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Un atto di inedita coerenza

Il commissariamento del Pd campano voluto da Schlein pone fine al regno di De Luca
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Elly Schlein sta facendo nei confronti di Vincenzo De Luca, presidente della regione Campania e "cacicco" per eccellenza, quello che nessun segretario del Pd prima di lei ha mai fatto, cioè far seguire alle parole i fatti. Il commissariamento del partito campano è uno di quegli atti così forti, così inediti, così chiari che preludono alla fine politica di uno degli uomini più chiacchierati, più controversi, più lontani dai valori di una rinnovata sinistra europea che la Schlein ha intenzione di portare avanti. De Luca è forse il caso più clamoroso di degenerazione politica dentro il Pd, un problema che andava risolto molti anni fa e che si è protratto o per vigliaccheria dei gruppi dirigenti centrali o perché si riteneva necessario il suo sostegno per essere eletti segretari nazionali. Da Bersani a Renzi, da Franceschini a Zingaretti, da Martina a Letta, tutti lo hanno sostenuto e si sono fat…

Elly Schlein sta facendo nei confronti di Vincenzo De Luca, presidente della regione Campania e "cacicco" per eccellenza, quello che nessun segretario del Pd prima di lei ha mai fatto, cioè far seguire alle parole i fatti. Il commissariamento del partito campano è uno di quegli atti così forti, così inediti, così chiari che preludono alla fine politica di uno degli uomini più chiacchierati, più controversi, più lontani dai valori di una rinnovata sinistra europea che la Schlein ha intenzione di portare avanti. De Luca è forse il caso più clamoroso di degenerazione politica dentro il Pd, un problema che andava risolto molti anni fa e che si è protratto o per vigliaccheria dei gruppi dirigenti centrali o perché si riteneva necessario il suo sostegno per essere eletti segretari nazionali. Da Bersani a Renzi, da Franceschini a Zingaretti, da Martina a Letta, tutti lo hanno sostenuto e si sono fatti da lui sostenere. Gli imbrogli nel tesseramento sono cose note da tanti anni così come i voti truccati alle primarie, di cui si è occupata anche la magistratura.

De Luca ha rappresentato appieno il processo di rifeudalizzazione della politica meridionale, favorito anche dal meccanismo delle primarie dentro un sistema partitico correntizio. Con il controllo delle tessere De Luca ha consolidato in Campania un nuovo modello partitico: non più e non tanto il "partito personale" ma il "partito a mezzadria", con una cessione di podestà del potere centrale a forme di padrinato locale. Un ritorno alle modalità di fine Ottocento basate sul notabilato, sul familismo, sul trasformismo, in assenza di forti idealità e di una organizzazione in grado di sottomettere le aspirazioni personali e familiari a interessi collettivi. De Luca concepisce la politica come forza, come intrigo, come alleanze che continuamente si disfanno, come obbedienza cieca dei suoi accoliti. Come tutti gli autoritari non sopporta le regole democratiche e le leggi dello Stato, né tantomeno le critiche della stampa e degli oppositori interni. Il turpiloquio e l'offesa ai difetti fisici degli avversari è stato il suo stile comunicativo. È un clientelare stalinista, un Gava dei nostri tempi, un impasto originale delle scorie tossiche della storia della Dc e del Pci. L'ex comunista crede che non debba mai rispondere dei mezzi usati per piegare la politica amministrativa ai propri fini. Anche se quei mezzi sanno di amoralità e sconfinano con l'immoralità. De Luca ha sempre creduto di guidare un regno e non una semplice regione.
D'altra parte, se mantiene al suo fianco come segretario particolare un condannato a 18 mesi per corruzione, siamo di fronte a uno schiaffo ai valori della sinistra storica e a quelli semplici di decenza.


Perciò ho apprezzato le parole della Schlein contro il terzo mandato ai presidenti delle Regioni, misura necessaria per mettere un argine all'idea della politica come professione a vita. De Luca ha già dichiarato che lui "si candiderà in eterno". Il no al terzo mandato è già scritto nel nuovo statuto del Pd. Attendo con la fiducia degli incorreggibili ottimisti che Schlein lo faccia rigorosamente applicare.
La storia dei partiti in Italia ci dimostra che quando troppo a lungo si tollerano clientele e affarismi si deteriora tutto il patrimonio valoriale della comunità degli iscritti, e si fa una brutta fine.