Cos'è la maternità? Un miracolo? Un fatto, come tanti, della vita? Un destino biologico? Una libera scelta?
Giorgia Meloni è una madre. Lo ricorda spesso, lo ribadisce volentieri. Brandisce un giorno la sua maternità in Senato, come un alibi catartico, parlando dell'evitabile tragedia di migranti. "Sui fatti di Cutro la mia coscienza è perfettamente a posto.... Io sono una madre, sono una madre". L'indomani alla Camera esprime il suo avvilimento per i riferimenti al suo essere madre (politicamente, chi di madre ferisce...).
La retorica propugnata dalla premier con entusiasmo da crociata ci racconta una favola edificante, potenzialmente tossica.
Per lei la maternità è un superpotere, uno scudo spaziale, un patentino di buonafede comprovata. L'antidoto alla cattiveria, come l'aglio contro i vampiri. L'assunzione all'empireo dei santi, dei giusti, di quelli che sanno come si fa.
L'amore per i f…
Cos'è la maternità? Un miracolo? Un fatto, come tanti, della vita? Un destino biologico? Una libera scelta?
Giorgia Meloni è una madre. Lo ricorda spesso, lo ribadisce volentieri. Brandisce un giorno la sua maternità in Senato, come un alibi catartico, parlando dell'evitabile tragedia di migranti. "Sui fatti di Cutro la mia coscienza è perfettamente a posto.... Io sono una madre, sono una madre". L'indomani alla Camera esprime il suo avvilimento per i riferimenti al suo essere madre (politicamente, chi di madre ferisce...).
La retorica propugnata dalla premier con entusiasmo da crociata ci racconta una favola edificante, potenzialmente tossica.
Per lei la maternità è un superpotere, uno scudo spaziale, un patentino di buonafede comprovata. L'antidoto alla cattiveria, come l'aglio contro i vampiri. L'assunzione all'empireo dei santi, dei giusti, di quelli che sanno come si fa.
L'amore per i figli, nella narrazione presidenziale, trasfigura ogni donna (gli uomini non sono pervenuti), ne allarga il cuore e l'anima in un processo di laica beatificazione.
Tuttavia la storia racconta una strada di madri e di figli lastricata di malefatte e orrori. Perché la mamma non è necessariamente buona e l'istinto materno è distribuito un po' a caso, a chi molto a chi niente.
Medea è una madre. Una madre che uccide i propri figli per vendicarsi del loro padre, Giasone, che la ripudia per sposare un'altra. Infanticida e rancorosa, incidentalmente figlia del mito greco.
Anche l'induismo racconta un materno sinistro: la dea Kali, madre dell'universo, che un giorno quell'universo prova ad annientarlo, è legata alla morte, alla distruzione e al cambiamento.
Genitrici atroci, certo, ma prodotti di fantasia.
Giacomo Leopardi scriveva: "Ho conosciuto intimamente una madre di famiglia che non solamente non compiangeva i genitori che perdevano i loro figli bambini, ma gl'invidiava intimamente e sinceramente, perché questi eran volati al Paradiso senza pericoli, e avevan liberato i genitori dall'incomodo di mantenerli". Parlava di Adelaide Antici, sua madre.
Iréne Némirovski, scrittrice francese di origini ebraiche, morta ad Auschwitz, definita da Benedetta Tobagi "l'angelo vendicatore dei bambini defraudati della propria infanzia da madri terribili", crea nei suoi romanzi figure materne di sublime crudeltà, ispirandosi alla propria madre, Anna Margulis, che rispose "esistono case per bambine bisognose", rifiutandosi di aprire la porta alle due nipoti orfane.
La divina Joan Crawford infieriva con sadismo sui propri pargoli, come racconta la figlia Cristina in un libro intitolato Mammina cara; Maria Teresa d'Asburgo, imperatrice d'Austria, scriveva lettere vessatorie ai suoi 16 figli, a loro volta re e regine; Caterina de' Medici usava i discendenti come pedine per i suoi giochi di potere; Pamela Lyndon Travers, autrice di Mary Poppins, adottò un bambino e abbandonò a un destino sciagurato il fratello gemello.
E non è solo un problema di istinto materno carente, o di animosità nei confronti delle proprie creature.
Nella storia passata e presente si incontrano assassine sporadiche e seriali, sadiche, angeli delle morte travestite da infermiere, avvelenatrici, mafiose, efferate criminali, crudeli guardiane naziste. Molte di loro, per la cronaca, si sono anche riprodotte.
È la vita, è la natura umana che può essere spietata anche per una madre.
La maternità pertanto non assolve nessuno, tantomeno chi si assume la responsabilità di un Paese intero.
Lasciamo in pace quindi le madri e le non madri. E cerchiamo di essere semplicemente persone per bene.
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