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Ecco cosa mettere nello zaino di Elly Schlein per il cammino del nuovo Pd

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La vera battaglia è far tornare bella la democrazia, il gusto dell'impegno e della partecipazione. Ricostruire rappresentanza è molto di più che azzeccare sequenze di parole, è sentire la vita delle persone sulla propria pelle e condividerne il destino
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L'elezione della segretaria del Pd è un momento importante per tutto il Paese e la vittoria di Elly Schlein è inequivocabile. Avere un milione di persone che trovano il tempo per dire la propria è un elemento da valorizzare. Fino ad oggi sono sempre state "confermative" del voto degli iscritti, da domenica 26 febbraio non più.

Cosa è accaduto? Chi ha saputo rappresentare (e portare a votare) la nausea che gli elettori del centrosinistra provano "mediamente" per il gruppo dirigente ha vinto. Sentimento talmente forte che questa postura ha contato più che la rispettiva nomenclatura di supporto. In alcune città, Province e Regioni in cui il 99% della nomenclatura (nazionale e locale) era con Bonaccini, ha vinto Schlein.

A forza di costruire gruppi dirigenti cooptati e in listini bloccati, la malattia diffusa è la perdita della fatica di "rappresentare" persone in carne e ossa (che non sia al…

L'elezione della segretaria del Pd è un momento importante per tutto il Paese e la vittoria di Elly Schlein è inequivocabile. Avere un milione di persone che trovano il tempo per dire la propria è un elemento da valorizzare. Fino ad oggi sono sempre state "confermative" del voto degli iscritti, da domenica 26 febbraio non più.

Cosa è accaduto? Chi ha saputo rappresentare (e portare a votare) la nausea che gli elettori del centrosinistra provano "mediamente" per il gruppo dirigente ha vinto. Sentimento talmente forte che questa postura ha contato più che la rispettiva nomenclatura di supporto. In alcune città, Province e Regioni in cui il 99% della nomenclatura (nazionale e locale) era con Bonaccini, ha vinto Schlein.

A forza di costruire gruppi dirigenti cooptati e in listini bloccati, la malattia diffusa è la perdita della fatica di "rappresentare" persone in carne e ossa (che non sia altro ceto locale). Peraltro, è abitudine crescente che porta, spesso, i gruppi dirigenti locali a mobilitarsi davvero solo se l'esito li riguarda direttamente. Neanche la nomenclatura attorno a Schlein, in fondo, è stata così decisiva. Sono tutti voti suoi.

Tuttavia, non si può dire che "le masse popolari hanno sovvertito le oligarchie di partito". Alcuni dati: gli iscritti al Pd sono meno della metà di quelli dello scorso anno. Le primarie perdono il 30% dei partecipanti rispetto a quattro anni fa.

Sono tutti elementi che non intaccano la vittoria ma che invitano a una riflessione semmai proprio per consolidare il risultato. Va in questa direzione lo stile con cui Bonaccini ha accettato il risultato e offerto il suo aiuto.

C'è stata una discussione, che temo si riaprirà, sulla necessità di cambiare la funzione per cui è nato il Pd e i suoi valori di riferimento. Essere il perno del centrosinistra di governo è cosa ben diversa dal governismo degli ultimi anni. Recuperare voti fuggiti verso i 5S è necessario ma non è sufficiente a tornare a incarnare la funzione e il ruolo politico di chi ha idee (non solo ambizioni) e persone capaci di candidarsi al governo del Paese.

Il rischio più grande per il Pd da scongiurare e in controtendenza, rispetto alla tenuta (nonostante la sconfitta) delle regionali, è diventare progressivamente un "partito di opinione" senza vita e radicamento territoriale.

Al momento dell'elezione del precedente segretario, avevo invitato Enrico Letta a ripensare le cose utili e inutili con cui riempire lo zaino per fare veramente un nuovo cammino. Togliere i sassi del rancore, un peso inutile che spinge a comparazioni e rese dei conti che non interessano a nessuno. Altro che "non fare prigionieri": non di rado i più esagitati hanno avuto, fino a ieri, ruoli tutt'altro che secondari con tutte le gestioni precedenti.

Schlein dovrebbe dare il segnale più forte: guidi un partito a vocazione maggioritaria, in parole povere "adulto", grande, contendibile e aperto, che funzioni rispettando l'articolo 49 della Costituzione: democratico, trasparente, che applichi lo Statuto, senza deroghe per nessuno.

I 5S hanno dato una lezione a tutta la politica applicando il vincolo dei due mandati. Nel Pd si derogano sistematicamente i due mandati a livello locale o i tre a livello nazionale. I dirigenti si devono sentire sempre pro tempore.

La vera diversità che serve è la discontinuità che va marcata con chi si sente onnipotente, eterno e intoccabile. È proprio quell'arroganza ad allontanare migliaia di persone dall'attivismo e dal voto. Senza regole chiare, ricambi e incompatibilità, la democrazia è una finzione.

La vera battaglia è far tornare bella la democrazia, il gusto dell'impegno e della partecipazione. Spazi dove si torni maggioranza per capacità di iniziativa politica e non per trasformismi.

Lasci fuori dallo zaino le ossessioni sugli ex segretari che hanno indebolito fortemente le ultime gestioni. Si ricordi che gli elettori di Meloni non nascono di destra, anzi spesso ci diventano quando la sinistra cessa di essere speranza per chi l'ha persa, o diventa potere arrogante capace solo di evocazioni e slogan incapaci di costruire consenso su battaglie autentiche.

Le battaglie "eroiche" che non diventano mai leggi dello Stato, in politica, sono insuccessi. E la partecipazione è più importante dell'inclusione perché ridiscute poteri, mette insieme identità senza gerarchie, non offre solo uno spazio ma anche voce.

Ricostruire rappresentanza è molto di più che azzeccare sequenze di parole, è sentire la vita delle persone sulla propria pelle e condividerne il destino. È costruire le politiche capaci di migliorare la condizione umana, davvero.