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Dopo Covid e guerra, l'Unione (europea) fa la forza

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L'Ue ha risposto alla pandemia e alla guerra in Ucraina con coraggio. E ora gode di consenso. Ma le sfide che deve affrontare sono imponenti
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È primavera a Bruxelles e l'Unione europea la sente addosso. La guerra in Ucraina ha galvanizzato i suoi leader e le sue istituzioni. "La guerra ci ha ricordato cos'è realmente l'Europa" mi sono sentito ripetere durante una visita nella capitale dell'Ue. Secondo una teoria diffusa le crisi sarebbero il volano dell'integrazione europea.

In realtà a volte è vero, a volte no. Bisognerebbe essere eurottimisti entusiasti, ad esempio, per sostenere che la crisi dei profughi del 2015/16 ha promosso l'unità. Ma nelle due ultime grandi crisi, la pandemia da Covid e la guerra in Ucraina, abbiamo visto in atto il meccanismo di "sfida e risposta" identificato dallo storico Arnold Toynbee come uno dei modelli della storia.

L'Ue ha risposto alla pandemia con coraggio: oltre 750 miliardi di euro di finanziamenti per la ripresa degli Stati membri con NextGenerationEu. In un colpo solo sono stati abbattuti due tab&ugr…

È primavera a Bruxelles e l'Unione europea la sente addosso. La guerra in Ucraina ha galvanizzato i suoi leader e le sue istituzioni. "La guerra ci ha ricordato cos'è realmente l'Europa" mi sono sentito ripetere durante una visita nella capitale dell'Ue. Secondo una teoria diffusa le crisi sarebbero il volano dell'integrazione europea.

In realtà a volte è vero, a volte no. Bisognerebbe essere eurottimisti entusiasti, ad esempio, per sostenere che la crisi dei profughi del 2015/16 ha promosso l'unità. Ma nelle due ultime grandi crisi, la pandemia da Covid e la guerra in Ucraina, abbiamo visto in atto il meccanismo di "sfida e risposta" identificato dallo storico Arnold Toynbee come uno dei modelli della storia.

L'Ue ha risposto alla pandemia con coraggio: oltre 750 miliardi di euro di finanziamenti per la ripresa degli Stati membri con NextGenerationEu. In un colpo solo sono stati abbattuti due tabù. Si è passati al debito europeo condiviso e il denaro andrà sotto forma di sovvenzioni, non solo prestiti, ai Paesi colpiti, come l'Italia. I leader europei hanno fatto finalmente quello che avrebbero dovuto fare dieci anni prima per la crisi dell'Eurozona.

Ancor più notevole è stata la risposta alla guerra in Ucraina. Anche se i nazionalisti come Orbán hanno remato contro, la solidarietà europea ha retto per le sanzioni ai danni della Russia. I profughi ucraini sono stati accolti in tutto il blocco. L'Ue quest'anno eroga all'Ucraina aiuti economici per 18 miliardi di euro. Non solo molti Stati membri hanno offerto sostegno militare, oggi si ricorre al cosiddetto Strumento europeo per la pace per autorizzare acquisti di armi e munizioni destinate alle forze armate ucraine.

Inoltre le istituzioni europee hanno dato prova di leadership strategica. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha trovato sul treno per Kiev le sue buone ragioni. Josep Borrell, capo della politica estera dell'Unione, ha sostenuto la necessità di estendere la portata dello Strumento europeo per la pace.

Il Parlamento europeo è stato determinante nel portare avanti l'agenda dell'allargamento a Est. L'Unione oggi ha un progetto geostrategico che prevede un nuovo ciclo di allargamento a includere l'Ucraina, la Moldavia e forse la Georgia oltre ai Balcani occidentali, e un altro per sicurezza energetica e transizione ecologica.

Questa Unione gode di consenso. Il recente sondaggio Eurobarometro indica che, considerando la media dei 27 Stati membri, la maggior parte dei cittadini europei "tende ad avere fiducia" nelle istituzioni Ue più di quanta ne abbia nei propri governi (il 47% contro il 32). Il 45% ha un'idea positiva dell'Ue, contro quella negativa del 18%. Il 62% si dice ottimista sul futuro dell'Ue contro il 35% di pessimisti. Un altro sondaggio rivela che, dopo la Brexit, i britannici nutrono più fiducia nell'Ue che nel proprio governo.

E ora gli aspetti negativi. Le politiche di molti Stati membri raccontano una storia meno confortante e le sfide che l'Unione deve affrontare sono imponenti. Analizzando i dati di Eurobarometro si scoprono i risultati di un quesito ricorrente. Gli intervistati devono manifestare accordo o disaccordo con l'affermazione: "(il nostro Paese) potrebbe affrontare meglio il futuro fuori dall'Ue". Prima della Brexit il 34% degli intervistati nei 28 Paesi Ue si diceva d'accordo. Quest'anno nella Ue senza i britannici la quota è pari al 27%. In Slovenia è al 42%, in Croazia al 41%, in Polonia al 40%, e in Austria al 38%. Persino in Belgio è al 33%.

Questo non significa che qualcuno seguirà l'esempio britannico. Quello che è successo in Gran Bretagna dopo il 2016 scoraggerebbe i più. Ma significa che ci sono tanti europei scontenti dell'Ue e i leader populisti intendono trasformarla piuttosto che abbandonarla. È affascinante che gli ungheresi convinti che starebbero meglio fuori dall'Ue (27%) siano meno dei francesi (28%). Dopo tutto Orbán è il leader che oggi vive il sogno di Johnson. Ha la botte europea piena e la moglie ubriaca.

L'Ungheria, Stato membro dell'Ue, non è più una democrazia. I leader polacchi sono decisi a vincere le elezioni e proseguire l'orbanizzazione à la polonaise. Nei Paesi Bassi un partito populista rurale minaccia di sconvolgere il panorama politico dopo aver ottenuto ottimi risultati alle elezioni provinciali. In Austria il Partito della Libertà, formazione di estrema destra anti immigranti, è in testa nei sondaggi.

La premier italiana è post-neo-fascista anche se si muove piuttosto responsabilmente su questioni chiave come l'Ucraina e l'Eurozona. Le proteste in Francia non lasciano presagire nulla di buono per Macron. Gli osservatori assegnano già a Le Pen le possibilità di vittoria alle presidenziali 2027. Il 57% dei francesi ha risposto che "tendenzialmente non ha fiducia" nell'Ue.

Questo prima delle minacce esterne senza precedenti. Il maggior conflitto bellico in Europa dal 1945. Il bromance tra dittatori di Xi Jinping e Putin. Altri Paesi come India, Turchia, Sudafrica e Brasile che mantengono buoni rapporti con Putin anche se porta avanti una guerra neocoloniale con elementi genocidi.

Gli Stati Uniti che potrebbero ritornare trumpiani, con o senza Trump. Il riscaldamento globale che si avvia a superare di 1,5 gradi i livelli preindustriali; la popolazione mondiale che ha superato gli 8 miliardi; le diseguaglianze tra Paesi ricchi e poveri; tutto questo contribuisce alle pressioni migratorie che vengono poi sfruttate dai populisti xenofobi in Europa.

Ah, dimenticavo, il rischio di un conflitto armato tra Usa e Cina riguardo a Taiwan. Vado avanti? Lo stato di questa unione è forte. Ma dovrà esserlo molto di più per gestire le enormi sfide esterne ed esterne.

Traduzione di Emilia Benghi