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Crisi delle banche, come resistere alla tempesta

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Dopo Credit Suisse, tocca a Deutsche Bank. La situazione richiede interventi immediati e altri strutturali. Quelli urgenti fanno capo alla Bce
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In due settimane, Deutsche Bank e Commerzbank, le due banche simbolo della finanza tedesca, hanno perso un terzo del loro valore di Borsa. L'effetto della crisi di Credit Suisse ha creato un allarme che ha il tipo di carattere emotivo che è difficile prevenire e che si allarga ad ogni pretesto.

Due intermediari tedeschi sono scappati dai titoli di debito che assomigliano a quelli penalizzati nella crisi svizzera (At1), nonostante un sistema regolatorio che li tiene più al riparo nell'euro-area, prendendo di sorpresa il mercato. Piccoli volumi, ma sufficienti a far andare l'assicurazione contro il rischio di default delle obbligazioni di Deutsche Bank alle stelle e le sue azioni alle stalle.

Ci sono volute ore per attutire lo shock. Deutsche d'altronde non è più il rottame di cinque anni fa. È ben patrimonializzata, liquida, ha un rendimento del capitale sopra il 7%, e diversi malandrini sono stati allontanati dalle sue torri a Franc…

In due settimane, Deutsche Bank e Commerzbank, le due banche simbolo della finanza tedesca, hanno perso un terzo del loro valore di Borsa. L'effetto della crisi di Credit Suisse ha creato un allarme che ha il tipo di carattere emotivo che è difficile prevenire e che si allarga ad ogni pretesto.

Due intermediari tedeschi sono scappati dai titoli di debito che assomigliano a quelli penalizzati nella crisi svizzera (At1), nonostante un sistema regolatorio che li tiene più al riparo nell'euro-area, prendendo di sorpresa il mercato. Piccoli volumi, ma sufficienti a far andare l'assicurazione contro il rischio di default delle obbligazioni di Deutsche Bank alle stelle e le sue azioni alle stalle.

Ci sono volute ore per attutire lo shock. Deutsche d'altronde non è più il rottame di cinque anni fa. È ben patrimonializzata, liquida, ha un rendimento del capitale sopra il 7%, e diversi malandrini sono stati allontanati dalle sue torri a Francoforte.

Ma la crisi in corso nei sistemi bancari occidentali è velenosa. Pensare che l'Europa, dove le banche hanno un ruolo molto maggiore che negli Usa, rimanesse al riparo era una rosea violenza del desiderio sulla realtà. Regole severe e capillari di vigilanza come quelle europee non sono sufficienti se il contagio segue canali oscuri assumendo una dinamica da branco.

Ma ovviamente non si tratta di sola psicologia. Da inizio secolo le banche centrali hanno messo in atto un'espansione monetaria esorbitante, crisi dopo crisi, dominate da emergenze finanziarie che si succedevano e senza prepararsi alle conseguenze di quando l'inflazione le avrebbe costrette a un precipitoso rientro. Un responsabile della vigilanza mi spiegava un mese fa che i suoi interlocutori si erano stufati di sentirgli gridare "al lupo".

Nell'ultima "revisione strategica" della Bce si era posto il problema di coordinare politica monetaria e stabilità finanziaria. Era già tardi. In vent'anni di tassi d'interesse vicini a zero, si sono accumulati investimenti rischiosi in cerca di rendimenti e ora i tassi in rapida salita stanno causando perdite potenziali, il valore degli immobili sta scendendo in Germania, le start-up californiane hanno quotazioni astratte, e cartolarizzazioni non regolate si scoprono alimentate solo dai continui flussi di liquidità.

Si tratta di rischi che le autorità di vigilanza talvolta non sono in condizione di controllare. D'altronde, perfino la quantità di dollari nel mercato globale si perde lungo percorsi inesplorabili.

La situazione richiede interventi immediati ed altri strutturali. Quelli urgenti come al solito faranno capo alla Bce che solo pochi giorni fa ha reso disponibile alle banche una linea di rifinanziamento simile a quella varata alla fine del 2011, al culmine della crisi dell'euro. Le banche stavano già recuperando profittabilità grazie ai margini tra i tassi bassi a cui si finanziano e quelli alti a cui prestano. Con nuovi finanziamenti della Bce ora possono resistere alla tempesta.

Che cosa succederà al contrasto dell'inflazione? Dopo essere stato subordinato al salvataggio della finanza per vent'anni e a quello dei governi nella crisi dell'euro, ora bisognerà tener conto anche della situazione geopolitica: l'Occidente non può permettersi una crisi finanziaria mentre contrasta autocrazie bellicose.

È anche possibile però che il rischio che è emerso nella finanza rallenti l'economia e con essa l'inflazione, togliendo un po' d'impiccio la Bce che a sua volta ha in portafoglio così tanti titoli di Stato, acquistati negli anni in cui i rendimenti erano bassi, da nascondere in bilancio una perdita potenziale che è meglio non emerga mai.