Il declino demografico italiano non è ineluttabile. La Germania, un paese la cui popolazione sembrava destinata a diminuire sensibilmente all’inizio del nuovo millennio, è passata da 80 a 83 milioni di abitanti tra il 2011 e il 2021. Nello stesso decennio, l’Italia ha invece registrato un calo da 60 a 59 milioni di abitanti. Cosa possiamo imparare dal caso tedesco? Innanzitutto, la risposta tedesca è “bipartisan”, con l’accordo sostanziale dei due partiti più rappresentativi. Questo accordo è accompagnato dalla fiducia nella ricerca e nella raccolta di dati ad hoc, anche a seguito della fondazione di un nuovo istituto Max Planck per la ricerca demografica che ha affiancato un già grande centro pubblico di studi sulla popolazione. Le politiche adottate per contrastare il declino demografico tedesco percorrono due linee.
La prima linea di politiche guarda al lungo periodo e si focalizza sulla natalità. Inve…
Il declino demografico italiano non è ineluttabile. La Germania, un paese la cui popolazione sembrava destinata a diminuire sensibilmente all’inizio del nuovo millennio, è passata da 80 a 83 milioni di abitanti tra il 2011 e il 2021. Nello stesso decennio, l’Italia ha invece registrato un calo da 60 a 59 milioni di abitanti. Cosa possiamo imparare dal caso tedesco? Innanzitutto, la risposta tedesca è “bipartisan”, con l’accordo sostanziale dei due partiti più rappresentativi. Questo accordo è accompagnato dalla fiducia nella ricerca e nella raccolta di dati ad hoc, anche a seguito della fondazione di un nuovo istituto Max Planck per la ricerca demografica che ha affiancato un già grande centro pubblico di studi sulla popolazione. Le politiche adottate per contrastare il declino demografico tedesco percorrono due linee.
La prima linea di politiche guarda al lungo periodo e si focalizza sulla natalità. Investire sui bambini e sui giovani, riconoscendone il valore anche sociale e alleviando i costi per le famiglie, che desiderano avere un numero di figli maggiore di quello che effettivamente hanno. Spendere di più su un’istruzione di qualità e inclusiva in una società multiculturale. Favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia per le donne e non solo. Stabilire assegni monetari che accompagnino fino alla maggiore età. Di conseguenza, in Germania il numero medio di figli per coppia è salito da 1,4 del 2011 a 1,6 dieci anni dopo. Nello stesso decennio in Italia questo numero è calato invece da 1,4 a 1,25; pur positive, le misure più recenti come l’assegno unico non saranno sufficienti per un rimbalzo deciso nei prossimi anni.
La seconda linea di politiche guarda al presente e ai prossimi anni, e serve per “riempire i buchi” lasciati dal calo delle nascite negli anni passati, focalizzandosi sull’immigrazione. La Germania attrae lavoratori e migranti qualificati con le loro famiglie, con un picco durante la crisi dei rifugiati siriani nel 2015. Oggi è in prima linea con i rifugiati dall’Ucraina. Questa strategia basata sulle famiglie ha dato sia permessi per lavoratrici e lavoratori, rispondendo almeno in parte alle esigenze immediate del mercato del lavoro, sia linfa al sistema scolastico e al mercato del lavoro tra una decina d’anni con i loro figli. La strategia è stata accompagnata da maggiori investimenti nelle politiche di integrazione, più semplice quando invece di “braccia” si attirano famiglie.
Per questo, nel decennio 2011-2021, in Germania il numero di stranieri è quasi raddoppiato, passando da 6 a 11 milioni. In Italia l’aumento nello stesso periodo è stato da 4 a 5 milioni. La popolazione tedesca sarebbe senz’alcun dubbio decisamente calata senza questo incremento deciso della popolazione straniera, indipendentemente dall’aumento della natalità.
Come contrastare il declino demografico italiano, lo spopolamento in molte aree del paese, la velocità dell’invecchiamento della popolazione e la rarefazione delle generazioni più giovani? Seguiamo, adattandolo ai nostri bisogni, l’esempio tedesco. Rispondiamo con un approccio basato su due linee politiche che sia il più possibile condiviso dalle grandi forze democratiche e credibilmente stabile per i prossimi anni, quasi a livello costituzionale. Politiche demografiche “slow”, di lungo periodo, che rafforzino e stabilizzino le misure amichevoli nei confronti delle nascite e delle famiglie, già in gran parte approvate sia dal centro-destra sia dal centro-sinistra. Politiche demografiche “fast”, che puntino in modo proattivo e realistico in termini di numeri all’immigrazione di famiglie, con lavoratori, bambini e studenti che vogliano costruire il loro futuro in Italia, investendo in modo significativo sulla loro integrazione: qui le divisioni sono invece evidentissime. Se non adotteremo questo schema a due linee, il declino demografico italiano nei decenni a venire sarà ineluttabile.