✕

Pnrr, quei campanelli d'allarme

Non possiamo permetterci il lusso di perdere gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ignazio Visco e Paolo Gentiloni lo dicono senza giri di parole
2 minuti di lettura

Lo hanno detto senza troppi giri di parole. Non possiamo permetterci il lusso di perdere gli investimenti del Pnrr. Prima il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, poi il commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni, hanno lanciato l'allarme dal palco della Bocconi alla presentazione del nuovo Affari&Finanza.

Già a fine anno il governo aveva dovuto correre per centrare gli obiettivi 2022 coi quali sarebbero dovuti arrivare a febbraio 19 miliardi di euro. Il "sarebbero" è d'obbligo perché la Commissione europea ha per il momento congelato i pagamenti perché il decreto del 14 febbraio scorso di attuazione del Pnrr non è stato convertito e la nuova Unità di missione che avrebbe dovuto governare il piano non è ancora stata costituita - si dice - per lotte di potere all'interno del governo. Devono essere assunte 60 persone, ma non si sa dove prenderle e non è stata nemmeno avviata la selezi…

Lo hanno detto senza troppi giri di parole. Non possiamo permetterci il lusso di perdere gli investimenti del Pnrr. Prima il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, poi il commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni, hanno lanciato l'allarme dal palco della Bocconi alla presentazione del nuovo Affari&Finanza.

Già a fine anno il governo aveva dovuto correre per centrare gli obiettivi 2022 coi quali sarebbero dovuti arrivare a febbraio 19 miliardi di euro. Il "sarebbero" è d'obbligo perché la Commissione europea ha per il momento congelato i pagamenti perché il decreto del 14 febbraio scorso di attuazione del Pnrr non è stato convertito e la nuova Unità di missione che avrebbe dovuto governare il piano non è ancora stata costituita - si dice - per lotte di potere all'interno del governo. Devono essere assunte 60 persone, ma non si sa dove prenderle e non è stata nemmeno avviata la selezione.

Di fatto quei miliardi che dovevano arrivare entro fine febbraio sono ancora sospesi e un eventuale ritardo rischia di compromettere i prossimi obiettivi del Pnrr previsti per giugno e, a cascata, come un treno che accumula ritardi di stazione in stazione, anche quelli di fine anno, che complessivamente valgono 34 miliardi.

Il campanello di allarme di Visco e Gentiloni suona forte e non suona a caso. "Le riforme" contenute nel Pnrr "sono essenziali e vanno attuate. Sono complementari agli investimenti privati" perché l'Italia "ha bisogno di investimenti delle imprese italiane e dall'estero", ha sollecitato Visco, a cui ha fatto eco Gentiloni: "In Italia si presta attenzione al Ponte sullo Stretto e alla flat tax ma c'è un problema di estrema attualità che è il Pnrr".

Col Pnrr l'Italia si gioca la crescita del 2023 le cui previsioni oscillano tra lo 0,6 e lo 0,8%, nelle migliori delle ipotesi. Si stima che l'impatto del Piano possa essere intorno allo 0,5%, il che significa che attuarlo o meno è il discrimine che separa l'Italia tra la crescita e la recessione. E al momento si ha il sentore che qualcosa stia andando storto.

Lo sappiamo, normalmente il meccanismo italiano di gestione dei fondi comunitari non funziona bene, non siamo in grado di mettere a terra queste risorse, tanto che la metà dei fondi strutturali per il periodo 2014-2020 non è stata utilizzata.

Visco lo ha spiegato chiaramente. Il piano è il combinato disposto di riforme, interventi a livello nazionale e interventi sul territorio. "Sulle riforme, più o meno si procede". La difficoltà dell'Italia è nella capacità di spesa, "ma soprattutto di programmazione e gestione dei fondi locali". Per Visco ci sono aree del Paese che funzionano e altre no: qui dove il Paese non risponde, si deve intervenire a livello centrale per sostenere o anche sostituirsi.

Gentiloni lamenta anche una scarsa attenzione sul Pnrr, pur confermando che il governo stia lavorando a testa bassa. Ma non basta, bisogna fare molto di più sia a Roma che a Bruxelles ed evitare di ripetere gli errori commessi con i finanziamenti approvati dal Cipe, il Comitato interministeriale di programmazione economica. "In Italia abbiamo la sindrome del Cipe, una volta che una cosa va al Cipe e ha il finanziamento, finisce lì". Con il Pnrr non può più essere così: "Ci sono risorse ingenti e la parte più delicata è mettere a terra queste risorse".

In caso di difficoltà, Gentiloni ha invitato il governo a negoziare con la Commissione, senza pregiudiziali, visto che ha già rivisto i piani di tre Paesi, Germania, Finlandia e Lussemburgo, modificando alcune componenti. L'Italia non può fare a meno degli investimenti.

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, anche lui presente all'evento di lancio di Affari&Finanza, ha chiesto sgravi fiscali per le aziende che investono, rispedendo al mittente invece gli sgravi per le assunzioni. "L'industria italiana dal Covid in poi, ma anche prima, ha dimostrato di essere forte e resistente. Abbiamo segnato un rimbalzo del 7%, poi del 4%. Quest'anno saremo tra lo 0,4% e lo 0,8%: ora abbiamo bisogno di un forte stimolo agli investimenti". Come dire che quello 0,5% di crescita che gli investimenti del Pnrr garantirebbero non solo serve, ma è più che necessario.