Meloni e il liceo del Made in Italy, le parole non bastano
di Marco Belpoliti , di Marco BelpolitiIl tic linguistico scatta ogni volta che compare la parola Italia, come se fosse una proprietà privata della destra. Lo è probabilmente della propaganda lessicale, ma come tutti i termini reca con sé numerose questioni e problemi. Prima il ministero del Made in Italy e ora la scuola (liceo e istituto tecnico?) del Made in Italy. Il concetto di "fatto in Italia" non è facile da definire: lo è ogni prodotto che viene costruito in Italia? Ma quanti lo sono davvero?
Un esempio tra tanti segnalato da vari autori: la Moka Bialetti, realizzazione del talento inventivo di Alfonso a Crusinallo, frazione di Omegna. Cosa c'è di più italiano di un caffè che sale nella macchinetta di alluminio? Oggi la si fabbrica in Cina insieme alle pentole marchio Bialetti.
Di mezzo ci sono il decentramento produttivo e la globalizzazione, un problema del sistema economico mondiale. L'Italia è un Paese povero di grandi imprese e …
Il tic linguistico scatta ogni volta che compare la parola Italia, come se fosse una proprietà privata della destra. Lo è probabilmente della propaganda lessicale, ma come tutti i termini reca con sé numerose questioni e problemi. Prima il ministero del Made in Italy e ora la scuola (liceo e istituto tecnico?) del Made in Italy. Il concetto di "fatto in Italia" non è facile da definire: lo è ogni prodotto che viene costruito in Italia? Ma quanti lo sono davvero?
Un esempio tra tanti segnalato da vari autori: la Moka Bialetti, realizzazione del talento inventivo di Alfonso a Crusinallo, frazione di Omegna. Cosa c'è di più italiano di un caffè che sale nella macchinetta di alluminio? Oggi la si fabbrica in Cina insieme alle pentole marchio Bialetti.
Di mezzo ci sono il decentramento produttivo e la globalizzazione, un problema del sistema economico mondiale. L'Italia è un Paese povero di grandi imprese e non possiede neppure fonti estrattive di materie prime.
Una delle prime iniziative del Fascismo all'epoca delle sanzioni fu l'autarchia, cui dedicò in pompa magna nel 1938 la "Mostra autarchica del minerale italiano". La si vuole ripetere?
E non ha neppure molti capitali da investire nella ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. Allora cos'è il Made in Italy? Due libri recenti se lo sono chiesto: Elena Dellapiana, Il design e l'invenzione del Made in Italy (Einaudi), e Carlo Marco Belfanti, Storia culturale del Made in Italy (il Mulino).
La creatività italiana nella moda e negli oggetti nasce con il Rinascimento, sostengono in molti, ed è un prodotto dell'artigianato locale e della presenza di manufatti artistici storici che ne guidano lo stile e l'invenzione. Belfanti lo nega. Per lui tutto comincia negli anni Cinquanta. Nella moda è vero; dopo aver imitato i modelli francesi, l'alta moda italiana nasce allora con firme e marchi oggi notissimi nel mondo.
Del resto, l'idea di Rinascimento è un prodotto della cultura tedesca dell'Ottocento, così come l'amore per l'Italia e il suo stile di vita è l'effetto delle élite americane del XIX secolo. Che si tratti quindi di un mito?, si chiede Belfanti perché non c'è un percorso lineare dal Quattrocento a oggi.
Qualcun altro sostiene che deriva dal cattolicesimo e dal suo amore per la dimensione estetica. Ma è il Quattrocento o il Seicento il secolo da cui far partire il Made in Italy? Dellapiana apre il suo libro citando un cinegiornale proiettato nelle sale nel 1953 in cui si esaltano le caratteristiche del Made in Italy parlando della "riconquistata libertà" nei confronti del mondo.
C'è lo zampino del Piano Marshall? Un libro fondamentale, L'impero irresistibile. La società dei consumi americana alla conquista del mondo (Einaudi) di Victoria de Grazia, ha spiegato cosa è accaduto anche in Italia dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
Esiste una mitopoiesi degli atti creativi italiani che riguarda piatti, vasi, tessuti, abiti, scooter, cibi e bevande che evocano l'idea di un modo di vivere, l'Italian way of life, la "dolce vita". Ovvero di una nazione che ha creato le "icone" del progetto italiano.
Ma è questo il Made in Italy? Riguarda "il bello e il ben fatto"? Un Paese di artigiani straordinari e di designer inventivi? Dellapiana sostiene che il Made in Italy nasce negli anni Ottanta: "buon gusto, buon cibo, buon vino, bella gente, in sintesi". La storia di questa tradizione è variegata.
Intanto la destra berlusconiana ha pensato bene, alcuni anni fa, di uccidere gli Istituti d'arte trasformandoli in Licei distruggendo una tradizione di artigianato di alta qualità diffusa sul territorio nazionale: il legno a Cantù, l'oro a Valenza Po, il corallo a Napoli, eccetera.
Nel ventennio del Cavaliere a Palazzo Chigi si è fatto poco o nulla per gli Istituti professionali e industriali. In Italia ci sono oltre 200 distretti industriali che patiscono alla ricerca di manodopera qualificata nonostante le ricerche e le sottolineature di enti come la Fondazione Agnelli.
Giorgia Meloni lancia l'idea di una scuola del Made in Italy, ma con che contenuti? Lo fa a Vinitaly e forse pensa ai prodotti alimentari, tuttavia molti di loro pur essendo Doc non sono più una prerogativa italiana. Si può coltivare e produrre cibo anche sotto altri cieli e in altre latitudini.
E allora di cosa si parla quando si parla di Made in Italy? Moda, oggetti, arredi, auto, imbarcazioni, moto, design, grafica? Non bastano i prodotti agroalimentari o la cucina per fare Italia. Ci vuole una politica industriale, oltre una scuola al livello delle sfide del futuro, dopo anni in cui la scuola è stata abbandonata a sé stessa. Ce la faranno i fratelli e le sorelle d'Italia?