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Strage di Cutro, quella pioggia di peluche che cade sul governo

Pensate alle case lasciate dai bambini che si sono messi in viaggio per mare. All'angolo dei loro giochi. Una folla di pupazzi inservibili e attoniti ora contesta gli alibi di leader inadempienti
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Era una pioggia di monete: faceva un rumore metallico, faceva male. Finiva così - nell'ignominia - un'epoca politica, l'ultimo giorno di aprile di trenta anni fa. Bettino Craxi - era il 30 aprile del 1993 - usciva da un albergo romano e quel tintinnio sinistro somigliava a una pena dantesca inflitta nell'eterno purgatorio dei vivi. Effimera, però di grande potenza simbolica: il contrappasso di chi, giudicato colpevole di malversazione, viene umiliato da una tempesta di denaro. Banconote sventolate al grido di "Bettino, vuoi anche queste?", monete che diventano armi del linciaggio.

Tre decenni dopo, un'altra incerta primavera e una stagione politica, viceversa, al suo inizio sono segnate da un lancio simbolico: pupazzi di pezza che volano contro le auto blu con a bordo i maggiorenti del governo più a destra della storia italiana. Il governo Meloni in trasferta a Cutro si porta addosso le ombre di una conferenza stampa mal gestita e le…

Era una pioggia di monete: faceva un rumore metallico, faceva male. Finiva così - nell'ignominia - un'epoca politica, l'ultimo giorno di aprile di trenta anni fa. Bettino Craxi - era il 30 aprile del 1993 - usciva da un albergo romano e quel tintinnio sinistro somigliava a una pena dantesca inflitta nell'eterno purgatorio dei vivi. Effimera, però di grande potenza simbolica: il contrappasso di chi, giudicato colpevole di malversazione, viene umiliato da una tempesta di denaro. Banconote sventolate al grido di "Bettino, vuoi anche queste?", monete che diventano armi del linciaggio.

Tre decenni dopo, un'altra incerta primavera e una stagione politica, viceversa, al suo inizio sono segnate da un lancio simbolico: pupazzi di pezza che volano contro le auto blu con a bordo i maggiorenti del governo più a destra della storia italiana. Il governo Meloni in trasferta a Cutro si porta addosso le ombre di una conferenza stampa mal gestita e letteralmente male illuminata: un alone grigio incupiva quei volti già maldisposti, esitanti, imbarazzati. La penombra che stiamo attraversando!

La pioggia di peluche turba ma non ferisce, è inoffensiva: un linciaggio morbido, un gesto poetico quasi dadaista. Il memento non violento che - come hanno raccontato a Repubblica alcuni attivisti - evoca "l'innocenza dei bambini" morti in mare. "Uno schiaffo morale" destinato a una classe politica, se non irresponsabile, non abbastanza consapevole della propria responsabilità.

Non esiste parte, partito, governo - dicono quei peluche in volo - che possa sentirsi legittimato nel non prendere atto di questa catastrofe. Un affronto ai diritti umani spacciato per inerzia inevitabile. Non c'è strategia di "politica migratoria" che possa considerare ammissibile questo bilancio luttuoso.

Un giorno qualcuno ci chiederà dove eravamo, e bisognerà rispondere. Lanciare un peluche non basterà forse ad assolverci - assolverci come civiltà "evoluta" che ha reso livido e cimiteriale il mare intorno a cui è nata - ma varrà da segnaletica. Eravamo fra i coscienti: non ci hanno contagiato l'apatia e l'indifferenza, non abbiamo giudicato norma l'abnorme, inevitabile l'osceno. Abbiamo continuato a sentir risuonare l'avviso di Hannah Arendt: chi sceglie il male minore sceglie comunque un male.

L'inesausta fabbrica di simboli che è la comunità umana non chiude mai per ferie. Ai riti, alle liturgie, comprese quelle più tenaci e insieme più logore, si sommano gesti estemporanei dall'enorme valore allegorico. Come vessilli alternativi, catalizzano energie, scuotono la disattenzione, diventano segni di appartenenza.

Gli ombrelli aperti a Hong Kong, le mani alzate a Bangkok o al Cairo, le paperelle di plastica e le scarpe da tennis legate al collo per le strade di Mosca, i capelli tagliati a Teheran: ogni protesta politica ha la sua intuizione provocatoria. Le scarpe economiche al collo dei manifestanti russi dalla parte di Navalny contro le scarpe costose di Medvedev; i capelli recisi tradizionalmente per un lutto, tagliati come per additare in Iran la morte della libertà. Qualche volta è sfregio, atto vandalico reversibile: la vernice lavabile degli attivisti per il clima. Ma le coscienze restano pigre. Come si svegliano?

Occorrono inventiva e coraggio, un'ironia dolente che è esercizio dell'intelligenza e funziona come paradosso, una sorta di "gioco del rovescio". Pensa alle case lasciate dai bambini che si sono messi in viaggio per mare insieme ai loro genitori. Quelli che "non dovevano partire".

Pensa all'angolo dei loro giochi. Pensa a quello spazio d'ora in avanti disabitato. Una folla di peluche inservibili e attoniti. Che ora ricade sul mondo, contestando gli alibi di leader inadempienti. La pioggia colorata e triste dei pupazzi di pezza, i giocattoli dei fantasmi.