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Giù le mani dagli oceani

Le Nazioni Unite hanno approvato un trattato per proteggere la biodiversità nelle zone di alto mare. Un cambiamento epocale
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Gli oceani sono la vita del Pianeta. Le loro acque coprono il 70% della superficie della Terra. Fino a 500 anni fa erano praticamente intoccati, poi con una rapidità sconcertante si sono trasformati nella discarica della parte emersa del globo, una progressione che ha messo in crisi la nostra stessa sopravvivenza: più del 50% dell'ossigeno che respirano gli esseri viventi proviene dagli oceani, come il 30% dell'anidride carbonica prodotta sulla faccia della Terra è assorbita dall'immane superficie d'acqua, che ancora oggi chiamiamo col nome di una divinità, Okeanòs, quella che nelle mitologie mediterranee e asiatiche circondava tutta la terraferma in una continuità che salda il cielo col mare.

Ora, per la prima volta da quando esistono le Nazioni Unite, i suoi membri hanno concordato un trattato che protegga la biodiversità nelle zone di alto mare, un cambiamento epocale. La convenzione sul diritto del mare è del…

Gli oceani sono la vita del Pianeta. Le loro acque coprono il 70% della superficie della Terra. Fino a 500 anni fa erano praticamente intoccati, poi con una rapidità sconcertante si sono trasformati nella discarica della parte emersa del globo, una progressione che ha messo in crisi la nostra stessa sopravvivenza: più del 50% dell'ossigeno che respirano gli esseri viventi proviene dagli oceani, come il 30% dell'anidride carbonica prodotta sulla faccia della Terra è assorbita dall'immane superficie d'acqua, che ancora oggi chiamiamo col nome di una divinità, Okeanòs, quella che nelle mitologie mediterranee e asiatiche circondava tutta la terraferma in una continuità che salda il cielo col mare.

Ora, per la prima volta da quando esistono le Nazioni Unite, i suoi membri hanno concordato un trattato che protegga la biodiversità nelle zone di alto mare, un cambiamento epocale. La convenzione sul diritto del mare è del 1994, quando l'idea di biodiversità non si era ancora imposta; la parola è stata coniata dall'entomologo americano Edward O. Wilson, il mago delle formiche, nel 1988. Lui ha introdotto l'idea che il numero, la varietà e le variabilità degli organismi varino nel corso del tempo da un ambiente all'altro.

Dopo colloqui e discussioni finalmente c'è il trattato che proteggerà la vita marina al di fuori delle acque territoriali dei singoli Paesi. Come ha detto una biologa, Rebecca Helm, "abbiamo solo due grandi beni comuni globali: l'atmosfera e gli oceani". La stessa vita è cominciata nel mare nel Cambriano con gli artropodi, phylum che comprende scorpioni, ragni, millepiedi e zecche.

Secondo l'oceanografo Eelco J. Rohing, autore di Oceani. Una storia profonda (Edizioni Ambiente), esiste uno stretto legame tra gli oceani e il clima; si tratta dell'equilibrio tra l'energia ricevuta dalla Terra e quella dissipata nello spazio, tanto che c'è un misterioso ma decisivo rapporto tra l'apparizione degli oceani e la nascita stessa della vita sul Pianeta azzurro.

Delle cinque estinzioni di massa avvenute sinora dalla nascita della Terra, secondo gli studiosi, la totalità dei processi ha sempre implicato gli oceani; nella terza di queste, alla fine del Permiano - 252,3 milioni di anni fa - i mari s'erano acidificati e l'ossigeno praticamente scomparso, al punto che le emissioni di carbonio esterno superarono le capacità di compensazione dei mari: scomparvero il 96% della vita marina e il 70% di quella terrestre.

Vero che furono necessari 66.000 anni affinché il processo giungesse a compimento con le sue catastrofiche conseguenze, ma dall'inizio della Rivoluzione industriale le emissioni prodotte dall'uomo sono, rispetto ai processi "naturali" del Pianeta, da 5 a 30 volte più veloci.

Cosa succederà nei prossimi secoli? Nessuno sa dirlo. Oggi le astronavi aliene, ammesso che esistano, se provano a sorvolare il nostro Pianeta lo vedono ancora di colore blu virato verso l'azzurro, una superficie enorme ma non illimitata, come credevano i nostri progenitori.

Se continuiamo a versare nel grande Okeanòs gigantesche quantità di scarti industriali e di acque reflue provenienti dalle nostre megalopoli, dove si concentra sempre più la popolazione mondiale, è probabile che la sesta estinzione, come ci avvertono numerosi scienziati, comincerà proprio dai grandi mari.

Rachel Carson, la biologa marina che ha praticamente inventato l'ecologia, nel suo bellissimo Il mare intorno a noi (Piano B) ci ha invitato decenni fa non solo alla conoscenza scientifica degli oceani, ma a ripristinare la visione mitica che i nostri antenati avevano del mare.

Per rispettarlo bisogna pensare che l'Oceano sia una realtà viva, e nello stesso tempo una divinità cosmica da cui dipendiamo strettamente, per cui non solo dobbiamo averne cura, ma nutrire verso di lui un necessario e panico timore.