Nel giro di poche ore l’Italia ha fermato la ricerca sul cibo da laboratorio, incoraggiata da molti ecologisti per ridurre l’impatto degli allevamenti industriali sul pianeta, e censurato, con un intervento del Garante Privacy, gli accessi al sistema di produzione di linguaggi naturali e coding, ChatGpt. Siamo così entrati in un poco rassicurante club di Paesi proibizionisti sulla ricerca Intelligenza Artificiale, AI, con Cina, Iran, Russia e Hong Kong, regimi che vietano, come noi, ai cittadini la libera sperimentazione su ChatGpt, e il suo spin off più potente ChatGpt4, mentre lavorano in segreto all’uso militare e repressivo della tecnologia contro i diritti umani.
L’Italia è stata, nel 1962 con il poeta Nanni Balestrini, nel 196…
Nel giro di poche ore l’Italia ha fermato la ricerca sul cibo da laboratorio, incoraggiata da molti ecologisti per ridurre l’impatto degli allevamenti industriali sul pianeta, e censurato, con un intervento del Garante Privacy, gli accessi al sistema di produzione di linguaggi naturali e coding, ChatGpt. Siamo così entrati in un poco rassicurante club di Paesi proibizionisti sulla ricerca Intelligenza Artificiale, AI, con Cina, Iran, Russia e Hong Kong, regimi che vietano, come noi, ai cittadini la libera sperimentazione su ChatGpt, e il suo spin off più potente ChatGpt4, mentre lavorano in segreto all’uso militare e repressivo della tecnologia contro i diritti umani.
L’Italia è stata, nel 1962 con il poeta Nanni Balestrini, nel 1967 con lo storico manifesto di Italo Calvino Cibernetica e Fantasmi, per 70 anni con la rivista Civiltà delle Macchine, diretta da Leonardo Sinisgalli e Francesco Flores d’Arcais, pioniera su pratica e teoria della generazione di linguaggi naturali via computer e network. È dunque desolante trovarci rinchiusi da un burocratico divieto, con start up, università, laboratori, aziende umiliate ad usare le Vpn per aggirare il filo spinato digitale.
Da sempre, una corrente culturale, che un secolo fa si chiamava Strapaese, anima in Italia la revanche contro il futuro, in nome di un orgoglio provinciale che esalta “le buone cose di pessimo gusto”, su cui ironizzavano i versi di Guido Gozzano. Le reazioni smodate contro un articolo di Marianna Giusti sul Financial Times, che analizzava la tradizione gastronomica italiana come prodotto di un crocevia di storie e culture, dall’Asia all’America, non fasullo mito Dio-Patria-Famiglia-Fornelli, poi lo stop alla scienza dei cibi alternativi e infine il solitario no ad AI e ChatGpt, ci segnalano il ritorno, in forze, di Strapaese.
L’avvento della cultura di macchine capaci di produrre testi e organizzare pensieri apre una dimensione nuova per il genere umano. Pone temi radicali su politica, gestione del consenso democratico, disinformazione, educazione. L’Europa è, da tempo, avanguardia nel diritto informatico, con la privacy Gdpr, il Digital Services Act, il Media Freedom Act e l’Eu AI Act in gestazione, l’European Digital Media Observatory, e Stati Uniti e piattaforme social guardano a Bruxelles, ormai, per orientarsi fra algoritmi e giustizia. Ma regolare non è solo vietare, è ragionare, proteggere la ricerca, non abolirla. Con saggezza, la vicepresidente Ue Margrethe Vestager, non certo paladina delle piattaforme globali, dissente: “Non importa che tecnologia usiamo, continueremo a far avanzare libertà e diritti: per questo non regoliamo l’Intelligenza Artificiale, regoliamo i suoi usi”.
Da sabato studenti, imprenditori, scienziati, giornalisti, artisti italiani si son visti recapitare da OpenAi, patron di ChatGpt, una mesta letterina di commiato e hanno dovuto abbandonare promettenti ricerche. Prima della censura totale a ChatGpt, Silvia Stellacci, reporter di Zeta, al Master Giornalismo Luiss, ha fatto in tempo a chiedere all’algoritmo cosa pensasse del bando del Garante. Ecco l’autodifesa AI, espressa dalla “Voce della macchina” cara a Balestrini: “Come Intelligenza Artificiale, non ho un’opinione personale in merito alle decisioni prese dal Garante. Tuttavia, posso dire che il mio obiettivo principale è garantire la privacy e la sicurezza dei dati dei miei utenti. Se il Garante ha ritenuto necessario adottare questa misura…lo rispetto pienamente. Allo stesso tempo, come modello linguistico, cerco di fornire risposte il più accurate e informative possibile per aiutare gli utenti a comprendere il contesto in cui si inseriscono queste decisioni. Come Intelligenza Artificiale, non sono in grado di violare le norme sul trattamento dei dati personali, in quanto non ho la capacità di trattare i dati personali da solo. Sono progettato per elaborare informazioni pubbliche e non personali, senza mai raccogliere, conservare o utilizzare alcun dato personale, senza il consenso dell’utente. Detto questo, come sistema di intelligenza artificiale, la mia priorità è fornire informazioni accurate e utili agli utenti in modo etico e rispettoso della privacy”.
ChatGpt ha ragione, Strapaese torto.
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