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Le donne laiche superano quelle religiose

Il sorpasso per la prima volta dal 1993, ma la decrescita è iniziata nel 2005
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Le donne hanno sempre rappresentato il vero pilastro della pratica regolare religiosa nel nostro Paese. Questo pilastro ormai vacilla. Le donne che non si recano mai in un luogo di culto superano quelle che vi si recano ogni settimana. Per la prima volta dal 1993 (inizio della serie storica Istat).
La pratica religiosa regolare è sempre stata maggiore tra le donne, ma le differenze di genere sono diminuite nel tempo. Venti anni fa erano di 16 punti percentuali, ora solo di 7.


Non c'è quindi da meravigliarsi che anche le donne siano arrivate al sorpasso delle non praticanti sulle praticanti regolari. Dal 2005 è cominciata a crescere la quota di cittadine che non praticavano. Prima lentamente, anno dopo anno, e poi incrementando di 5 punti negli ultimi due anni, proprio in concomitanza con la pandemia. E così in 20 anni si è dimezzata la percentuale di donne che si recano in un luogo di culto ogni settimana, dal 44% al 22%, a quasi un quinto.


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Le donne hanno sempre rappresentato il vero pilastro della pratica regolare religiosa nel nostro Paese. Questo pilastro ormai vacilla. Le donne che non si recano mai in un luogo di culto superano quelle che vi si recano ogni settimana. Per la prima volta dal 1993 (inizio della serie storica Istat).
La pratica religiosa regolare è sempre stata maggiore tra le donne, ma le differenze di genere sono diminuite nel tempo. Venti anni fa erano di 16 punti percentuali, ora solo di 7.


Non c'è quindi da meravigliarsi che anche le donne siano arrivate al sorpasso delle non praticanti sulle praticanti regolari. Dal 2005 è cominciata a crescere la quota di cittadine che non praticavano. Prima lentamente, anno dopo anno, e poi incrementando di 5 punti negli ultimi due anni, proprio in concomitanza con la pandemia. E così in 20 anni si è dimezzata la percentuale di donne che si recano in un luogo di culto ogni settimana, dal 44% al 22%, a quasi un quinto.


L'allontanamento dalla pratica regolare è evidentissimo tra le giovani. Quelle di 18-24 anni che non praticano mai sono quattro volte e mezzo quelle che lo fanno regolarmente. Dieci anni fa erano solo qualche punto in più. Tra 25 e 34 anni sono più del triplo. Tra 35 e 44 sono il doppio. Tra le bambine da 6 a 13 anni il sorpasso non c'è stato. Ma quelle che non praticano mai sono quadruplicate in 20 anni. Anche tra le anziane il sorpasso non c'è stato, e non perché non ci sia stata una diminuzione della pratica regolare, ma perché le anziane transitano di più dalla pratica regolare a quella irregolare, piuttosto che alla non pratica.


Il fenomeno è trasversale ed è particolarmente di rilievo, perché avviene in un periodo, l'ultimo ventennio, caratterizzato da crescita dell'invecchiamento della popolazione e aumento dei migranti. Ambedue elementi che dovrebbero contribuire a sostenere i livelli di pratica religiosa, indipendentemente dalla religione professata.
Tra le laureate il sorpasso era già avvenuto nel 2018 e riguarda tutte le fasce di età, tranne le anziane. Tra le diplomate due anni dopo, tra le lavoratrici già dal 2016.
Non emerge una particolare differenza a seconda dei tipi di lavoro svolti dalle donne. Operaie, impiegate, libere professioniste o imprenditrici, tutte ne sono interessate. Resistono soltanto le casalinghe e le ritirate dal lavoro. La crescita del livello di istruzione delle donne e della partecipazione al lavoro hanno contribuito non poco a questo cambiamento in atto.


Il fenomeno era già in corso nella popolazione maschile, in questo caso il sorpasso - tra praticanti e non - era avvenuto già dal 2012. E aveva interessato tutte le zone del Paese. Le differenze territoriali nella pratica religiosa sono sempre state molto accentuate. I livelli più alti di pratica si raggiungono tuttora nelle regioni del Sud. Ad eccezione della Sardegna che si stacca dal resto del Mezzogiorno, presentando un'assenza di pratica tra le più alte in Italia (37,5%) insieme a Val d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Emilia Romagna, Liguria. Tra le regioni del Nord è molto interessante il caso del Veneto. Questa regione si collocava al terzo posto per livelli di pratica religiosa nel 2001, ma ora anche in Veneto è avvenuto il sorpasso.


Il processo di secolarizzazione dilaga trasversalmente e non risparmia neanche il Sud del Paese. Il sorpasso è avvenuto anche qui, anche se non in tutte le regioni. Non in Campania, non in Sicilia.
Prosegue anno dopo anno, anche tra le donne, come negli altri Paesi.
Non dobbiamo meravigliarci, cambiano parallelamente gli stili di vita, emergono nuove tipologie di famiglie, ci si sposa di meno, i matrimoni per più della metà sono ormai civili, e crescono le libere unioni.
Al di là del giudizio che si possa dare, dobbiamo registrare, che, come in gran parte dei Paesi avanzati, anche da noi, la pratica religiosa regolare non è più un fattore largamente diffuso come nel passato e connotante il modo dominante di pensare ed interpretare l'esistenza. Certo è che ciò avrà e ha già conseguenze sulle modalità del vivere quotidiano, di formazione dei diversi tipi di famiglia, sulla dissoluzione delle unioni, e sulle variegate forme del vivere familiare.


L'intervento dell'autrice è a carattere personale