Quante morti, quanti incidenti, quanti pericoli e quanta disumanità bisogna ancora attendere? Questo di destra si sta rivelando un governo di sonnambuli. Addormentati nel sonno della ragione. Il disastro di questi giorni è l’ultima, drammatica dimostrazione che l’esecutivo Meloni sulla principale emergenza del momento – i migranti - non ci sta capendo letteralmente nulla. Hanno assunto il sonnifero dell’ideologia e non riescono a fare i conti con la realtà. Tutto è avvolto nel velo dell’incapacità e dell’assenza di pietà. Inerti e inermi. Senza un pensiero su come affrontare la situazione. Il confronto tra le parole pronunciate da Giorgia Meloni giovedì e venerdì scorsi al Consiglio europeo e quel che è accaduto ieri rappresenta una terribile esplosione di contraddizioni e incoerenze.
La premier si è infatti dichiarata soddisfatta dell’esito del vertice Ue. Ma soddisfatta d…
Quante morti, quanti incidenti, quanti pericoli e quanta disumanità bisogna ancora attendere? Questo di destra si sta rivelando un governo di sonnambuli. Addormentati nel sonno della ragione. Il disastro di questi giorni è l’ultima, drammatica dimostrazione che l’esecutivo Meloni sulla principale emergenza del momento – i migranti - non ci sta capendo letteralmente nulla. Hanno assunto il sonnifero dell’ideologia e non riescono a fare i conti con la realtà. Tutto è avvolto nel velo dell’incapacità e dell’assenza di pietà. Inerti e inermi. Senza un pensiero su come affrontare la situazione. Il confronto tra le parole pronunciate da Giorgia Meloni giovedì e venerdì scorsi al Consiglio europeo e quel che è accaduto ieri rappresenta una terribile esplosione di contraddizioni e incoerenze.
La premier si è infatti dichiarata soddisfatta dell’esito del vertice Ue. Ma soddisfatta di cosa? Due righe di nulla nel documento finale. Tutto rinviato a giugno. Se va bene. Una specie di unguento per detergere le ferite italiane.
Bisognerebbe allora chiedersi: come si può esprimere tanta contentezza dinanzi al vuoto? Quale scuola di trattativa politica porta a giocare le proprie carte in questo modo? Soprattutto come si può giustificare una presunta vittoria quando il giorno dopo si registrano 4500 sbarchi e 60 nuove vittime?
Purtroppo l’Italia si ritrova a mani vuote. Un Paese che dipende solo dalle condizioni meteorologiche. Appena il tempo migliora e le onde si placano, ecco arrivare la flotta dei trafficanti di esseri umani. Una “nazione” paralizzata dalle vacue parole d’ordine lanciate dall’esecutivo. A marzo si arriverà probabilmente alla cifra record di 10 mila arrivi: nel 2022 erano 1500. Con questo ritmo si sfonderà il tetto del 2016 di quasi duecentomila approdi. Dimostrazione, peraltro, che la tanto sbandierata norma sulle pene più severe per gli scafisti – approvata dopo la tragedia di Cutro – non ha impressionato nessuno.
Ma il punto cruciale è un altro. Il governo Meloni non sa cosa fare. Non si capisce quale sia la sua linea. A parte l’invocazione a non essere abbandonati dall’Ue, nessuno a Bruxelles ha capito cosa voglia davvero l’Italia. Non lo hanno capito perché la squadra meloniana non si è fatta carico nemmeno di presentare un proposta, un piano. Aspetta. E si dichiara soddisfatta del nulla. Intendiamoci: all’insipienza di questa destra corrisponde la paralisi di una Unione europea prigioniera degli interessi nazionali ed elettorali. Ma sono gli stessi interessi nazionali che Meloni difende a piè sospinto senza comprendere che li trasforma in disinteresse nazionale. Una Ue alle prese con diverse campagne elettorali, compresa quella per il Parlamento europeo tra un anno. E con una Commissione ormai al tramonto. Basti pensare che la titolare sulla migrazione, la svedese Johansson, è ormai delegittimata dal fatto che nel suo Paese ha vinto la destra e lei è socialista. Con la Francia impegnata a sedare le rivolte sulla riforma delle pensioni, la Germania a capire come tornare ad essere la solita locomotiva economica e la Spagna ad un passo dalle urne. Tutti semmai proccupati da un sola questione: i movimenti secondari, ossia i trasferimenti dei migranti dalla sponda di primo approdo agli altri Paesi.
Eppure, paradossalmente, l’Italia potrebbe esercitare un ruolo trainante. Ha già superato il test delle urne, la legislatura è all’inizio e il governo ha una maggioranza parlamentare solida. Ma non ne approfitta. Palazzo Chigi appare impegnato a occuparsi soprattutto di nomine e il ministro degli Interni Piantedosi è evidentemente ridimensionato dopo le gaffe – se così si possono eufemisticamente definire – di Cutro. Risultato: il vuoto.
Si tratta, però, di un pericolosissimo deserto di responsabilità e ragione. Ad un passo dai nostri confini ci sono situazioni endemicamente esplosive come la Libia, pronte a degenerare come la Tunisia e che possono rivelarsi un vero e proprio tsunami socio-economico come il Corno d’Africa. Nel giro di poche settimane, infatti, sono partiti dalla Somalia movimenti migratori per oltre 120 mila individui. La direzione è per ora l’Etiopia. Ma nei prossimi giorni e mesi? Il combinato disposto tra questa ondata complessiva e la guerra in Ucraina può davvero rappresentare l’innesco per un collasso europeo. L’Italia ha l’obbligo di indicare una traiettoria praticabile e realistica nella gestione dell’emergenza. In assenza le conseguenze saranno drammatiche. Cosa accadrebbe, ad esempio, se la Francia o l’Austria decidessero di sospendere l’Accordo di Schengen? Ma c’è un pericolo ulteriore. Questa maggioranza inadeguata potrebbe essere tentata da un’ulteriore radicalizzazione. A quel punto il mare indistinto di incapacità e cinismo si trasformerebbe nella palude più melmosa della disumanità.