Basta un'istantanea, l'ingresso di Elly Schlein nella piazza antifascista di Firenze, per restituire il senso della svolta, la missione che il nuovo Partito democratico intende incarnare. La neosegretaria arriva sulla spianata di Santa Croce insieme al leader della Cgil Maurizio Landini e al sindaco Dario Nardella: la sinistra del lavoro accanto a quella riformista; nel mezzo lei, a far da ponte ideale tra due mondi che da tempo avevano smesso di capirsi, talvolta persino parlarsi.
I valori della Resistenza e la tutela della Costituzione, che da quelli trae linfa e fondamento, come base per ricostruire l'alternativa a una destra che per ignavia o, peggio, riflesso ideologico, sceglie di ignorare la fisionomia etica della Repubblica e decide di tacere.
Sul pestaggio squadrista al liceo Michelangiolo come sulla strage dei migranti a Cutro: una diserzione civile che la prima donna alla guida della principale forza progressista del Paese è ora determinata a smas…
Basta un'istantanea, l'ingresso di Elly Schlein nella piazza antifascista di Firenze, per restituire il senso della svolta, la missione che il nuovo Partito democratico intende incarnare. La neosegretaria arriva sulla spianata di Santa Croce insieme al leader della Cgil Maurizio Landini e al sindaco Dario Nardella: la sinistra del lavoro accanto a quella riformista; nel mezzo lei, a far da ponte ideale tra due mondi che da tempo avevano smesso di capirsi, talvolta persino parlarsi.
I valori della Resistenza e la tutela della Costituzione, che da quelli trae linfa e fondamento, come base per ricostruire l'alternativa a una destra che per ignavia o, peggio, riflesso ideologico, sceglie di ignorare la fisionomia etica della Repubblica e decide di tacere.
Sul pestaggio squadrista al liceo Michelangiolo come sulla strage dei migranti a Cutro: una diserzione civile che la prima donna alla guida della principale forza progressista del Paese è ora determinata a smascherare. Colmando il silenzio delle istituzioni, riempiendo i vuoti lasciati dalla premier e dai suoi ministri. Per evidenziare le contraddizioni di una maggioranza, trainata dalla Fiamma che arde nel simbolo di Fratelli d'Italia, incapace di fare i conti con la Storia.
Vuol far tornare la sinistra, Elly Schlein, le parole d'ordine che si pensavano archiviate, la sua stessa ragione sociale: difesa del lavoro, della Carta antifascista, dei ceti più deboli. Restituirle quell'identità smarrita tra i fumi di un governismo oltranzista che nell'ultimo decennio ha visto il Partito democratico scendere a molti patti, annacquare la sua linea politica pur di restare dentro i palazzi del potere.
Non c'è giorno che la neosegretaria non parli di lotta alle diseguaglianze, non c'è dichiarazione in cui non accenni alla scuola pubblica, al salario minimo per aiutare gli sfruttati, alle giovani generazioni cui offrire una speranza di futuro.
Orizzonti che sembravano perduti nelle alchimie di alleanze improbabili, impantanati negli equilibrismi correntizi che dopo Renzi tutti i segretari del Pd hanno tentato, salvo farsene fagocitare. Finendo per trovarsi fra le mani un partito balcanizzato, probabilmente il più vasto bacino di astensionismo del Paese, fonte per gli elettori di amarezza e disillusione.
In fondo qual è il messaggio arrivato dal popolo delle primarie se non un enorme e rumorosissimo "Basta"? Basta con questo andazzo. Una domanda di cambiamento radicale che domenica 26 febbraio ha assunto, a sorpresa, le sembianze della candidata sfavorita ai gazebo.
Certo, è ancora presto per dire se Elly Schlein sarà capace di rispondere a una tale aspettativa, se riuscirà a salvare la sinistra che nel progetto dei padri fondatori del Pd doveva andare a braccetto con il cattolicesimo democratico, unire socialisti e riformisti, politica e società civile. Ma è una scommessa che val la pena di provare.
Finora, nella sua prima settimana al Nazareno, non ha sbagliato nulla: merito anche di un certo understatement che, in piccolo, l'accomuna a Giorgia Meloni dopo la vittoria elettorale.
Prima, la visita nel Crotonese per rendere omaggio alle vittime del naufragio e l'intervento in Parlamento per chiedere le dimissioni del ministro dell'Interno; quindi, la piazza antifascista di Firenze; nel frattempo, i contatti con Giuseppe Conte per riallacciare il dialogo sulle battaglie da fare insieme all'opposizione e l'incontro con Stefano Bonaccini per siglare un patto di pacificazione interna.
Il calendario sin qui l'ha aiutata, tuttavia non sarà sempre così: sulla vicenda degli aiuti militari all'Ucraina in tanti l'aspettano al varco. Ma lei ha dalla sua idee chiare e pure l'anagrafe: due atout che, all'improvviso, fanno apparire superato il capo del M5S. Non a caso sempre più nervoso e inquieto: complice l'afasia del Pd, credeva di essersele prese lui la sinistra, le piazze e anche la Cgil.
Poi è arrivata Schlein. E tutto è cambiato. Resta solo da vedere se saprà essere all'altezza dell'investitura ricevuta da un popolo stanco di illusioni.