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L'azzardo morale di BIden

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Dopo il fallimento della Silicon Valley Bank, l'amministrazione Usa promette che non saranno i contribuenti a pagare la crisi
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Nonostante la Silicon Valley Bank (Svb) non abbia dimensioni tali da renderla "sistemica", la sua crisi ha scosso la finanza globale. Le banche europee hanno visto crollare in poche ore il loro valore benché la loro esposizione diretta all'istituto californiano sia del tutto trascurabile. Per quanto strano, dal punto di vista tecnico la spiegazione è intuitiva: il mercato ha ipotizzato infatti che per assorbire lo shock della Svb ed evitare il contagio ad altri istituti, la banca centrale americana (e di conseguenza quella europea) rallenti gli aumenti dei tassi che nel 2023 e nel 2024 avrebbero invece assicurato ricchi profitti alle banche le cui azioni erano infatti salite del 40% proprio in vista di un alto margine di interesse. Cambiando ora lo scenario di politica monetaria, muta la redditività attesa delle banche, il prezzo dei loro titoli quindi si è aggiustato ieri di colpo al ribasso, trainando inizialmente i listini. Come è lo…

Nonostante la Silicon Valley Bank (Svb) non abbia dimensioni tali da renderla "sistemica", la sua crisi ha scosso la finanza globale. Le banche europee hanno visto crollare in poche ore il loro valore benché la loro esposizione diretta all'istituto californiano sia del tutto trascurabile. Per quanto strano, dal punto di vista tecnico la spiegazione è intuitiva: il mercato ha ipotizzato infatti che per assorbire lo shock della Svb ed evitare il contagio ad altri istituti, la banca centrale americana (e di conseguenza quella europea) rallenti gli aumenti dei tassi che nel 2023 e nel 2024 avrebbero invece assicurato ricchi profitti alle banche le cui azioni erano infatti salite del 40% proprio in vista di un alto margine di interesse. Cambiando ora lo scenario di politica monetaria, muta la redditività attesa delle banche, il prezzo dei loro titoli quindi si è aggiustato ieri di colpo al ribasso, trainando inizialmente i listini. Come è logica, i titoli non bancari si sono mossi invece nella direzione opposta vedendo allontanarsi il rischio di tassi più alti già alla prossima occasione (il 22 marzo). A fine giornata una finzione di normalità è calata sulla cianotica finanza globale.


Proprio l'aumento rapido dei tassi degli ultimi 16 mesi sta a monte delle perdite della Svb sul suo noioso ma enorme portafoglio di titoli pubblici. Da tempo, alcune istituzioni di vigilanza, a Washington e a Francoforte, osservano che troppi rischi si sono accumulati da vent'anni appena sotto la superficie del sistema finanziario globale (si pensi solo alle criptovalute). In tale quadro, l'aumento dei tassi con cui le Banche centrali hanno contrastato in ritardo l'inflazione, è stato troppo rapido per sistemi finanziari abituati da vent'anni ad assumere rischi crescenti a fronte di titoli sicuri che invece assicuravano solo rendimenti vicini allo zero.


Se prima erano in una situazione scomoda, ora le banche centrali sono in un vero dilemma. Se fermano gli aumenti dei tassi per preservare la stabilità finanziaria, rischiano di alimentare le attese di inflazione ancora alta, di radicarla lasciando spazio a una rincorsa tra prezzi e salari e, dopo di ciò, di poter recuperare la loro credibilità solo attraverso rialzi ancor più violenti dei tassi: un simpatico scenario di inflazione combattuta via recessione e con debitori, privati e pubblici, in default.
Di fronte a un tale rischio, senza modo né misura, l'Amministrazione Biden ha elevato un altare al mitico "azzardo morale". Ha garantito cioè a tutti i banchieri prodighi, ai depositanti imprudenti e agli investitori impenitenti che saranno perdonati. Non i contribuenti pagheranno il costo, ma altre banche, ha promesso Biden in un intervento rivelatorio per la sua tempestività.


Come avevamo scritto due mesi fa su queste colonne, i mercati si aspettavano proprio questo, il salvataggio pubblico senza troppi soldi pubblici. La soluzione tecnica individuata da Janet Yellen è infatti piuttosto elegante e coerente con il problema dell'aumento troppo rapido dei rendimenti delle obbligazioni pubbliche. Di fronte al rischio di fuga dei depositi, inoltre, è stato disposto un fondo pubblico di finanziamento che fornirà liquidità a pagamento a chi ne ha bisogno.
Quello che succede fa parte della complessa tessitura delle democrazie di mercato ed è semplicemente ovvio che in una fase geopolitica pericolosa, con antagonisti che vanno dalla Russia alla Cina, non si voglia che una piccola banca di Santa Clara metta a rischio la tenuta del benessere occidentale. Tuttavia, fin dall'inizio del confronto secolare con le autocrazie, le democrazie sanno di avere anche un compito interno da assolvere, quello di rafforzare e rendere più trasparenti i propri processi. Questa revisione in profondità della qualità delle democrazie non può lasciare la finanza nello stato attuale.