La Tunisia sull'orlo del collasso
di Gilles Kepel , - Al Monitor , di Gilles Kepel, - Al MonitorIl 4 aprile, dopo quasi due settimane di assenza dalla scena pubblica, il presidente della Tunisia Kais Saied è riapparso sugli schermi. Con voce flebile e pallido in volto ha apostrofato sdegnosamente i suoi oppositori, che nel frattempo si erano interrogati sulla sua assenza, in un Paese la cui attuale capacità di funzionamento dipende in larga parte da un solo uomo.
Decine i dissidenti inquisiti per presunti "contatti con diplomatici stranieri" e numerosi gli arresti, dopo che una considerevole quantità di giudici è stata congedata e i tribunali hanno preso a orbitare entro la sfera d'influenza presidenziale, sempre più forte.
L'unico annuncio in materia di politica estera riguarda la decisione di nominare un ambasciatore in Siria, a sostegno del ritorno in auge di Bashar al Assad, propiziato dalla maggioranza degli Stati arabi. Eppure sono molte le capitali sprovviste di rappresentanza istituzionale tunisina, proprio mentre il…
Il 4 aprile, dopo quasi due settimane di assenza dalla scena pubblica, il presidente della Tunisia Kais Saied è riapparso sugli schermi. Con voce flebile e pallido in volto ha apostrofato sdegnosamente i suoi oppositori, che nel frattempo si erano interrogati sulla sua assenza, in un Paese la cui attuale capacità di funzionamento dipende in larga parte da un solo uomo.
Decine i dissidenti inquisiti per presunti "contatti con diplomatici stranieri" e numerosi gli arresti, dopo che una considerevole quantità di giudici è stata congedata e i tribunali hanno preso a orbitare entro la sfera d'influenza presidenziale, sempre più forte.
L'unico annuncio in materia di politica estera riguarda la decisione di nominare un ambasciatore in Siria, a sostegno del ritorno in auge di Bashar al Assad, propiziato dalla maggioranza degli Stati arabi. Eppure sono molte le capitali sprovviste di rappresentanza istituzionale tunisina, proprio mentre il flusso migratorio dalla Tunisia verso l'Italia aumenta di pari passo con il miglioramento delle condizioni atmosferiche.
Così come il Paese, che è sull'orlo della bancarotta, attende di raggiungere un accordo con il Fondo monetario internazionale (Fmi), ma non è affatto scontato che il presidente lo sottoscriva.
Eccezion fatta per l'Egitto e, soprattutto, per il Libano, nelle banche tunisine non vi è alcun deposito rilevante di moneta dei Paesi dell'area del Golfo. La concessione di finanziamenti da parte dell'Arabia Saudita è subordinata all'intervento del Fmi, e lascia alla Tunisia esiguo margine di manovra.
Lo stesso accade per gli aiuti dell'Unione Europea: l'accordo con il Fmi ne è un prerequisito. Il 30 marzo, a Londra, la Sottosegretaria di Stato americana per gli Affari mediorientali Barbara Leaf ha detto che "se il governo tunisino decide di non stipulare un accordo con il Fmi, siamo impazienti di conoscere i suoi programmi alternativi". Ha inoltre sottolineato la premura degli Stati Uniti verso "un governo democratico e responsabile dei propri atti, che salvaguardi lo spazio del libero dibattito e del dissenso".
La siccità degli ultimi tempi obbliga la Tunisia a massicce importazioni di generi alimentari per sopperire alle necessità dei suoi 13 milioni di abitanti. L'aiuto del Fondo monetario internazionale implica però la privatizzazione di un gran numero di servizi pubblici, il licenziamento di lavoratori e una stretta nella concessione dei sussidi, quindi l'aumento dei prezzi.
Saied non può tuttavia rischiare di inimicarsi l'unico organo tunisino che ancora gode di totale indipendenza, il sindacato Ugtt, guidato dal carismatico Noureddine Taboubi. Siamo di fronte a un serpente che forse ha iniziato a mordersi la coda quando Kais Saied è scomparso dai radar della scena pubblica per quasi due settimane, sebbene l'agenzia italiana Nova abbia informato che tale assenza era dovuta a "un lieve infarto".
Durante il mese di marzo a far notizia sono state invece le parole spietate del presidente nei riguardi dei migranti africani, che sempre più numerosi rischiano la vita nei viaggi verso l'Italia, eterni capri espiatori in fuga dalla depressione economica delle loro terre a bordo di imbarcazioni di fortuna, spesso condannate al naufragio.
Proprio in marzo, nell'ultima settimana del mese, l'obitorio della città costiera di Sfax, uno dei maggiori centri delle partenze illegali, ha registrato il doppio dei cadaveri in deposito rispetto alla capacità della camera mortuaria.
La Tunisia, un tempo più ospitale verso i migranti africani, ha preso a trattarli male quanto la Libia o l'Algeria, due Paesi che tradizionalmente hanno fornito alla Tunisia aiuto indiretto, attraverso la forza-lavoro dei propri espatriati; ora però sia i libici che gli algerini sono sopraffatti dagli sconvolgimenti politici interni.
La Libia è ancora alle prese con la frattura tra Bengasi e Tripoli, e quasi non si percepiscono accenni di riunificazione. La guerra in Ucraina ha invece messo in discussione il ruolo svolto finora dalla Russia come maggior fornitore d'armi dell'Algeria. A metà marzo un rimpasto di governo ha tagliato fuori il veterano ministro degli Esteri Ramtane Lamamra, e al momento non c'è da aspettarsi grande sostegno da parte dell'Algeria verso Tunisi.
La Tunisia in caduta libera ingigantisce le difficoltà di tutta la zona centrale del Nordafrica, lacerata da flussi migratori illegali sia interni che esterni. Una simile situazione affievolisce persino la capacità dei due principali esportatori di idrocarburi, Algeria e Libia, di mettere a frutto queste risorse e favorire tanto il proprio sviluppo quanto la prosperità generale dell'area - prosperità da cui, nel passato, la stessa Tunisia ha tratto beneficio.
Traduzione di Monica Rita Bedana