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Se Macron sfida la Francia

(afp)

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Da settimane proteste in piazza contro la riforma delle pensioni voluta dal presidente che si prepara a parlare al Paese
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La legge sulla riforma delle pensioni alla fine è stata approvata. Per il rotto della cuffia, ma approvata. Il governo non è caduto, eppure questa vittoria è una disfatta in piena regola, per Macron: la società la rifiuta e lo fa attraverso manifestazioni di piazza che oltrepassano il contenuto della legge in sé. Il Paese sembra essere sulla soglia di un'implosione.
Si tratta di una legge che se fosse stata semplicemente spiegata, forse non avrebbe dato problemi: quasi tutti i Paesi europei hanno fissato a 67 anni l'inizio dell'età pensionabile. Macron voleva soltanto che nel suo Paese quell'età passasse dai 62 ai 64 anni. Il rifiuto, però, è stato immediato e categorico. In blocco, senza alcuna eccezione, dai più radicali ai più moderati, i sindacati si sono opposti a questa legge.

La legge sulla riforma delle pensioni alla fine è stata approvata. Per il rotto della cuffia, ma approvata. Il governo non è caduto, eppure questa vittoria è una disfatta in piena regola, per Macron: la società la rifiuta e lo fa attraverso manifestazioni di piazza che oltrepassano il contenuto della legge in sé. Il Paese sembra essere sulla soglia di un'implosione.
Si tratta di una legge che se fosse stata semplicemente spiegata, forse non avrebbe dato problemi: quasi tutti i Paesi europei hanno fissato a 67 anni l'inizio dell'età pensionabile. Macron voleva soltanto che nel suo Paese quell'età passasse dai 62 ai 64 anni. Il rifiuto, però, è stato immediato e categorico. In blocco, senza alcuna eccezione, dai più radicali ai più moderati, i sindacati si sono opposti a questa legge.


Da settimane le manifestazioni si susseguono in ogni città della Francia.
La collera si esprime in tutte le varianti possibili. Violenza ovunque, auto incendiate, vetrine infrante, strade bloccate... E mentre ciò accade, Macron viaggia per l'Europa, va in Africa, e della crisi francese non dice una parola. Si sente forte e rifiuta di prestare ascolto al clamore popolare, che non accenna a smorzarsi.
Il fatto di aver forzato l'approvazione della legge, facendo ricorso all'articolo 49 comma 3, ha messo in imbarazzo l'intero ambiente politico e innescato il rifiuto generale. Proprio quando il Presidente avrebbe dovuto accettare il risultato della votazione in Parlamento, prendere atto del diniego, ecco che invece si serve di quell'articolo inserito nella Costituzione dal generale De Gaulle.
Per la mattinata di mercoledì ha dato appuntamento ai leader dei partiti politici e al presidente del Senato, per analizzare insieme a loro la situazione. Poi, alle 13, parlerà al resto dei cittadini dai canali televisivi.
Tuttavia già sappiamo che la piazza non sarà d'accordo, qualsiasi cosa dica Macron. I sindacati sono stati chiari: la legge va ritirata, nonostante la forzatura per approvarla. Nel 2006 Dominique de Villepin ritirò la legge sul contratto di primo impiego (Cpe) dopo due mesi di manifestazioni che la rifiutavano. In quell'occasione il dietro front aveva calmato il Paese.
Macron non ha il temperamento di Villepin. È orgoglioso, rigido e non ascolta nessuno.


Eppure quel che sta succedendo in Francia ha la portata di una "rivoluzione" che rischia di rafforzare l'estrema destra e di propiziare l'elezione di Marine Le Pen. I francesi vivono male. Sono arrabbiati a tutto tondo: per il potere acquisitivo perduto, per l'inflazione, per i salari bassi, perché il Presidente della Repubblica non li prende minimamente in considerazione. E soprattutto perché sentono che lo Stato non c'è più.
Macron è riuscito a far quasi scomparire i partiti tradizionali, a destra come a sinistra. Si era fatto eleggere situandosi al centro. Oggi la Francia patisce questa perdita.
I deputati di destra, di Les Républicains, ne escono divisi. Alcuni hanno votato contro la legge, altri a favore.
Alla fine Macron si è cacciato in una situazione di cui ha tutta la responsabilità. Lo scompiglio e il lato imprevedibile della politica agiscono così.


Cosa dovremmo fare? Sciogliere il Parlamento? Cambiare governo? Qualsiasi opzione è rischiosa, tanto che un osservatore politico ha affermato che esiste la possibilità "che Macron non concluda il mandato".
Come riconciliarsi con i cittadini? E i cittadini, dal canto loro, sono disposti a riconciliarsi con il Presidente? Non c'è nulla di meno sicuro, adesso.
La manchevolezza di Macron sta nel fatto di non aver mai dovuto superare alcuna difficoltà, nella vita. Qualcuno ha detto "non avremmo dovuto votare per un uomo che non è diventato padre". È un'osservazione dura, ma significa che il Presidente non ha davvero vissuto, non sa cosa sia la perdita o il tracollo.
Ci troviamo in un frangente grave, si prospetta un'esplosione sociale, uno sciopero generale e il rifiuto di qualsiasi soluzione. I francesi sono conservatori. Macron avrebbe dovuto saperlo, prima di proporre questa legge sul pensionamento; una legge che faceva parte del suo programma elettorale. Ma dovrebbe anche tener conto del fatto che una parte della cittadinanza non voleva Marine Le Pen, e solo per questo ha votato lui. La scelta nascondeva una trappola. Oggi Macron ne paga il prezzo, e tutti sono scontenti.


Nonostante la disoccupazione diminuisca, i cittadini scendono in piazza perché non riescono ad arrivare a fine mese: i netturbini, gli insegnanti, gli infermieri sono pagati malissimo. Sappiamo invece che Macron ha privilegiato i ricchi e, come dice François Hollande, "i molto ricchi".
Per alcuni è lo spirito del maggio del '68 - con le sue proteste in tutto il Paese, durate settimane - a soffiare di nuovo. Oggi però la collera si è tramutata in violenza e brutalità. Ha spalle larghe abbastanza, Macron, da riuscire a trascinare la Francia fuori da una crisi così profonda? La risposta verrà dai giorni che ci attendono.
Traduzione di Monica Rita Bedana