Incerfa, Alerfa, Mrsc, Imrcc, Ncc. In questi acronimi burocratici si cela il groviglio di competenze e regolamenti che ha trascinato nell’abisso 67 esseri umani. La rete creata dall’Italia e dall’Europa per vigilare sul mare, con una pletora di centrali operative, aerei, navi, droni, elicotteri e strumenti hi-tech non ha fatto nulla per impedire che un barcone carico di disperati venisse travolto dalle onde. Dietro questa strage ci sono responsabilità penali, che verranno accertate dalla magistratura, e una colossale responsabilità politica del governo Meloni: considerare l’immigrazione una questione di ordine pubblico, relegando in secondo piano la vita di bambini, uomini e donne. La stessa visione drammaticamente ipocrita che spinge i ministri Salvini e Piantedosi a occultare le colpe sull’inefficienza letale capovolgendo la realtà dei fatti: per loro, il problema è diventato la partenza dei profughi, non chi li ha lasciati s…
Incerfa, Alerfa, Mrsc, Imrcc, Ncc. In questi acronimi burocratici si cela il groviglio di competenze e regolamenti che ha trascinato nell’abisso 67 esseri umani. La rete creata dall’Italia e dall’Europa per vigilare sul mare, con una pletora di centrali operative, aerei, navi, droni, elicotteri e strumenti hi-tech non ha fatto nulla per impedire che un barcone carico di disperati venisse travolto dalle onde. Dietro questa strage ci sono responsabilità penali, che verranno accertate dalla magistratura, e una colossale responsabilità politica del governo Meloni: considerare l’immigrazione una questione di ordine pubblico, relegando in secondo piano la vita di bambini, uomini e donne. La stessa visione drammaticamente ipocrita che spinge i ministri Salvini e Piantedosi a occultare le colpe sull’inefficienza letale capovolgendo la realtà dei fatti: per loro, il problema è diventato la partenza dei profughi, non chi li ha lasciati schiantare sugli scogli. Come se quelle 67 persone fossero solo un danno collaterale nella campagna per propagandare legge e ordine.
Già, ma chi è stato l’artefice dell’omissione omicida? Lo scaricabarile è scattato subito, con una valanga di distinguo che si fanno scudo dei cavilli per creare cortine fumogene. Le prime ricostruzioni permettono però di definire alcuni capisaldi del dramma. C’è stato un velivolo del dispositivo europeo Frontex che ha avvistato l’imbarcazione salpata dalla Turchia e diretta verso le coste calabre. Origine e destinazione lasciavano pochi dubbi su chi si trovasse a bordo: è una delle rotte più pericolose dell’esodo dei rifugiati, raccogliendo sulle spiagge anatoliche chi fugge dalla Siria, dall’Iran, dall’Afghanistan e – negli ultimi mesi – dal Pakistan devastato dalle alluvioni causate dal clima malato. La centrale di Frontex trasmette la segnalazione, indicando “possibili altre persone sotto coperta”: il visore all’infrarosso aveva rilevato “una significativa risposta termica dai portelli aperti” e la linea di galleggiamento bassa portavano a ipotizzare che la stiva fosse colma di persone. Sono le 23.03 di sabato. È in arrivo un peggioramento delle condizioni meteo, con mare mosso e onde fino a due metri, e il caicco è a oltre 70 chilometri dalla costa. Ci sarebbe stato da allarmarsi?
Come da procedura, Frontex informa via mail diverse istituzioni italiane. C’è l’Ncc, acronimo inglese per il Centro Coordinamento Nazionale per l’Immigrazione: dipende dal ministero dell’Interno di Piantedosi, unisce in una sala operativa romana funzionari di tutte le forze dell’ordine e della capitaneria. Non risultano interventi: la sua funzione è identificare i migranti una volta a terra. In base agli accordi, a fare da “polizia del mare” è la Guardia di Finanza. Il comando di Crotone si attiva – pare in maniera autonoma – e salpa la vedetta 5006: un mezzo velocissimo, progettato per sfidare gli scafi dei contrabbandieri. Una missione di polizia, appunto: con soli cinque militari d’equipaggio sarebbe stato di poco aiuto alle centinaia di migranti imprigionati nella stiva. Le onde però sono troppo alte e deve tornare indietro: a quel punto, la pericolosità della situazione è acclarata.
L’informativa giunge pure all’Imrcc - Italian Maritime Rescue Coordination Centre – che si trova nel Comando generale della Guardia Costiera. Sono loro i responsabili dei soccorsi marittimi, coordinando gli Mrsc - Maritime Rescue Sub Center – che sono i bracci operativi delle attività di ricerca e salvataggio. Tutti dipendono dal Ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini, che subito dopo l’insediamento ha visitato il Comando. Ma nella notte tra sabato e domenica restano inerti per quasi cinque ore.
Eppure i regolamenti sono chiari. Nel 2021 è entrato in vigore il “Piano marittimo nazionale per i soccorsi”, emanato dalla stessa Guardia Costiera per volontà dell’allora ministra Paola De Micheli: una direttiva nata per cancellare le misure contro le ong imposte da Salvini al primo governo Conte e porre come priorità il salvataggio di chiunque. Proprio per questo le indicazioni sono minuziose: “quando si presume che sussista una reale situazione di pericolo per le persone, si deve adottare un criterio non restrittivo, nel senso che una notizia con un minimo di attendibilità deve essere considerata veritiera a tutti gli effetti. Alla ricezione della segnalazione l’U.C.G. – il comando di porto della Guardia Costiera - deve intervenire immediatamente”.
Il “minimo di attendibilità” impone di iniziare una procedura: “La fase di incertezza o Incerfa è quella situazione nella quale si può dubitare della sicurezza di una persona, di una nave o di un altro mezzo”. Dubitare, un criterio in apparenza soggettivo ma che è difficile pensare non corrisponda a quello che Frontex aveva segnalato. E se non si riesce a stabilire un contatto con la barca ed eliminare il dubbio, bisogna passare alla “Fase di allertamento Alerfa”: l’obbligo di “effettuare indagini appropriate per ottenere notizie dirette sullo stato di sicurezza del mezzo navale o delle persone in pericolo”.
Vittorio Aloi, il comandante della Guardia Costiera di Crotone che stando alle norme doveva “intervenire immediatamente”, ieri ha diffuso una dichiarazione sibillina: «Sarebbe troppo lungo specificare quali sono le nostre regole di ingaggio, anche perché spesso non promanano dal ministero a cui appartengo, ma da quello dell’Interno». Quali sono queste altre regole? Si torna alla questione della responsabilità politica. E davanti alla tragedia Salvini e Piantedosi hanno reagito in simbiosi, come fossero uno il clone dell’altro, usando le stesse parole disumane che vogliono trasformare le vittime in colpevoli.