Con la velocità dei liquidi quando trovano il varco. Sono bastati pochi giorni, il vuoto in politica non esiste. Sembra, a volte, ma non è mai vero: quando sembra è perché qualcosa che non vedi sta accadendo. Qui è tutto in chiaro, invece: lo era fin dal primo minuto.
Le facilissime profezie di domenica 26 febbraio si avverano di ora in ora. La destra risospinta a destra senza equivoci di conveniente e fasulla centralità, il centro nel suo eterno fortilizio, la sinistra riemersa dal sonno perché c'era, un popolo della sinistra: c'è sempre stato, se no il Paese non sarebbe quello che è, non funzionerebbe come (talvolta, ancora) funziona. Erano i conducenti che sbandavano e rendevano la marcia faticosa, sempre meno chiara la rotta. Sempre più riluttanti a salire a bordo i passeggeri.
Come si diceva, l'elezione alla segreteria del Pd di Elly Schlein costituisce una possibilità di riscatto per…
Con la velocità dei liquidi quando trovano il varco. Sono bastati pochi giorni, il vuoto in politica non esiste. Sembra, a volte, ma non è mai vero: quando sembra è perché qualcosa che non vedi sta accadendo. Qui è tutto in chiaro, invece: lo era fin dal primo minuto.
Le facilissime profezie di domenica 26 febbraio si avverano di ora in ora. La destra risospinta a destra senza equivoci di conveniente e fasulla centralità, il centro nel suo eterno fortilizio, la sinistra riemersa dal sonno perché c'era, un popolo della sinistra: c'è sempre stato, se no il Paese non sarebbe quello che è, non funzionerebbe come (talvolta, ancora) funziona. Erano i conducenti che sbandavano e rendevano la marcia faticosa, sempre meno chiara la rotta. Sempre più riluttanti a salire a bordo i passeggeri.
Come si diceva, l'elezione alla segreteria del Pd di Elly Schlein costituisce una possibilità di riscatto per il suo elettorato e un grosso problema per tutti gli altri. È scomoda per la destra e per Giuseppe Conte, soprattutto.
La reazione scomposta di chi gravita nell'orbita di governo è la misura esatta dello spavento. Isterici, volgendo l'aggettivo al maschile, uomini anziani deprivati della loro presunta capacità divinatoria hanno dato sfoggio, di fronte alla sorpresa, del peggio di cui sono capaci, che è parecchio.
Sberleffi, insulti, insinuazioni, sarcasmo a buon mercato rivolto a lei e, per estensione, a chiunque l'abbia presa sul serio. Perché questa è la tecnica, specie quando si tratta di una donna: derubricare la sua presenza a folklore, bizzarria, non darle credito.
Così è stato per Meloni per decenni, fino a che la forza dei numeri non ha messo a tacere i suoi forzati soci che moltissimo avrebbero preferito essere al suo posto, ci hanno provato e tuttora, boicottandone ogni passo, ci provano.
Del resto, anche qui: fin dal primo minuto era chiaro che le maggiori insidie a Meloni sarebbero venute dai suoi alleati di governo, per invidia, competizione o naturale incapacità - una gara di miserie.
Così è per Elly Schlein che segna per tutti la tanto annunciata e a ogni piè sospinto evocata "fine del Novecento". Cambio d'epoca. Una donna che non viene né dalla tradizione del Partito Popolare, della Dc, né da quella del Partito comunista incarna agli occhi dell'elettorato la prima vera possibilità di far uscire il Pd dalle secche dell'amalgama mal riuscito, la perpetua rissa fra "anime" e "radici" dei fondatori.
Poi certo: anche lei ha avuto tra i vecchi i suoi sponsor e la si vedrà alla prova dei fatti. Governare le tribù democratiche è stata una sfida che ha divorato, sin qui, tutti coloro che ci hanno provato. Ma i candidati venivano sempre dall'una o dall'altra famiglia, appunto. Nessuno era figlio politico del secolo nuovo.
