La Russia sana di domani
di Bernard Guetta , di Bernard GuettaAvrebbero dovuto esserci le telecamere, i microfoni, un regista. La paura delle provocazioni e delle manipolazioni non avrebbe dovuto impedire a circa 200 giornalisti russi riunitisi all'estero di discutere apertamente. A quel punto, tutto il mondo avrebbe potuto vedere un'altra Russia, quella vera.
Sono nati o sono diventati tutti adulti dopo il comunismo, sotto la perestroika o negli anni di Eltsin. Come tutti i russi di età inferiore ai 40 anni, sono cresciuti in mezzo ai dibattiti, allo scambio di idee, alla libertà di espressione. Per loro, questi tempi non sono in continuità con quelli passati, sono tempi di un'inquietante novità assoluta. Provenienti dalla Russia o, p…
Avrebbero dovuto esserci le telecamere, i microfoni, un regista. La paura delle provocazioni e delle manipolazioni non avrebbe dovuto impedire a circa 200 giornalisti russi riunitisi all'estero di discutere apertamente. A quel punto, tutto il mondo avrebbe potuto vedere un'altra Russia, quella vera.
Sono nati o sono diventati tutti adulti dopo il comunismo, sotto la perestroika o negli anni di Eltsin. Come tutti i russi di età inferiore ai 40 anni, sono cresciuti in mezzo ai dibattiti, allo scambio di idee, alla libertà di espressione. Per loro, questi tempi non sono in continuità con quelli passati, sono tempi di un'inquietante novità assoluta. Provenienti dalla Russia o, più frequentemente, dai Paesi dove hanno trovato rifugio e hanno ricreato i loro siti, avrebbero potuto essere francesi, tedeschi, italiani o polacchi. Sono tutti europei, appartengono alla classe media urbana, alla generazione e al contesto sociale che costruirà la Russia post-putiniana, e i cui cellulari e computer non sono gli unici segni di rottura del loro Paese con il passato sovietico.
A differenza dei dissidenti degli anni Settanta, questi oppositori conoscono bene il mondo e non ignorano nulla delle debolezze, delle contraddizioni e delle diversità delle democrazie. A differenza dei riformatori comunisti degli anni Ottanta, non sono legati al regime al potere che non combattono dall'interno.
Sono, in pratica, la vittoria postuma di Gorbaciov, la cui intraprendenza portò alla nascita di questi sostenitori della democrazia che, dall'inizio del secolo, sono riusciti a dare vita ad aziende solide e proficue nel settore della stampa, ormai esiliate, ma il cui successo perdura sugli schermi grazie a internet che non ha frontiere. Sono diventati uomini e donne dell'ombra. Tra loro vi sono molte donne, troppo spesso sconosciute agli occidentali che percepiscono soltanto il silenzio di una Russia imbavagliata. Questo Paese tace, è vero, perché la repressione ormai è inconcepibile, ma la sua resistenza si legge nel numero degli arresti, nella pesantezza delle condanne, nella fedeltà, più di ogni altra cosa, di lettori, ascoltatori e spettatori che questa stampa libera ha mantenuto.
Si dice che i russi siano favorevoli al loro presidente e complici di questa guerra, nel migliore dei casi che siano indifferenti e passivi, nel peggiore formattati dall'assolutismo zarista prima e comunista poi. In ogni caso, l'appuntamento di dieci giorni fa ha raccontato tutto il contrario. Questa nuova diaspora non conoscerà la stessa sorte di chi emigrò negli anni Venti. Quelli che partirono un secolo fa non hanno rivisto più la loro patria ma, contrariamente al comunismo, il putinismo non durerà perché non include nessuna di quelle false promesse che all'epoca avevano saputo sedurre centinaia di milioni di persone nel mondo.
Questo regime, un semplice aggregato di criminalità e saccheggio, non è altro che uno di quegli istanti di caos che fanno seguito a qualsiasi rivoluzione. Non è altro che un'atroce virgola della Storia da cui la Russia uscirà presto, perché nessuno è immortale e, precipitando il suo Paese in un'avventura senza via d'uscita, quell'uomo ha accelerato la sua stessa fine.
Come la Francia si è ricostruita nel dopoguerra grazie ai suoi giornali e al programma della Resistenza, la Russia oggi ha bisogno di questa stampa libera per organizzare il dibattito sulle politiche che dovrà concretizzare e le istituzioni di cui dovrà dotarsi nell'ora della libertà. I partiti e i 27 Stati dell'Unione europea devono aiutare questa stampa più di quello che già stanno facendo, perché è nelle sue colonne che si gioca la possibilità di stabilizzare il nostro continente grazie alla cooperazione dell'Ue e della Russia post-putiniana. La Francia fu una manciata di gollisti nel 1940: questi 200 saranno la Russia di domani.
Traduzione di Anna Bissanti