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Polonia chiama Europa

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Il discorso del premier Morawiecki all'Università di Heidelberg rilancia la necessità di un coordinamento più stretto dell'Alleanza atlantica contro i sogni imperiali di Putin
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Per quanto riguarda l'Alleanza atlantica, si sa: invadendo l'Ucraina, Putin è riuscito nella prodezza di far chiedere a Svezia e Finlandia l'adesione alla Nato e di far sì che un giorno vi aderisca anche l'Ucraina. Ma che cosa è accaduto all'altro suo avversario, questa Unione europea che tanto disprezzava e di cui si riprometteva di mettere in luce la debolezza disgregandola?
Beh, il presidente russo è riuscito nel prodigio di fare dell'Ue un'unione politica, e per convincersene è sufficiente leggere il discorso che il Primo ministro polacco ha letto qualche giorno fa all'Università di Heidelberg. Sia chiaro: non soltanto l'Unione, grazie a Putin, sta per allargarsi e accogliere Ucraina, Moldavia, Balcani occidentali, senza dubbio anche Georgia, Paesi che aderiranno alla sua linea d'azione, ai suoi investimenti e alle sue normative.

Per quanto riguarda l'Alleanza atlantica, si sa: invadendo l'Ucraina, Putin è riuscito nella prodezza di far chiedere a Svezia e Finlandia l'adesione alla Nato e di far sì che un giorno vi aderisca anche l'Ucraina. Ma che cosa è accaduto all'altro suo avversario, questa Unione europea che tanto disprezzava e di cui si riprometteva di mettere in luce la debolezza disgregandola?
Beh, il presidente russo è riuscito nel prodigio di fare dell'Ue un'unione politica, e per convincersene è sufficiente leggere il discorso che il Primo ministro polacco ha letto qualche giorno fa all'Università di Heidelberg. Sia chiaro: non soltanto l'Unione, grazie a Putin, sta per allargarsi e accogliere Ucraina, Moldavia, Balcani occidentali, senza dubbio anche Georgia, Paesi che aderiranno alla sua linea d'azione, ai suoi investimenti e alle sue normative.


Di per sé, questo nuovo allargamento fortificherà in modo considerevole il peso demografico, economico e militare dell'Unione. In sintesi, ne espanderà la forza d'attrazione. C'è da tenere presente, naturalmente, anche un altro dei punti che Morawiecki ha sottolineato nel suo discorso: l'insieme dei Paesi usciti dal blocco sovietico vuole contrapporre al più presto ai sogni di ricostruzione imperiale di Putin un fronte il più ampio possibile. Lo auspicano da sempre, prima ancora del 24 febbraio 2022, ma a ciò si accompagna oggi una novità assoluta, tenuto conto che il Primo ministro polacco ha perorato, quasi simultaneamente e con altrettanto vigore, la causa di una Difesa europea.

 


Mentre dobbiamo "rafforzare ed espandere la Nato, dobbiamo costruire anche le nostre capacità di difesa" ha detto. A porte chiuse, i dirigenti polacchi lo ammettono sempre più esplicitamente da quando il candidato e presidente Trump ha attaccato l'Alleanza atlantica. Prima d'ora, però, nessun responsabile politico di alto livello si era mai espresso con tanta chiarezza sulla necessità per l'Europa di potersi difendere da sola, se si trovasse nella situazione di doverlo fare. "Vorrei" ha detto il Primo ministro polacco, "che i Paesi europei disponessero di forza militare sufficiente a non aver bisogno di sostegno esterno in caso di attacco e potessero fornire aiuto militare ad altri Paesi. Oggi le cose non stanno così perché, senza il coinvolgimento americano, l'Ucraina non esisterebbe più e il Cremlino sarebbe passato alla vittima seguente".


In francese questa si chiama "autonomia strategica" ma, se non l'ha detto esplicitamente, di certo Morawiecki ne ha condiviso lo spirito così bene da spingersi a chiedere che le spese militari degli Stati membri siano detratte dal calcolo dei disavanzi di bilancio, il famoso tetto del 3 per cento fissato dai parametri di Maastricht.
Non lo abbiamo sottolineato abbastanza: Polonia e Francia stanno già convergendo su alcuni punti importanti, quelli che faranno dell'Ue un'unione politica. Non lo si è compreso abbastanza: la Polonia approva fino in fondo la necessità di una Difesa europea che adesso sta per riscuotere l'unanimità nell'Unione. Come si spiega che questa evoluzione, così fondamentale e decisiva, sia accolta da un grande silenzio?


Ciò dipende dal fatto che la destra polacca al potere è a tal punto profondamente reazionaria da essere diventata assai poco frequentabile, e dal fatto che il suo Primo ministro a Heidelberg ha insistito a lungo sul rifiuto di una nuova evoluzione federale dell'Unione. Al contrario, egli ha auspicato che siano limitati gli ambiti di competenza comune e ha caldeggiato entusiasticamente un'Europa delle nazioni nella quale l'unanimità resti la regola.
La sua idea di Europa non è né quella di Parigi né quella di Berlino, ma dobbiamo preoccuparci di questo e denunciare un inizio di disintegrazione dell'Unione? Oppure, al contrario, dobbiamo vedervi la dinamica nella quale Putin inquadra la Polonia e la spinge a perseverare?


Dal momento che la piccola Estonia - quello tra i 27 stati dell'Unione che avrebbe maggiormente bisogno di credere nella continuità dell'ombrello americano - invita gli stati membri ad acquistare munizioni insieme; dal momento che è inteso che l'Unione si debba armare insieme con bilanci comuni e fare fronte comune nel sostegno all'Ucraina; dal momento che la Polonia chiede intanto ai suoi 26 partner di dotarsi di una Difesa comune, di fatto stiamo marciando verso un'unione politica.
Non lo diciamo, lo stiamo facendo, e le nostre divergenze sul livello di federalismo al quale dovremmo arrivare, sul ritmo da tenere, sulla scadenza da rispettare e sugli ambiti precisi, nella fattispecie sono del tutto secondarie. Un giorno conteranno. Quel discorso tornerà a essere importante quando avremo una Difesa comune, industrie di armi paneuropee e, di conseguenza, ricerca e politiche industriali comuni. Quel giorno sarà il momento giusto per chiederci chi vuole spingersi ancora oltre, a quale velocità e se è indispensabile o meno essere d'accordo all'unanimità sulle fasi successive. Per adesso, però, i compiti sulla realizzazione dei quali convergiamo sono molto impegnativi e dobbiamo consacrare loro tutti i nostri sforzi e rimandare a più tardi i dibattiti di domani.


Il discorso di Heidelberg segna una svolta. Germania e Spagna, Francia e Italia, Benelux e Paesi scandinavi, Grecia e Portogallo, Romania, Repubblica Ceca e tutta l'Europa centrale devono rispondere al più presto, calorosamente, positivamente, andando al sodo e accogliendo subito la proposta della Polonia.

Traduzione di Anna Bissanti