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Il desiderio d'Europa

Cosa ci ricorda quella bandiera sventolata a Tbilisi
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Talvolta ci si assuefà a ciò che ci circonda, e si danno per scontate cose che, di scontato, hanno ben poco, come la libertà, la dignità, la democrazia, l’uguaglianza, la solidarietà o i diritti umani, che sono poi i principi cardine dell’Unione Europea. Ma che si tratti dell’Italia o della Francia, per citare i due Paesi dell’Ue che conosco meglio, la tendenza generale è quella di sottovalutare l’importanza di questi valori, nonostante sia stato proprio nel loro nome che si siano battuti, talvolta a caro prezzo, i nostri nonni e le nostre nonne. Con il paradosso che a ricordarcelo, oggi, sono coloro per i quali questi stessi valori sono tutt’altro che ovvi, coloro che sanno quanto fragili siano, e che non esitano quindi a scendere in strada e a mettersi in pericolo quando si tratta di difenderli.

Talvolta ci si assuefà a ciò che ci circonda, e si danno per scontate cose che, di scontato, hanno ben poco, come la libertà, la dignità, la democrazia, l’uguaglianza, la solidarietà o i diritti umani, che sono poi i principi cardine dell’Unione Europea. Ma che si tratti dell’Italia o della Francia, per citare i due Paesi dell’Ue che conosco meglio, la tendenza generale è quella di sottovalutare l’importanza di questi valori, nonostante sia stato proprio nel loro nome che si siano battuti, talvolta a caro prezzo, i nostri nonni e le nostre nonne. Con il paradosso che a ricordarcelo, oggi, sono coloro per i quali questi stessi valori sono tutt’altro che ovvi, coloro che sanno quanto fragili siano, e che non esitano quindi a scendere in strada e a mettersi in pericolo quando si tratta di difenderli.

Oltre alla Moldavia, che un anno fa a presentato domanda di adesione all’Ue, e al popolo ucraino, che ormai da più di un anno è in guerra contro la Russia di Putin e non ha alcuna intenzione di cedere di fronte all’invasore nonostante violenza, morte e desolazione stiano devastando il Paese, in questi giorni anche i georgiani ce lo hanno ricordato con forza. L’8 marzo, d’altronde, sono state molte le persone che si sono riversate per le strade di Tbilisi, non lontano dal Parlamento georgiano, per protestare contro l’adozione in prima lettura di un disegno di legge sugli agenti stranieri, che è poi la denominazione con cui si è presa l’abitudine di designare ogni tentativo di restringere la libertà di associazione e di stampa. Una reazione talmente forte e accorata che ha costretto ieri il governo a promettere un passo indietro, forse anche grazie all’immagine di quella donna che, durante i violenti scontri tra manifestanti e polizia, sventolava una bandiera dell’Unione Europea; immagine che è subito diventata virale, perché poi è questo che succede: il coraggio è contagioso, e il desiderio di difendere la libertà e la dignità umana commuove. Ma allora com’è che, in Italia o in Francia, pochi sembrano dare peso a questi valori cardini dell’Ue? Perché c’è bisogno che qualcuno venga a ricordarci quanto importanti siano la libertà e l’eguaglianza?


All’epoca del “tutto si equivale”, è difficile dare il giusto peso alle cose, soprattutto a quelle importanti; ci si lascia abbindolare dalla propaganda e si fa fatica a distinguere ciò che è falso da ciò che è vero. Talvolta, ci si illude che le libertà cadano dal cielo, e non ci rende conto che è facile perdere ciò che si ha, e che i diritti umani, purtroppo, non sono mai definitivamente acquisiti. Ci vuole uno sguardo largo per capire che anche ciò che non ci tocca nell’immediato può avere pesanti conseguenze a medio o a lungo termine per ognuno di noi. E che difendere il proprio spazio – tanto che ci importa di chi muore in mare o di chi è straniero? – non porta da nessuna parte, anzi, prima o poi rischiamo di essere noi i prossimi a veder calpestata la nostra libertà o a non essere più né riconosciuti né rispettati.

Come scrisse Jean-Jacques Rousseau parlando del contratto sociale, abbiamo tutte e tutti bisogno di una forma di associazione capace di proteggere e difendere la nostra dignità e i nostri beni, senza che nessuno perda indipendenza e autonomia. Quest’associazione, col tempo, è stata identificata con lo Stato democratico, che è poi diventato il modello attorno al quale si è costruita e consolidata l’Unione Europea.

 

È forse per questo che la donna georgiana, scesa in strada l’altro giorno a Tbilisi, sventolava l’emblema di quei valori che noi (che in Europa ci siamo) diamo ormai per scontati, ma cui altri anelano, proprio perché necessari all’esistenza almeno tanto quanto i beni materiali. Quella immagine, dopo aver fatto il giro del mondo, dovrebbe essere conservata, e diventare un monito.