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L'allargamento della Nato porterà la sicurezza

Ucraina: tre carri armati russi e un veicolo da combattimento di fanteria distrutti dalla 36a brigata 

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Si è detto molto sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina una volta finita la guerra. Una delle idee è varare un programma di armamento su larga scala per trasformare l’Ucraina in un «porcospino», troppo difficile da attaccare e divorare. Questo piano potrebbe essere accompagnato da una garanzia di sicurezza bilaterale da parte degli Stati Uniti (come quella che esiste con Israele) o di altri Stati membri della Nato e non. Un recente articolo su Foreign Affairs proponeva una forza di stabilità multinazionale guidata da un’alleanza, con la presenza diretta di soldati americani.
Tutte queste proposte, tuttavia, presentano dei problemi. In sostanza, non si tratta altro che di tentativi per girare intorno a quella che è la conclusione più ovvia: l’Ucraina deve entrare a far parte della Nato.
Quando l’attuale fase della guerra finirà, l’Ucraina disporrà delle forze armate più nutrite, e…

Si è detto molto sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina una volta finita la guerra. Una delle idee è varare un programma di armamento su larga scala per trasformare l’Ucraina in un «porcospino», troppo difficile da attaccare e divorare. Questo piano potrebbe essere accompagnato da una garanzia di sicurezza bilaterale da parte degli Stati Uniti (come quella che esiste con Israele) o di altri Stati membri della Nato e non. Un recente articolo su Foreign Affairs proponeva una forza di stabilità multinazionale guidata da un’alleanza, con la presenza diretta di soldati americani.
Tutte queste proposte, tuttavia, presentano dei problemi. In sostanza, non si tratta altro che di tentativi per girare intorno a quella che è la conclusione più ovvia: l’Ucraina deve entrare a far parte della Nato.
Quando l’attuale fase della guerra finirà, l’Ucraina disporrà delle forze armate più nutrite, esperte e attrezzate in Europa. In qualunque circostanza, l’Ucraina e l’Occidente avranno interesse a mantenere questo livello di capacità militare per scoraggiare future aggressioni. Non c’è alcuna ragione per cui questa appartenenza di fatto alla Nato non debba diventare un’appartenenza effettiva, sancita da trattati. Sarebbe ancora più efficace, come deterrente.
Esperienze di garanzie di sicurezza al di fuori del quadro della Nato le abbiamo avute, e il bilancio non è positivo. Nel memorandum di Budapest del 1994 la Russia, il Regno Unito, la Francia e gli Stati Uniti si impegnarono a garantire la sicurezza dell’Ucraina all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti. Ma quando la Russia violò questo accordo, nel 2014, l’impegno rimase sulla carta. Nel 2008 la Nato disse che l’Ucraina e la Georgia un giorno sarebbero diventate membri dell’alleanza, ma senza offrire un Piano d’azione per l’adesione: nell’agosto del 2008 la Russia trasformò le sue cosiddette forze di peacekeeping stanziate in Georgia in truppe d’occupazione e né la Nato né l’Unione Europea fecero nulla per impedirlo.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, la Svezia e la Finlandia, I due Stati neutrali militarmente più potenti in Europa, hanno deciso che la garanzia della loro sicurezza futura passava da un ingresso nella Natio. Essere un «porcospino» (la Finlandia lo è) non era più giudicato sufficiente. Come si può chiedere all’Ucraina di accettare un meccanismo di sicurezza che Svezia e Finlandia hanno considerato inadeguato?
Quanto all’ipotesi di una nuova forza multinazionale stanziata in Ucraina, nulla autorizza a pensare che possa avere la struttura, la leadership o l’unità d’intenti necessarie per agire in modo efficace. E agli occhi della Russia putiniana, in ogni caso, sarebbe altrettanto inaccettabile di un ingresso diretto dell’Ucraina nella Nato. La Nato è una quantità nota e sappiamo per esperienza che la Russia prende sul serio le garanzie di sicurezza offerte dall’alleanza.
L’ingresso nella Nato non dovrebbe limitarsi all’Ucraina. L’alleanza atlantica dovrebbe allargarsi a tutti gli Stati che attualmente sono bloccati nelle «zone grigie». Putin ha dimostrato di essere pronto ad attaccare gli Stati che non fanno parte della Nato e impadronirsi di parti del loro territorio, se ne ha la possibilità. Lo ha fatto in Georgia e in Moldavia ancora prima di attaccare l’Ucraina. La Serbia, con il sostegno diretto della Russia, cerca di fare lo stesso nei Balcani. La sicurezza futura dell’Europa impone di cancellare queste zone grigie. Se guardiamo la questione dall’ottica della politica interna statunitense, gli argomenti in favore di un ingresso dell’Ucraina nella Nato risultano ancora più convincenti. Per tenere la Russia fuori dall’Ucraina è necessario che gli Stati Uniti siano fermamente determinati a difenderla. Ma per guadagnarsi il via libera del Congresso, è indispensabile che l’onere della protezione sia condiviso dagli altri alleati della Nato. L’unica garanzia di sicurezza che abbia senso è quella che passa per la Nato, con tutti gli altri alleati impegnati nella stessa misura.
Sul versante economico, Bruxelles ha dichiarato che l’Ucraina è candidata all’ingresso nell’Unione Europea. Ma in Europa occidentale questo status viene ancora percepito come una proposta generica, a lungo termine, senza nessun impegno esplicito o scadenza chiara. Far progredire il processo di adesione all’Unione Europea dovrebbe essere una priorità immediata, sia per l’Ucraina che per l’Unione Europea.
Con i soldi per la ricostruzione e gli investimenti esteri che arriveranno in Ucraina per ricostruire l’economia, l’Occidente dovrà premere perché Kiev adotti le regole europee, il cosiddetto acquis comunitario, in particolare nel campo dell’economia, dell’energia e dello Stato di diritto. È una cosa che dev’essere fatta il più in fretta possibile. Gli investitori esteri probabilmente lo pretenderanno e la situazione di guerra in Ucraina offre ampie giustificazioni per varare una «terapia d’urto» economica e riforme improntate allo Stato di diritto.


