Sì, volare. Nello sport eravamo il Paese dei viaggi lunghi: maratone, marce, diecimila metri. Resistenza, sudore e sacrificio. Eravamo partiti da Dorando Pietri, l'immaginario era quello lì. Corri, corri, e ti sfinisci. Osare non era da italians. Essere sfacciati, un po' insolenti, diciamo anche sventati, allegramente vincenti non era da noi. Si sa, la velocità devi amarla, non subirla. La vita spericolata da Steve McQueen era solo un una canzone di Vasco Rossi.
Ora invece è un'Italia sprint, che va veloce, senza paura. Proprio vero, che per sognare bisogna svegliarsi. Eravamo quelli psicologicamente lenti, preoccupati dello stile, intimiditi dalle sfide. Quelli a cui le mamme dicevano prima delle gar…
Sì, volare. Nello sport eravamo il Paese dei viaggi lunghi: maratone, marce, diecimila metri. Resistenza, sudore e sacrificio. Eravamo partiti da Dorando Pietri, l'immaginario era quello lì. Corri, corri, e ti sfinisci. Osare non era da italians. Essere sfacciati, un po' insolenti, diciamo anche sventati, allegramente vincenti non era da noi. Si sa, la velocità devi amarla, non subirla. La vita spericolata da Steve McQueen era solo un una canzone di Vasco Rossi.
Ora invece è un'Italia sprint, che va veloce, senza paura. Proprio vero, che per sognare bisogna svegliarsi. Eravamo quelli psicologicamente lenti, preoccupati dello stile, intimiditi dalle sfide. Quelli a cui le mamme dicevano prima delle gare: non stancarti. I magnifici pazzi che si buttavano e acceleravano erano gli altri. Invece ora siamo noi. Sofia Goggia nella discesa libera vince la quarta Coppa di specialità della carriera, la terza consecutiva, dopo quelle nel 2018, 2021, 2022. Pensate che una che legge Dostoevskij, (Le notti bianche) sia timida nel parlare della propria consapevolezza? E invece no. "Sono molto contenta perché questo significa che sono la discesista più forte del mondo, otto gare, ne ho vinte cinque, una volta sono caduta ed il peggior risultato sono stati due secondi posti, significa che ho dominato la stagione in maniera schiacciante". E mostra la manina, rotta nell'incidente di dicembre nella discesa di St. Moritz (ma il giorno dopo era di nuovo sugli sci), a dimostrazione che ogni frattura ti regala una nuova imperfezione, ma insomma chissenefrega, una più o meno, quello che conta è non fare compromessi con il vento che si è e se ti diverti sulla neve a 120 chilometri all'ora, allora bene tenere giù il pedale, mentre le altre lo alzano. Sofia annuncia che vuole gareggiare fino al 2027. Ci sono regine che hanno corone perché hanno il fegato di conquistarle, non di ereditarle.
Un esordiente, un ragazzo italiano di 23 anni, Samuele Ceccarelli, sconosciuto fino a un mese fa, è l'uomo più veloce agli Europei indoor di atletica nei 60 metri, la gara più corta e più micidiale, dove se sbagli un passo non recuperi. Oro in 6"48, ma 6"47 in semifinale, miglior tempo europeo dell'anno, il quinto di sempre. E alle sue spalle, un altro azzurro, Marcell Jacobs in 6"50, campione olimpico ed europeo dei 100 metri e campione mondiale indoor dei 60. Ceccarelli, ex cintura nera di karate ha lottato anche contro qualche linea di febbre e ha battuto Jacobs per la seconda volta consecutiva. Non si è mica spaventato davanti ai titoli e alla gloria dell'altro. E infatti: "Play it again, Sam". Magari per lui e per l'Italia della velocità è solo una stagione favolosa, magari è la luce che inonda gli esordienti, pieni di leggerezza, capaci di scavalcare gli infortuni, magari è solo voglia di migliorarsi (34 centesimi in meno dall'anno scorso) o faccia tosta. Quella di considerarsi pari al resto del mondo, non più culturalmente inadatti. Ad ogni età: Goggia ha 30 anni, Ceccarelli 23. "Italians do it better" era una maglietta di Madonna. Diciamo che nello sport ci provano e ci riescono.