Negli anni del Dopoguerra la politica estera divideva il Parlamento e costituiva una discriminante decisiva in politica interna: era il tempo della Guerra fredda e del mondo spezzato tra Est e Ovest. In seguito ci si è sforzati di farne un terreno comune, una cornice generale in cui riconoscersi quasi tutti. Operazione non sempre riuscita, basti pensare alla crisi degli euromissili all'inizio degli anni Ottanta. Tuttavia era consuetudine avvicinarsi al tema con rispetto e cautela. La collocazione internazionale del Paese, il sistema delle alleanze, l'europeismo e l'atlantismo: questioni serie per chi governava e per chi era all'opposizione.
Oggi anche questo scenario sembra andato in frantumi. Tutto serve per giochi di piccolo cabotaggio. Da un lato c'è Conte che deve trovare un argomento per mettere in difficoltà Elly Schlein e s'ispira, magari senza esserne nemmeno consapevole, alle tesi russe. A sua volta, la neosegretaria del Pd tende …
Negli anni del Dopoguerra la politica estera divideva il Parlamento e costituiva una discriminante decisiva in politica interna: era il tempo della Guerra fredda e del mondo spezzato tra Est e Ovest. In seguito ci si è sforzati di farne un terreno comune, una cornice generale in cui riconoscersi quasi tutti. Operazione non sempre riuscita, basti pensare alla crisi degli euromissili all'inizio degli anni Ottanta. Tuttavia era consuetudine avvicinarsi al tema con rispetto e cautela. La collocazione internazionale del Paese, il sistema delle alleanze, l'europeismo e l'atlantismo: questioni serie per chi governava e per chi era all'opposizione.
Oggi anche questo scenario sembra andato in frantumi. Tutto serve per giochi di piccolo cabotaggio. Da un lato c'è Conte che deve trovare un argomento per mettere in difficoltà Elly Schlein e s'ispira, magari senza esserne nemmeno consapevole, alle tesi russe. A sua volta, la neosegretaria del Pd tende a dissolversi quando si parla di Ucraina e preferisce suonare Imagine al pianoforte.
Dall'altro lato la situazione è persino peggiore. La Lega, seconda forza nell'esecutivo Meloni, ha deciso di distinguersi dalla presidente del Consiglio e lo ha fatto in modo ipocrita con interventi parlamentari in dissenso, marcando l'assenza dai banchi del governo, senza tuttavia arrivare all'estrema conclusione, quella di non votare la mozione di maggioranza, il che avrebbe provocato la crisi ministeriale. Nel frattempo Berlusconi è rimasto nell'ombra, come ci si poteva attendere.
In conclusione, la politica estera è stata stiracchiata da una parte e dall'altra. L'opposizione, non avendo responsabilità di alcun genere, si è sbizzarrita con quattro diverse mozioni. La maggioranza si è divisa sulle parole - che mai come in questo caso sono pietre - e si è riunita nel voto: un esercizio di modesta tattica applicato con cinismo a questioni tragiche come la guerra e la pace.
Il risultato alla fine è duplice. Per un verso, la premier esce dal dibattito parlamentare con una posizione rigorosa sull'Ucraina da far valere al tavolo europeo. Una linea atlantica che è molto apprezzata a Washington, come è intuibile. Nonostante le contraddizioni nel centrodestra, Giorgia Meloni è vista in questo momento come un partner assai affidabile.
La Polonia a Est e l'Italia a Sud creano una sorta di cintura nella Nato che garantisce pieno sostegno a Kiev in base al principio che la sconfitta della resistenza ucraina avrebbe immediati e drammatici riflessi sulla stabilità dell'alleanza atlantica, mettendo a rischio gli equilibri regionali.
Ne deriva che i prossimi mesi, forse l'intero anno di qui fino alle elezioni europee del 2024, vedranno il sostegno americano alla leadership meloniana. Questo è il senso della partita politica che si sta giocando e che spiega la determinazione quasi thatcheriana di Meloni.
Per un altro verso, se si guarda in casa nostra, rimane il fatto che l'opinione pubblica è dubbiosa circa l'impegno in Ucraina. Tra i Paesi occidentali, l'Italia è quello più tiepido. Non stupisce che lo sforzo della propaganda russa sia particolarmente intenso e incontri in molti casi terreno fertile.
In pratica le divisioni in Parlamento trasmettono un'idea di debolezza su di un tema cruciale: la frattura per ora è coperta dalla tenacia meloniana, ma senza certezze sul futuro. Dipenderà dalla durata della guerra e dagli sviluppi internazionali.
I toni fermi che erano tipici del Pd ora appaiono più sfumati, e infatti Calenda ne approfitta. A destra c'è una leader che sa reggere il timone, ma anche un mondo leghista che aspetta un suo passo falso per prendersi qualche rivincita. La politica estera, è vero, è sempre stata funzionale alla politica interna, tuttavia oggi prevale la confusione.