Il Pd di Schlein e i diritti che non appartengono solo alla sinistra
di Luigi Manconi , di Luigi ManconiPerché mai un lavoratore precario dovrebbe disinteressarsi delle unioni civili o del fatto che, nella sua provincia, si possa accedere o meno all'interruzione volontaria di gravidanza? Quel lavoratore precario potrebbe essere omosessuale o avere un figlio che ama, riamato, un coetaneo; o una figlia che abbia deciso, per le più diverse ragioni, di abortire. E perché mai una dipendente part-time del ministero degli Esteri non dovrebbe battersi per una legge non proibizionista sulla procreazione assistita?
Lo stesso lavoratore precario e la stessa dipendente part-time potrebbero rientrare in quell'80 per cento dei residenti del Nord-Est, che - la segnalazione è di Marco Cappato - si dichiarano favorevoli all'eutanasia. Il dato emerge da una ricerca realizzata da Demos che, dal 2002, registra come il consenso a una legge in materia cresca costantemente.
Tutto ciò per dire che lo stereotipo che vede una divaricazione incolmabile tra i cosidd…
Perché mai un lavoratore precario dovrebbe disinteressarsi delle unioni civili o del fatto che, nella sua provincia, si possa accedere o meno all'interruzione volontaria di gravidanza? Quel lavoratore precario potrebbe essere omosessuale o avere un figlio che ama, riamato, un coetaneo; o una figlia che abbia deciso, per le più diverse ragioni, di abortire. E perché mai una dipendente part-time del ministero degli Esteri non dovrebbe battersi per una legge non proibizionista sulla procreazione assistita?
Lo stesso lavoratore precario e la stessa dipendente part-time potrebbero rientrare in quell'80 per cento dei residenti del Nord-Est, che - la segnalazione è di Marco Cappato - si dichiarano favorevoli all'eutanasia. Il dato emerge da una ricerca realizzata da Demos che, dal 2002, registra come il consenso a una legge in materia cresca costantemente.
Tutto ciò per dire che lo stereotipo che vede una divaricazione incolmabile tra i cosiddetti diritti civili, appannaggio delle élite e dei ceti benestanti, ad alto livello di istruzione, e i cosiddetti diritti sociali, di esclusivo interesse degli strati più deboli, è appunto uno stereotipo. Certo, è possibile che istanze legate alla tutela delle garanzie della persona "si addensino" con maggiore frequenza negli strati della società dove sono soddisfatti i bisogni primari, ma guai a ritenere questo un dato scontato e immobile: a volte basta un referendum per ribaltarlo.
Infatti, nella faticosa materialità dei vissuti quotidiani, diritti civili e diritti sociali tendono a intersecarsi, a sovrapporsi e a scavalcare le convenzionali appartenenze politiche: per quali partiti votano, nel Nord-Est, i favorevoli all'eutanasia? Di conseguenza, come si fa a perpetuare il luogo comune che vorrebbe i diritti civili inevitabilmente destinati all'area dei consumi superflui coltivati in ambienti borghesi e, sul piano politico, etichettabili come "di sinistra"? Anzi, di sinistra radical?
Ciò si giustifica parzialmente col fatto che la destra politica italiana, tradizionalmente, è conservatrice se non oscurantista e spesso ostile nei confronti delle libertà individuali. Ma la storia nazionale è più contraddittoria. Se si torna a 40-50 anni fa, si trova che il consenso per le più importanti riforme civili (divorzio e aborto) venne - come intuì Marco Pannella - da un'area estremamente più ampia di quella rappresentata dai ceti medi e dalla sinistra, arrivando a coinvolgere larghi settori popolari e segmenti dell'elettorato di destra.
Il Partito comunista aveva accolto riottosamente quelle tematiche, pur costituendo poi un fattore decisivo per la loro approvazione parlamentare e referendaria, ma mai gli passò per l'anticamera del cervello l'idea di trasformarsi in un partito radicale di massa.
Quest'ultima formula, elaborata da Augusto Del Noce, e abusata e fraintesa come poche altre, veniva attribuita dallo stesso autore, più che a un soggetto politico organizzato, agli orientamenti di opinione pubblica e di mentalità collettiva prodotti dai processi di modernizzazione e di secolarizzazione.
L'esito è stato che: 1. La "radicalità di massa", in materia di diritti civili, si è diffusa lentamente nel corpo sociale; 2. Il Partito radicale, pur rimanendo minoritario, l'ha saputa spesso cogliere e interpretare, quella "radicalità di massa"; 3. Il Pci e le formazioni che ne derivarono l'hanno maneggiata con estrema prudenza. Così che, sul piano legislativo, le istanze espresse dai diritti soggettivi hanno ottenuto tardivo e parziale riconoscimento.
Ciò nonostante circola un altro micidiale stereotipo, secondo il quale i diritti sociali, nel corso degli ultimi decenni, sarebbero stati sacrificati a tutto vantaggio delle libertà individuali. Vero è, piuttosto, che la sinistra è riuscita nella difficile impresa di trascurare e i diritti civili e i diritti sociali.
Se si considerano i risultati ottenuti sul piano delle garanzie della persona (fine vita, matrimonio egualitario, legalizzazione della cannabis) e sul terreno delle condizioni materiali di vita (disoccupazione giovanile, lavoro povero, salario minimo), si scoprirà che l'Italia è agli ultimissimi posti, rispetto alle altre democrazie occidentali, nella tutela dei diritti relativi sia al primo sia al secondo campo.
È questo che determina la scarsità di consensi elettorali per la sinistra nelle zone periferiche e non la bubbola sul fatto che il Pd parlerebbe troppo "di coppie gay". La ragione di tutto ciò risiede, innanzitutto, nelle culture politiche prevalenti nel nostro Paese e nei programmi dei partiti che si vogliono progressisti.
Per questo è un po' comico ritenere che l'attenzione per i diritti civili, manifestata dalla nuova segretaria del Pd Elly Schlein, debba comportare necessariamente uno schieramento a - Dio perdoni chi usa tali termini - "sinistra-sinistra". E addirittura una inevitabile alleanza col M5S (che, come è noto, va pazzo per i diritti individuali). Dunque, è piuttosto la società italiana - qui Del Noce ha avuto ragione - che ha acquisito (attenzione: parzialmente) una mentalità radicale di massa.
Il nuovo Pd sarà capace di cogliere e interpretare questa tendenza? Se lo farà dovrà muoversi davvero a tutto campo, perché alcune delle istanze che potrebbe sostenere non sono di esclusiva pertinenza di ciò che chiamiamo sinistra e, tantomeno, estrema sinistra. A esempio, il garantismo, che è cruciale questione innanzitutto di libertà, dove può essere collocato e da chi e come può essere rappresentato? Insomma, "ci sono più cose in cielo e in terra...".