo dei simpatizzanti senza tessera ha voluto punire il vecchio gruppo dirigente, di cui la vincitrice rappresenta sulla carta l'antitesi. Poi, certo, sappiamo che una parte almeno della vecchia guardia si è mimetizzata dietro il volto sorridente della neo segretaria; ma questa è un'altra storia.

È quindi possibile, anzi probabile, che il Pd possa ricavare un vantaggio dal ritrovarsi dopo tanto tempo al centro della scena. Elly Schlein fa notizia e ne verrà una spinta ai consensi che tuttavia, in mancanza di elezioni, resteranno virtuali. Nessuno stupore allora se la percentuale del Pd crescerà fino a superare quella dei 5S, come sarebbe logico.

Tuttavia è presto per stabilire se sia stato trovato l'antidoto al declino. Per adesso le distinzioni tra Schlein e Conte sono minime: entrambi viaggiano quasi all'unisono, facendo appello in buona misura allo stesso elettorato. Conte viene chiamato talvolta il "Mélenchon italiano" e adesso la stessa definizione comincia a essere applicata senza molta fantasia alla sua interlocutrice.

Se questo è vero, il Pd può recuperare qualche punto, ma le due sigle tenderanno a marciare unite anche senza bisogno di una vera e propria fusione. E se pure il Pd e i 5S, più altri segmenti della sinistra, raggiungessero il 32-34 per cento, non per questo avrebbero risolto il problema dell'alternativa al destra-centro.

Il secondo contraccolpo riguarda invece il tema di una plausibile, cruciale distinzione: la politica estera, il sostegno all'Ucraina, l'invio delle armi. È un punto decisivo. Si può essere vaghi su molti aspetti dell'agenda quando si parla di clima, di politiche sociali, di diritti civili. Ma non si può esserlo nel momento in cui una guerra vicina minaccia la nostra idea di civiltà. Su questo terreno i silenzi o le parole insufficienti della neo leader non sono destinati a durare a lungo.

Elly Schlein potrà decidere di muoversi in continuità con Letta - in Parlamento, non in qualche intervista - oppure scegliere di uniformarsi ai 5S sulla posizione anti-ucraina. Nel primo caso è evidente che il nuovo Pd dovrà mettere in conto un confronto a sinistra che potrebbe anche essere aspro se la crisi internazionale dovesse peggiorare. Altrimenti verrebbe confermata la sintonia senza precedenti tra il Pd e il mondo a cui Conte ha dimostrato di saper parlare. Cambierebbe il profilo dell'opposizione e anche l'immagine dell'Italia in Europa e a Washington.

Terzo contraccolpo. La politica verso l'Ucraina, ma soprattutto verso la Nato, sarebbe il casus belli per una scissione nel Pd. Si parla molto dell'irritazione crescente, ed è un eufemismo, dei cosiddetti "riformisti" messi di fronte ai progetti di Schlein. Ma la scissione è una decisione grave che richiede una ragione ben chiara. Uno slittamento della politica estera sarebbe quel motivo e provocherebbe una frattura a destra con tutte le conseguenze del caso.

Benché sia semplicistico credere che le vele del Polo renzian-calendiano sarebbero gonfiate in modo automatico: i fenomeni di causa-effetto non sono mai così meccanici come qualcuno immagina. Intanto c'è chi ha già lasciato: Giuseppe Fioroni, ex esponente del Partito Popolare. Il vecchio patto che comprendeva i cattolici moderati è ormai tramontato. La spinta a sinistra di Pd e 5S ridefinisce il quadro generale e offre spazi al centro, sia pure tutti da costruire.