In Italia la sconfitta del Pd alle elezioni del 25 settembre ha suscitato reazioni contraddittorie. In un primo momento, per la maggior parte dei commentatori questo insuccesso è stato letto come il segno non soltanto del fallimento di un partito e della sua strategia, ma anche dell'ascesa irresistibile della destra nazionale e conservatrice e l'agonia della sinistra. Cinque mesi più tardi, con la vittoria di Elly Schlein alle primarie del Pd, i sostenitori più entusiasti hanno immediatamente celebrato la resurrezione del loro partito. Insomma, la sinistra viene presentata come quasi morta oppure come una convalescente più o meno in via di guarigione. Una constatazione abbastanza simile può essere estesa al resto della sinistra europea. Qual è la situazione effettiva?
In Italia la sconfitta del Pd alle elezioni del 25 settembre ha suscitato reazioni contraddittorie. In un primo momento, per la maggior parte dei commentatori questo insuccesso è stato letto come il segno non soltanto del fallimento di un partito e della sua strategia, ma anche dell'ascesa irresistibile della destra nazionale e conservatrice e l'agonia della sinistra. Cinque mesi più tardi, con la vittoria di Elly Schlein alle primarie del Pd, i sostenitori più entusiasti hanno immediatamente celebrato la resurrezione del loro partito. Insomma, la sinistra viene presentata come quasi morta oppure come una convalescente più o meno in via di guarigione. Una constatazione abbastanza simile può essere estesa al resto della sinistra europea. Qual è la situazione effettiva?
Che la sinistra sia in arretramento è un dato innegabile. Vive un declino elettorale incontestabile. Un ricercatore greco, Gerassimos Moschonas, uno dei maggiori esperti della sinistra europea, ha dimostrato recentemente che i dodici maggiori partiti socialdemocratici del Nord Europa nel decennio 1950-1959 raccoglievano mediamente quasi il 35 per cento dei consensi, mentre nel periodo 2010-2022 riuscivano a intercettarne soltanto poco più del 22 per cento. Quanto ai partiti socialisti più influenti dell'Europa meridionale, quello greco, quello spagnolo e quello portoghese, nel periodo del loro apogeo, tra il 1990 e il 1999, mettevano insieme in media il 40 per cento dei voti contro poco più del 23 per cento negli anni 2010-2022. Inoltre, tutti i partiti di sinistra registrano una caduta del numero degli iscritti e del loro peso intellettuale e culturale, soprattutto fra le giovani generazioni e i ceti popolari.
Tuttavia, è il caso di introdurre subito tre considerazioni in questo quadro preoccupante, che spinge, quasi meccanicamente, a parlare di crisi della sinistra. Innanzitutto, la sinistra in questo momento è al potere, in coalizione, in numerosi Paesi - Spagna, Portogallo, Germania, Danimarca e anche Norvegia - e costituisce una forza d'opposizione importante nel Regno Unito e in Italia; in cambio, in tre Paesi dov'era forte - la Grecia, la Francia e i Paesi Bassi - è diventata una forza marginale. La seconda considerazione è che le difficoltà non sono monopolio della sinistra: anche la destra classica è destabilizzata, come nel caso di Forza Italia, dei Repubblicani in Francia, del Partito popolare in Spagna, del Partito conservatore in Gran Bretagna, della Cdu in Germania e del Partito dei moderati in Svezia. Per dirla in altri termini, sono i partiti di governo a essere messi in discussione. L'ultima cosa da dire è che la storia della sinistra riformista è caratterizzata da un'alternanza continua di periodi fasti e di fasi di difficoltà. Per esempio, fra le due guerre doveva affrontare la sfida dei fascisti, dei nazisti, ma anche dei comunisti, e sembrava condannata a scomparire. Negli anni Sessanta era contestata dalla sinistra extraparlamentare, cosa che provocava dei sommovimenti perfino tra le sue fila. In tutti questi casi ha saputo adattarsi.
Sarà così anche questa volta? Per rispondere a questa domanda essenziale, bisogna spiegare qual è lo stato attuale della sinistra europea. La globalizzazione, le mutazioni del capitalismo, la rivoluzione tecnologica e le trasformazioni delle società, in particolare la diversificazione, la frammentazione, la scomparsa di un certo mondo operaio, il processo di individualizzazione, sono tutte cose che hanno avuto una profonda influenza. Sul piano politico, le dinamiche di personalizzazione, lo sviluppo della mediatizzazione e l'avanzata di vari populismi di destra, che hanno attirato spesso le categorie più bisognose, e in certi casi anche di populismi di sinistra, che hanno strappato alla sinistra riformista i giovani con alto livello d'istruzione e alcuni strati popolari, l'hanno indebolita.
La sinistra, però, non è rimasta inerte. Negli anni 90 l'adesione alla Terza Via del Labour (Tony Blair) e della Spd (Gerhard Schröder) l'ha indotta ad accettare delle forme di liberalismo economico, mettendo in campo politiche sociali rifondate su basi differenti. Questa cosa l'ha divisa e non ha mai tratto un bilancio esaustivo dei suoi successi e dei suoi fallimenti. Oggi si sforza di conciliare la necessaria transizione ecologica, lo sviluppo sostenibile, le politiche sociali in favore dei ceti popolari, la riduzione delle diseguaglianze sociali, generazionali, territoriali, di genere, la modernizzazione del settore pubblico e dei servizi che eroga, il necessario rinnovamento della politica, il riorientamento delle politiche europee, la difesa delle minoranze. Il compito è arduo. Ma non impossibile.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
Marc Lazar venerdì 24 marzo sarà, con François Hollande, l'ospite d'onore dell'inaugurazione di Stagione Scomposta di Fondazione Feltrinelli, a Milano