Strategie divergenti di Meloni e Schlein
di Stefano Folli , di Stefano FolliÈ tornata di moda a sinistra l'espressione "campo largo". Ma il suo significato è un po' cambiato. Nella prima versione s'intendeva l'alleanza che faceva perno sul Pd e da lì progettava di abbracciare un certo numero di soggetti politici, compresi i riformisti, i cattolici, qualche liberale, oltre ad altre forze più radicali o provenienti dall'anti-politica. Il "campo" ha avuto alterne fortune e alla fine non ha retto di fronte all'irrompere dei Cinque Stelle. Finché, come tutti sanno, con Letta si è consumata la rottura elettorale e non solo.
Con Elly Schlein la formula esce dal cassetto, ma in un senso diverso. Il "campo largo" adesso è la piazza di Firenze, è l'abbraccio tra la neosegretaria e Conte, è la soddisfazione di Fratoianni. In altre parole è la volontà di restituire l'orgoglio alla sinistra. Non c'è al momento un progetto b…
È tornata di moda a sinistra l'espressione "campo largo". Ma il suo significato è un po' cambiato. Nella prima versione s'intendeva l'alleanza che faceva perno sul Pd e da lì progettava di abbracciare un certo numero di soggetti politici, compresi i riformisti, i cattolici, qualche liberale, oltre ad altre forze più radicali o provenienti dall'anti-politica. Il "campo" ha avuto alterne fortune e alla fine non ha retto di fronte all'irrompere dei Cinque Stelle. Finché, come tutti sanno, con Letta si è consumata la rottura elettorale e non solo.
Con Elly Schlein la formula esce dal cassetto, ma in un senso diverso. Il "campo largo" adesso è la piazza di Firenze, è l'abbraccio tra la neosegretaria e Conte, è la soddisfazione di Fratoianni. In altre parole è la volontà di restituire l'orgoglio alla sinistra. Non c'è al momento un progetto ben definito per l'Italia di oggi e di domani, tantomeno un'idea realmente riformista. Si vive una specie di pride dilatato nel tempo, rinfrancante, utile ad accantonare ansie e frustrazioni, così da ritrovare il piacere di appartenere insieme a una comunità.
Sul piano politico questa operazione ha vissuto la sua ora più intensa con l'attacco al governo e in particolare al ministro dell'Interno per il disastro di Cutro. Una critica aspra, articolata, su cui è confluita anche l'altra opposizione, quella di Renzi e Calenda (si veda l'efficace discorso al Senato dell'ex presidente del Consiglio).
Tuttavia questa occasionale convergenza non prelude alla ripresa di un vero rapporto politico tra il cosiddetto Terzo polo e l'asse Pd-5S-sinistra in cui si riassume oggi la logica di un "campo largo" in realtà ristretto. Peraltro il ritorno alle battaglie progressiste è tutto da verificare nei fatti. Pd e 5S si dicono pronti a riproporre il tema storico del salario minimo, ma già sulla questione del termovalorizzatore di Roma - tutt'altro che secondaria nel suo simbolismo - cala la nebbia: contrario Conte, molto vaga Elly Schlein. Si vedrà.
Il rischio è che una certa radicalizzazione dei toni, unita a un'ulteriore torsione populista dei programmi, finisca per spingere l'intesa a sinistra verso posizioni tanto vibranti nelle dichiarazioni di principio quanto povere di effetti pratici. Ai 5S la prospettiva può anche star bene, preoccupati come sono di subire gli effetti di una risalita del Pd. Tuttavia è proprio il partito di Schlein a non potersi permettere il massimalismo, se non vuole perdere del tutto i contatti con i riformisti che sono nel Pd e con quelli fuori.
Nella vecchia Europa dei "fronti popolari" il richiamo alla necessità di combattere la destra era sufficiente, ma non sempre, ad aggregare le forze di sinistra. Nell'Italia di oggi è tutto più complicato e per tornare al governo non basta la logica del "fronte". È ovvio che una radicalizzazione di Fratelli d'Italia e magari dell'alleato leghista servirebbe a giustificare e motivare la nuova intesa a sinistra. Una polarizzazione sinistra-destra, come dicono i politologi, taglierebbe fuori tutte le forze intermedie e darebbe luogo a uno scontro forse definitivo.
Ma è a questo che si prepara Giorgia Meloni? C'è da dubitarne. Specie dopo il dramma di Cutro, sembra che la strategia della premier vada in una direzione diversa. I toni verso l'Unione sono più concilianti e viceversa, come testimonia la lettera ricevuta da Ursula von der Leyen. La ricerca di un'intesa con il Ppe è un altro indizio impensabile ancora sei mesi fa. Idem per quanto riguarda la linea istituzionale, il rapporto di grande rispetto verso il Quirinale; e così via.
La sinistra dovrebbe temere l'insidia. Una destra che avvolge le sue politiche in un involucro moderato, nel momento in cui l'ex "campo largo" tende invece a radicalizzarsi, può risultare convincente per la platea degli indecisi. Quelli che spesso decidono le elezioni.