Si vedrà se basterà cooptare l'avversario Bonaccini e le sue filiere di tradizione per sfatare la tragica regola secondo cui chi vince le primarie perde la partita, azzoppato da chi le ha perse.
È il primo banco di prova, e non è solo una questione di posti da distribuire: è un patto chiaro che la nuova generazione deve stringere con la vecchia, dettando le condizioni. Non si trattano, le regole, nei cambi d'epoca: si dettano.
Che poi le vecchie regole, le antiche prassi, anche quando arrivi con l'intenzione di ribaltarle hanno la forza persistente del potere. Pensate ai Cinquestelle, che arrivati per scardinare il Sistema si sono fatti sistema: le diaspore, le correnti, i mandati, gli espulsi e i nominati.
E così arriviamo a Giuseppe Conte, che del trasformismo ha fatto la sua cifra. Con abilità notevole per un neofita. Perché anche Conte aveva una storia politica breve quando comparve sulla scena, ricordate? Più breve assai della storia politica di Schlein: si dovette cercare il suo nome su Google.
Ma allora, anche per via dei buoni uffici di chi presentava le sue credenziali, la cagnara sul signor nessuno durò un momento. Bastò che fosse chiaro che sapeva benissimo diventare qualcuno, in alleanza con chiunque altro.
Conte pascolava ora tranquillo nel territorio lasciato sguarnito dalla sinistra rosè, superava il Pd nei sondaggi intestandosi le battaglie degli ultimi, erodeva un elettorato orfano quand'ecco che nel suo quadro visivo compare Schlein. Oibò.
Non c'è niente di sorprendente nel fatto che a votare Schlein alle primarie siano andati moltissimi elettori del Movimento. Da dove pensavate che venissero i voti grillini quando hanno sfiorato un terzo dell'elettorato? Tutti da destra? Tutti dal neo qualunquismo, tutti originati nella notte del vaffaday?
È stato allora che una parte consistente degli elettori di sinistra orfani di rappresentanza ha trovato lì nuova casa. Molti venivano dai movimenti, qualcuno dall'Italia dei Valori, moltissimi dal Pd.
Adesso che c'è Schlein non arrivano ma, prudentemente, tornano. È per questo che Conte valuta l'ennesimo riposizionamento: al Centro, anche lui. Per quanto l'ambitissimo Centro sia già saturo di Renzi, Calenda, della insolitamente silenziosa Mara Carfagna e dei transfughi di Forza Italia: in overbooking, non premiato da una legge elettorale che prevede solo alleanze col più forte.
Non si tratta di prendere parte ma di osservare la realtà. Piaccia o non piaccia la nuova versione del Pd a guida Schlein ridisegna l'intero quadro politico e le prospettive di ciascuno. La contesa con Meloni diventa viva, evidente (e come sarebbero andate le elezioni politiche se fosse stata una contesa preventiva?). Il confronto è sui temi.
Schlein era a Crotone a rendere onore ai morti, era a Firenze in piazza con gli studenti aggrediti. Meloni no. Direte sono piazze, la politica si fa nei palazzi. Le piazze sono simboli, però: la politica si fa prima coi simboli, vive delle identità.
I nodi concreti, poi, sono chiari: cosa succederà col rifinanziamento degli aiuti militari all'Ucraina, cosa sarà delle politiche energetiche, gli impianti di smaltimento dei rifiuti, i rigassificatori. Quale direzione prenderanno in aula il pacifismo, l'ambientalismo della nuova sinistra, se sarà nuova. Il lavoro, i sussidi e gli sgravi, le politiche rivolte ai giovani e alle donne, i diritti della persona.
Destra e sinistra esistono, non è tutto uguale come vorrebbero i populisti a ogni latitudine. La destra è già ben salda al suo posto, riconoscibile. Il gioco è a sinistra, ora: tocca a lei muovere. Centro e Cinquestelle seguiranno, svelti come l'acqua quando si libera un serbatoio. Questione di poco, settimane.