Quasi nelle stesse ore in cui il Partito Democratico festeggiava la sua nuova leader e ritrovava, com'è comprensibile, un po' di slancio politico e anche sentimentale, in quelle stesse ore il capo dei Cinque Stelle, Conte, rilasciava un'intervista al quotidiano di riferimento.
E lì, in poche parole, ben calibrate, apprestava la più ovvia delle trappole: "Mi interessa capire se il Pd di Schlein sarà con noi per una svolta rispetto all'escalation militare, insomma se cercherà un'alternativa all'infinito invio di armi all'Ucraina che ci sta portando al burrone del conflitto nucleare".
Nella sua gelida spregiudicatezza, questa posizione è il primo tentativo di separare la neosegretaria da coloro che l'hanno issata sulla scomoda poltrona del Nazareno. Quindi non gli iscritti al partito, dai quali era venuto un voto per Bonaccini, bensì il cosiddetto popolo dei gazebo: un mondo contiguo all'elet…
Quasi nelle stesse ore in cui il Partito Democratico festeggiava la sua nuova leader e ritrovava, com'è comprensibile, un po' di slancio politico e anche sentimentale, in quelle stesse ore il capo dei Cinque Stelle, Conte, rilasciava un'intervista al quotidiano di riferimento.
E lì, in poche parole, ben calibrate, apprestava la più ovvia delle trappole: "Mi interessa capire se il Pd di Schlein sarà con noi per una svolta rispetto all'escalation militare, insomma se cercherà un'alternativa all'infinito invio di armi all'Ucraina che ci sta portando al burrone del conflitto nucleare".
Nella sua gelida spregiudicatezza, questa posizione è il primo tentativo di separare la neosegretaria da coloro che l'hanno issata sulla scomoda poltrona del Nazareno. Quindi non gli iscritti al partito, dai quali era venuto un voto per Bonaccini, bensì il cosiddetto popolo dei gazebo: un mondo contiguo all'elettorato dei 5S, anzi in molti casi sovrapponibile.
Si suppone che l'elezione di Elly Schlein sia in grado per inerzia di recuperare molti consensi scivolati negli ultimi anni verso il movimento "grillino". Ma allo stato delle cose questa è solo una speranza. La neoeletta beneficia di una spinta psicologica e mediatica che si misura in una crescita di due-tre punti nei sondaggi. Ma ben altro resta da fare.
E infatti Conte se ne sta tranquillo lungo il sentiero e si occupa di questioni pratiche. Uno è il tema del termovalorizzatore di Roma (ed eventualmente di altre città). L'altra, come detto, è la linea verso l'Ucraina.
Nell'assemblea di domenica 12 marzo la segretaria non è stata ambigua. Ha confermato in sostanza la posizione tenuta da Enrico Letta: aiuti e sostegno a Kiev uniti alla volontà di favorire uno sbocco diplomatico che rispetti l'integrità territoriale ucraina.
È la linea che ci si attende da un Paese aderente all'Unione europea e alla Nato, dunque inserito nel sistema delle alleanze occidentali. Ovviamente le parole vanno poi calate nell'asprezza della crisi internazionale, di cui nessuno conosce gli sviluppi.
E infatti a Conte non interessano le dichiarazioni di principio che si perdono nell'aria. Lui aspetta al varco i suoi alleati/concorrenti del Pd quando si tratterà di andare in Parlamento per prendere decisioni concrete.
Dicendo "no" alla fornitura di nuove armi a Zelensky, Conte si mette in sintonia con l'opinione pubblica filo-russa o comunque diffidente verso le alleanze dell'Italia e lascia che sia il "nuovo" Pd a cavarsi d'impaccio.
Spetta infatti a Schlein dimostrare che lo spostamento a sinistra della linea politica non significa cedimento a posizioni neutraliste e non contraddice l'aspirazione a tornare un giorno al governo, con i precisi obblighi internazionali che ne derivano.
Conte non ha di questi problemi perché al momento gli preme soprattutto difendere le sue percentuali radicalizzando al massimo il confronto a sinistra come parte del più generale scontro con la destra meloniana.
Resta da capire se al Pd, o meglio al partito post-moderno nato domenica 12 marzo, siano sufficienti i brevi cenni che la leader ha dedicato alla politica estera e alla peggiore crisi che il mondo conosce da decenni. Cenni non equivoci, come si è osservato, ma pur sempre avari e frettolosi.
C'era un tempo in cui la sinistra, dopo gli anni della contrapposizione, teneva a sottolineare la propria adesione al modello occidentale. La conversione alla logica della Comunità europea, gestita da Giorgio Napolitano, non fu certo una questione minore. Idem il giudizio positivo sull'Alleanza Atlantica da parte di Berlinguer.
Furono passaggi storici intensi, persino drammatici. Perché la politica estera è sempre la cornice entro cui si collocano tutte le scelte di politica interna. Nel Pd di Elly Schlein questo punto non è ancora chiaro. Il che lascia spazio alle astuzie dei 5S.