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Contro il suicidio da social

Negli Stati Uniti aumentano in modo deciso i giovani che si isolano su TikTok per poi togliersi la vita
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"Mister Chew, è la sua azienda ad aver distrutto le loro vite!": nel momento più drammatico dell'audizione al Congresso Usa per Shou Zi Chew, amministratore delegato del popolare social media cinese TikTok, il deputato repubblicano della Florida Gus Bilirakis investe direttamente il manager per l'epidemia di suicidi che affligge la generazione dei teenager, attribuita, da vari studiosi, alla frenesia delle piattaforme web. Nelle tribune del pubblico, in lacrime, siedono i genitori di Chase Nasca, sedicenne che, l'anno scorso, si è tolto la vita dopo avere, ossessivamente, riguardato video di suicidi su TikTok.


Davvero l'abuso di social medi…

"Mister Chew, è la sua azienda ad aver distrutto le loro vite!": nel momento più drammatico dell'audizione al Congresso Usa per Shou Zi Chew, amministratore delegato del popolare social media cinese TikTok, il deputato repubblicano della Florida Gus Bilirakis investe direttamente il manager per l'epidemia di suicidi che affligge la generazione dei teenager, attribuita, da vari studiosi, alla frenesia delle piattaforme web. Nelle tribune del pubblico, in lacrime, siedono i genitori di Chase Nasca, sedicenne che, l'anno scorso, si è tolto la vita dopo avere, ossessivamente, riguardato video di suicidi su TikTok.


Davvero l'abuso di social media, e la tossicodipendenza psicologica da contenuti condivisi online, possono indurre un adolescente al gesto estremo della morte? Al McLean, ospedale psichiatrico di Boston, i medici considerano uno studio redatto in Gran Bretagna, che associa, dal 2018, ansia, stress, depressione, insonnia, disagi psicologici ai social media che, secondo i sondaggi Pew, coinvolgono il 69% degli adulti e l'81% degli under 20 negli Stati Uniti.
I Centers for Disease Control, che monitorano la salute pubblica Usa, notano come, dal 2010 al 2020, il numero dei suicidi nella fascia di età 10-19 anni, la già beata stagione di American Graffiti, siano aumentati del 45,5%. Nel 2011 una ragazza su cinque confessava di aver meditato se togliersi la vita, nel febbraio del 2023 il sondaggio Cdc testimonia di uno spaventoso 33% di studentesse liceali che sta considerando se morire per scelta.


Jonathan Haidt, professore della New York University citato dal Financial Times, non ha dubbi: "Le ricerche abbondano. Da quando social media e web ubiquo ci dominano le vite, la salute mentale è precipitata, soprattutto fra le giovani donne". Un articolo del Journal of Business, diffuso da aprile, citerà gli stimoli eccessivi al narcisismo, il perenne confronto con i coetanei, resi perfetti da like e video, la crudeltà dei commenti, le maligne rivelazioni sulla vita privata quotidiana, la contrazione all'autostima, il terrore di essere esclusi (Fomo, in sigla inglese) come fonti tossiche della depressione online, veleni capaci di perdere anime fragili.
Al Congresso, Chew si è difeso, evocando i milioni di utenti che ricavano invece da TikTok gioia, allegria, senso di comunità, e analoghe reazioni vengono, di routine, dalle altre piattaforme. La psicologa Jean Twenge, di San Diego, offre infatti un diverso punto di vista, le ragazze che accompagnano l'uso intenso dei social media a una altrettanto vivace rete di relazioni personali, scuola, famiglia, sport, quartiere, volontariato, hobby, non soffrono dei mali associati alle piattaforme.


Sorge dunque il dubbio: sono i social media ad accendere l'epidemia di suicidi e disagio, o è il nostro tempo disperato, patria di ragazzi nati durante la crisi finanziaria 2008, il caos di Brexit, Trump, guerre e terrorismi nazionali, la perdita di lavoro e status per ceti medi e operai, emigrazioni forzate, choc culturali e di identità? Chase Nasca e i suoi fratelli e sorelle nel dolore, sono vittime di un algoritmo o del ritmo, senza requie, del XXI secolo? Stiamo accusando lo specchio, che solo riflette il volto malinconico di figli e nipoti?
Michelle Flaubert, della Georgia University, dedica un suo saggio al Suicidal Romanticism, la seduzione della morte nell'epoca romantica. Non si suicidano forse Jacopo Ortis di Foscolo e Werther di Goethe? Non riflette questa identica inquietudine la classica Anatomia della malinconia di Burton (Feltrinelli), già nel 1621, arrivando struggente fino a Mary Shelley, Tennessee Williams, Jack London, Virginia Woolf e Cesare Pavese?


Nel dubbio è salutare che le piattaforme implementino, da subito, misure capaci di contenere bullismo, violenza, disinformazione, molestie, che la scuola insegni in classe e-literacy per avviare a buone pratiche online (altro che vietare ChatGPT4 e Intelligenza Artificiale, come blaterano i soliti luddisti!), che le famiglie comprendano che dare un cellulare a un bambino vale il metterlo al volante in autostrada. La Favola dei Social Strega Cattiva non ci parla di digitale, ci parla di natura umana, non sono troppi pixel ad uccidere i ragazzi, è la solitudine cui li stiamo abbandonando, senza alibi.
Instagram @gianniriotta