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Quale sinistra per Schlein e Conte

Elly Schlein, neo segretaria del Pd 

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Il terreno più semplice per avviare un cammino comune è intervenire a favore dei ceti più deboli
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Com’era prevedibile, le primarie e la novità Schlein hanno giovato alla salute del Pd. I sondaggi registrano un incremento non irrilevante: tra i 2 e i 3 punti. E si capisce: da giorni il fatto nuovo a sinistra occupa le pagine dei giornali e gli spazi televisivi. Inoltre la neo segretaria ha indovinato la prima mossa politica: la richiesta di dimissioni del ministro dell’Interno per la tragedia di Cutro ha messo il governo sulla difensiva in un contesto drammatico. Non capitava da tempo. Ma c’è dell’altro. L’attacco a Piantedosi va letto come un passo preliminare volto a riaffermare una forma di “leadership” nel campo del centro-sinistra. Almeno è un tentativo.
Fino a ieri si poteva quasi dire che Conte e i suoi amici fossero riusciti a imporre un’egemonia culturale in sedicesimo nell’area che comprende 5S, Pd, Art.1 e segmenti minori (in sedicesimo, anzi “bonsai”, se confrontata con lo spessore gr…

Com’era prevedibile, le primarie e la novità Schlein hanno giovato alla salute del Pd. I sondaggi registrano un incremento non irrilevante: tra i 2 e i 3 punti. E si capisce: da giorni il fatto nuovo a sinistra occupa le pagine dei giornali e gli spazi televisivi. Inoltre la neo segretaria ha indovinato la prima mossa politica: la richiesta di dimissioni del ministro dell’Interno per la tragedia di Cutro ha messo il governo sulla difensiva in un contesto drammatico. Non capitava da tempo. Ma c’è dell’altro. L’attacco a Piantedosi va letto come un passo preliminare volto a riaffermare una forma di “leadership” nel campo del centro-sinistra. Almeno è un tentativo.
Fino a ieri si poteva quasi dire che Conte e i suoi amici fossero riusciti a imporre un’egemonia culturale in sedicesimo nell’area che comprende 5S, Pd, Art.1 e segmenti minori (in sedicesimo, anzi “bonsai”, se confrontata con lo spessore gramsciano e togliattiano dei tempi andati). Oggi questa mini-egemonia rimane, ma la guida politica della coalizione forse diventa contendibile. In concreto c’è da capire se domenica i militanti non-iscritti del Pd hanno eletto la numero due di una coalizione alla cui testa c’è Conte, oppure se è Conte il numero due di Elly Schlein. Che si tratti di una coalizione di fatto, ci sono pochi dubbi. Anzi, è persino qualcosa di più: uno schieramento unito sui temi di fondo che parla a un elettorato il quale a sua volta non riconosce apprezzabili differenze tra i diversi soggetti in campo.


Questo è anche il limite dell’operazione in corso. Tra Pd e 5S sono cadute le barriere erette nell’ultima fase della segreteria Letta. Ma il nuovo centro-sinistra (o meglio, sinistra-centro) è circondato per ora da un recinto chiuso. I consensi possono spostarsi all’interno, come dicono i sondaggi, ad esempio premiare il Pd a scapito dei 5S, ma al dunque la somma fa sempre 32-34 per cento. Si riconosce una maggiore vitalità ed efficacia dell’opposizione al governo, dovuta alla grinta della neo-eletta. Tuttavia è presto per concludere che l’asse Schlein-Conte (o viceversa) si sta avviando a conquistare voti all’esterno del sinistra-centro. Se poi si dà retta agli sconfitti del Pd, non c’è alcuna speranza che questo accada: troppo spostato a sinistra il baricentro, troppo stretta la ritrovata amicizia con i 5S. Ma, appunto, è davvero presto per esprimere giudizi definitivi.


Il terreno più semplice per avviare un cammino comune è intervenire a favore dei ceti più deboli. E infatti si parla del salario minimo garantito, battaglia senza dubbio di sinistra. Peraltro esistono le scorie del recente passato, il debole confine tra un certo grado di populismo e un’assoluta demagogia. Tutti aspettano altre mosse della neo-segretaria per capire dove vuole andare, quale sia la sua idea di politica economica, di come gestire la spesa pubblica. Il personaggio è ancora in parte celato dietro un ingombrante punto interrogativo. Sembra di capire che vorrebbe tenere a distanza il tema dell’Ucraina, che porta con sé parecchi interrogativi circa il rapporto con i nostri partner, con una visione euro-atlantica fatta propria da quasi tutti i governi del dopoguerra e da ultimo difesa dal Pd di Letta.


Domani a Firenze, Elly Schlein e Conte saranno alla manifestazione anti-fascista, un altro tassello per capire in che direzione intende muoversi il Pd e soprattutto insieme a chi. Ci saranno quasi tutti gli esponenti della sinistra politica e sociale e ci si augura di non dover ascoltare gli slogan violenti e intolleranti di un altro sabato (“w le foibe” eccetera). Ovviamente non ci sarà il “terzo polo” di Renzi e Calenda: nessuno dei due ha interesse a integrarsi in quella fotografia e con il messaggio che contiene. In realtà Elly Schlein ha tutto il diritto di fare la sua strada, che potrebbe anche sorprendere i suoi critici precoci.