L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno le loro ragioni per sostenere un’accelerazione del processo di adesione, visto che insieme sborsano 3 miliardi di euro al mese per tenere a galla i conti pubblici dell’Ucraina. Prima l’economia ucraina comincerà a rimettersi in piedi e prima aumenteranno le entrate fiscali del Governo di Kiev, riducendo la necessità di assistenza finanziaria da parte dell’Occidente.
Come nel caso della Nato, l’Unione Europea dovrebbe accelerare le trattative anche per l’ingresso della Moldavia e della Georgia. Tutte e due hanno ancora parecchio lavoro da fare, ma è vitale inviare a questi Stati un segnale chiaro che saranno pienamente parte dell’Europa, insieme all’Ucraina. Negare alla Georgia lo status di candidata servirebbe solo a relegarla nella sfera di influenza russa, l’esatto contrario di quello che vuole il popolo georgiano e che dovrebbe sostenere l’Occidente.
La Russia deve ritirarsi dai territori che ha occupato al di fuori dei suoi confini. In quest’ottica, la Moldavia e la Georgia dovranno offrire alle popolazioni dei territori occupati la cittadinanza e la garanzia che non ci sarà nessuna rappresaglia, e loro in cambio dovranno accettare di far parte di questi Stati in futuro. Oggi quelle popolazioni non accetteranno un’offerta simile, ma è importante che sappiano che c’è buona volontà dalla parte opposta, quando alla fine la Russia verrà sconfitta in Ucraina.


Estendere la Nato e l’Unione Europea scoraggerà guerre future e renderà l’Europa più forte e più sicura: già questa sarebbe una ragione sufficiente per andare avanti su questa strada.
Ma un’altra ragione è il messaggio che invierebbe alla Cina. La Cina deve vedere che la guerra di aggressione della Russia non è riuscita a cancellare l’esistenza dell’Ucraina come Stato, ha indebolito la Russia, unito l’Occidente e chiuso i vuoti di sicurezza che esistevano nei Paesi intorno alla Russia. Tutte cose che sconsiglierebbero la Cina dal tentare una scriteriata campagna militare contro Taiwan.
Guardando al futuro, gli Stati Uniti e l’Unione Europea devono fare di più per rafforzare la loro leadership congiunta in un ordine mondiale occidentale, economico e fondato sul diritto. Con la possibilità di un revanscismo russo non ancora sopito, oltre alla crescente minaccia proveniente dalla Cina, serviranno passi ulteriori per rafforzare il legame transatlantico. È quello che fa la Nato nell’ambito della difesa. Nell’ambito economico, servirà un nuovo patto Tigre (da Transatlantic Investment, Growth and Resilience, patto transatlantico per gli investimenti, la crescita e la resilienza) per rafforzare l’intera economia occidentale e un ordine internazionale fondato sul diritto.


L’ambasciatore Kurt Volker è ricercatore emerito presso il Center for European Policy Analysis. Tra I massimi esperti in politica estera e di sicurezza degli Stati Uniti, è stato rappresentante speciale per gli Stati Uniti nei negoziati per l’Ucraina del 2017-2019 e ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato dal 2008 al 2009.


(Traduzione di Fabio Galimberti)