Destra e sinistra, percorsi speculari
di Stefano Folli , di Stefano FolliI sondaggi raccontano di una sostanziale stabilità. Gli spostamenti sono marginali e non cambiano l’equilibrio delle forze. Qualcuno direbbe: l’equilibrio delle impotenze. Perché l’impressione è sempre la stessa, problemi che arrivano da ogni parte come valanghe, emergenze che si rinnovano ogni giorno e quasi nessuno, a destra come a sinistra, che riesca ad affrontarle con soluzioni strategiche, figlie di una visione di medio termine.
Il dato più interessante in questi giorni è ovviamente la luna di miele di Elly Schlein con il suo elettorato. Il Pd ne ricava un vantaggio che lo spinge vicino al 20 per cento, al di sopra dell’alleato/rivale, Conte. Ma nel complesso il rapporto tra centrodestra e centrosinis…
I sondaggi raccontano di una sostanziale stabilità. Gli spostamenti sono marginali e non cambiano l’equilibrio delle forze. Qualcuno direbbe: l’equilibrio delle impotenze. Perché l’impressione è sempre la stessa, problemi che arrivano da ogni parte come valanghe, emergenze che si rinnovano ogni giorno e quasi nessuno, a destra come a sinistra, che riesca ad affrontarle con soluzioni strategiche, figlie di una visione di medio termine.
Il dato più interessante in questi giorni è ovviamente la luna di miele di Elly Schlein con il suo elettorato. Il Pd ne ricava un vantaggio che lo spinge vicino al 20 per cento, al di sopra dell’alleato/rivale, Conte. Ma nel complesso il rapporto tra centrodestra e centrosinistra non cambia di molto. Il Pd si riprende un po’ dei consensi ceduti ai 5S e ne recupera altri dal serbatoio dell’astensione. È un buon inizio, purché si sappia che la strada per tornare al governo è lunghissima, a meno di clamorosi colpi di scena. Allo stato, i due schieramenti sono speculari: caratteristiche simili, ma rovesciate. La destra di Meloni e Salvini (con Berlusconi in un ruolo minore) commette errori e “gaffe” e sembra in costante affanno, ma può contare su un blocco sociale piuttosto solido. Non lo ha intaccato granché la tragedia calabrese né tantomeno la gestione approssimativa di alcuni dossier parlamentari. Ogni giorno la coalizione è sottoposta a forti pressioni eppure il suo orizzonte si proietta al voto europeo del 2024.
Il Pd e il resto del centrosinistra hanno il problema opposto: ricostruire subito i cardini di un’opposizione credibile, perché il futuro resta incerto. La simpatia che ha accompagnato l’esordio di Elly Schlein è della stessa materia di cui son fatti i sogni. È effimera se non viene ancorata a proposte concrete, anzi coraggiose. Lo stesso rapporto con gli “alleati” va consolidato sulla base di una certa unità d’intenti. Il che presuppone la capacità di stabilire cosa unisce e cosa invece divide la sinistra nelle sue complicate articolazioni. Bonaccini si è detto pronto a condividere una gestione unitaria del partito: mossa intelligente ma anche avvolgente. Di fatto è un modo per stringere un po’ i margini di manovra della neo segretaria, così da frenarne le tendenze più radicali e per controllarla sulle faccende di potere, comprese le liste elettorali.
Al fondo, ci sono diversi interrogativi in attesa di risposta, a sinistra come a destra. La Meloni, ad esempio, deve decidere se accettare o no il Mes, il meccanismo salva-Stati che la destra ha fin qui rifiutato. Le turbolenze americane intorno al sistema bancario ripropongono, a detta di qualcuno, l’opportunità, anzi l’urgenza di dire “sì” al meccanismo, sia pure in linea di principio (senza logicamente attivarlo). Va da sé che la questione Mes se ne porta dietro un’altra: il tipo di rapporto che il governo vuole avere con l’Ue. La premier ha cercato a lungo di definire una relazione distesa con la Commissione, eppure ora molti nodi, come si dice, arrivano al pettine. E di nuovo Roma rischia un certo grado di isolamento. Può darsi che sia voluto - vedi il caso delle adozioni omosessuali - ma è un passaggio assai delicato.
La sinistra a sua volta non può rifugiarsi a lungo negli slogan. Il tema del riformismo, uscito dalla porta, rientra dalla finestra. Consideriamo un punto concreto: la richiesta del salario minimo, su cui Pd e 5S sono d’accordo. È una vecchia e seria battaglia di sinistra. Ma oggi il lavoro non è solo il salario minimo. Molti ritengono che non sia più possibile rinviare un alleggerimento dei carichi fiscali. S’intende, collegato allo sviluppo produttivo. La commissione presieduta da Marattin aveva messo a fuoco, nella scorsa legislatura, una serie di proposte. Ora alla riforma lavora il viceministro Leo. Può esserci spazio per condividere una parte almeno del cammino? Sarebbe importante sia per la sinistra sia per una destra che non voglia chiudersi nella demagogia.