Clima, appunti per il governo
di Enrico GiovanniniL'Italia affronta una tra le più gravi siccità della sua storia. La mancanza d'acqua mette a rischio sistemi agricoli e attività economiche di vitale importanza. E tale situazione rischia di diventare la normalità futura, con buona pace dei negazionisti del clima, passati e presenti, alcuni dei quali oggi sono parte della maggioranza di governo.
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Ma la siccità è solo una delle numerose conseguenze della crisi climatica e l'Italia è uno dei Paesi europei più vulnerabili. Mentre nel mondo l'aumento medio della temperatura dal 1880 è stato di 1,1°C, in Italia ha superato i 2°C. L'Ispra ci ricorda che il 28% del territorio nazionale mostra evidenti segni di desertificazione e che le nostre riserve di acqua dolce, i ghiacciai, perdono costantemente volume, mentre il 94% dei Comuni è a rischio di dissesto idrogeologico (frane, alluvioni, ecc.) e sprechiamo quasi la metà dell'acqua che scorre nelle reti di distribuzione.
Per ridurre al minimo gli effe…
L'Italia affronta una tra le più gravi siccità della sua storia. La mancanza d'acqua mette a rischio sistemi agricoli e attività economiche di vitale importanza. E tale situazione rischia di diventare la normalità futura, con buona pace dei negazionisti del clima, passati e presenti, alcuni dei quali oggi sono parte della maggioranza di governo.
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Ma la siccità è solo una delle numerose conseguenze della crisi climatica e l'Italia è uno dei Paesi europei più vulnerabili. Mentre nel mondo l'aumento medio della temperatura dal 1880 è stato di 1,1°C, in Italia ha superato i 2°C. L'Ispra ci ricorda che il 28% del territorio nazionale mostra evidenti segni di desertificazione e che le nostre riserve di acqua dolce, i ghiacciai, perdono costantemente volume, mentre il 94% dei Comuni è a rischio di dissesto idrogeologico (frane, alluvioni, ecc.) e sprechiamo quasi la metà dell'acqua che scorre nelle reti di distribuzione.
Per ridurre al minimo gli effetti nefasti della crisi climatica, l'Italia deve rafforzare le politiche di "mitigazione", finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti, e accelerare quelle di "adattamento", con l'obiettivo di mettere in sicurezza persone e infrastrutture. Per questo è fondamentale approvare al più presto il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (Pnacc) posto in consultazione pubblica lo scorso dicembre dal ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, predisporre entro giugno il Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (Pniec) e adottare la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile definita dal governo Draghi.
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Il Pnacc indica le politiche nazionali e locali di adattamento dei sistemi urbani, industriali, agricoli alla crisi climatica. L'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) lo ha attentamente valutato e ieri ha pubblicato un Policy brief dal titolo Dieci proposte sul piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatico (disponibile sul sito asvis.it) che vanno dal completamento delle analisi di rischio e di vulnerabilità su tutto il territorio nazionale, alla necessità di renderlo operativo al più presto, evitando rinvii a processi attuativi complessi, che vanificherebbero l'urgenza delle azioni indicate nel Piano.
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Va poi definita una gerarchia delle priorità delle misure, prevedendo incentivi per le azioni di delocalizzazione di insediamenti civili e industriali a rischio, e bisogna privilegiare le soluzioni nature based, specialmente nella rigenerazione delle aree urbane, lungo le coste e lungo i percorsi dei fiumi e dei torrenti. Da definire meglio anche le regole, i ruoli e soprattutto le responsabilità della governance del Piano, precisando i compiti, anche in campo finanziario, delle amministrazioni regionali e locali. Il settore assicurativo andrebbe coinvolto nelle politiche di trasferimento del rischio e di condivisione delle perdite finanziare collegate ai danni climatici, passando da politiche occasionali di risposta a singoli episodi di copertura dei danni climatici a una strategia pluriennale di anticipazione e gestione del rischio. Inoltre, va aumentata la capacità delle amministrazioni locali di realizzare politiche di adattamento, rafforzata la partecipazione della società civile e delle parti sociali nel disegno delle misure e nell'aggiornamento del Piano, e previsto l'avvio di percorsi di formazione di quadri e di tecnici, soprattutto della pubblica amministrazione, per la lotta ai cambiamenti climatici.
Infine, ma non meno importante, occorre approvare una legge italiana sul clima, come previsto dalla legislazione europea, di cui gli altri grandi Paesi dell'Unione - come Francia, Germania e Spagna - si sono muniti e che prescriva, tra l'altro, degli stress test sui territori in modo da identificare opportuni finanziamenti pubblici relativi all'attività di adattamento.
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Come cantava Guccini "bisogna saper scegliere il tempo, non arrivarci per contrarietà". Tanti hanno negato per anni i rischi climatici e tuttora invocano rinvii delle politiche europee sulla riduzione delle emissioni, tralasciando di considerare i danni che l'attuale sistema socioeconomico provoca, a partire dalle oltre 50.000 morti premature all'anno dovute a malattie legate all'inquinamento atmosferico. Non si possono frenare le politiche di mitigazione e poi lamentarsi di quanto costano quelle di adattamento. Un po' di coerenza, per favore!
L'autore è direttore scientifico dell'ASviS