Caso Artem Uss, silenzio di Stato
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoRicordate Herbert Kappler? Nel ferragosto del 1977 l'ex colonnello nazista è riuscito a scappare dall'ospedale militare del Celio chiuso in una valigia, trasportata lungo le scale dalla moglie Anneliese. Questa la surreale versione stesa dal governo Andreotti per nascondere la verità: la fuga dell'ufficiale malato, morì sei mesi dopo, venne agevolata in tutti i modi per evitare una crisi diplomatica con la Germania Federale, che aveva chiesto per tre volte un provvedimento di clemenza.
La ragione di Stato aveva spinto a lasciare il responsabile del rastrellamento del Ghetto e del massacro delle Fosse Ardeatine senza la minima sorveglianza, permettendogli di allontanarsi indisturbato.
Qualcosa di simile è avvenuto il 22 marzo con Artem Uss, il giovane oligarca russo evaso dagli arresti domiciliari in una cascina milanese dove nessuno lo teneva sotto controllo. "A pensare male si fa peccato ma spesso si indovina", ripeteva proprio Giul…
Ricordate Herbert Kappler? Nel ferragosto del 1977 l'ex colonnello nazista è riuscito a scappare dall'ospedale militare del Celio chiuso in una valigia, trasportata lungo le scale dalla moglie Anneliese. Questa la surreale versione stesa dal governo Andreotti per nascondere la verità: la fuga dell'ufficiale malato, morì sei mesi dopo, venne agevolata in tutti i modi per evitare una crisi diplomatica con la Germania Federale, che aveva chiesto per tre volte un provvedimento di clemenza.
La ragione di Stato aveva spinto a lasciare il responsabile del rastrellamento del Ghetto e del massacro delle Fosse Ardeatine senza la minima sorveglianza, permettendogli di allontanarsi indisturbato.
Qualcosa di simile è avvenuto il 22 marzo con Artem Uss, il giovane oligarca russo evaso dagli arresti domiciliari in una cascina milanese dove nessuno lo teneva sotto controllo. "A pensare male si fa peccato ma spesso si indovina", ripeteva proprio Giulio Andreotti. E oggi il silenzio dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni sulla fuga di Uss spinge ai peggiori sospetti.
Come nel caso antico di Kappler, appare incredibile che non sia stata decisa una vigilanza speciale nei confronti del manager che la magistratura statunitense ritiene protagonista di traffici fondamentali per la macchina bellica russa: è accusato di permettere la costruzione delle armi tecnologiche che bombardano l'Ucraina.
Invece è stato messo ai domiciliari in una lussuosa residenza di Basiglio, con un braccialetto elettronico privo di segnalatore di posizione, dove riceveva frequenti visite della moglie e dei funzionari del consolato russo. Misure di sicurezza inferiori a quelle previste per un piccolo spacciatore o uno scippatore.
Eppure si sapeva che il padre del detenuto è il potente governatore di una regione siberiana, esponente di spicco del partito di Putin e legato da anni al presidente russo. E persino le autorità americane avevano segnalato in maniera formale e ufficiosa la pericolosità del soggetto: allarmi totalmente ignorati. Perché?
L'estradizione dall'Italia agli Stati Uniti di Artem Uss avrebbe provocato una reazione feroce del Cremlino, che ha fatto pressioni su tutti i vecchi amici italiani per impedirla: tanti a Roma devono avere tirato un sospiro di sollievo alla notizia della fuga di Artem Uss. È paradossale però che il ministro dell'Interno Piantedosi e la stessa premier non abbiano ancora fornito spiegazioni al Parlamento e ai cittadini.
Il danno alla credibilità del nostro Paese provocato dall'evasione è tale da minare la fiducia nell'Italia degli alleati atlantici. E lo scenario che emerge dalle indagini della procura di Milano sembra confermare le ipotesi iniziali: è stata un'operazione pianificata al massimo livello dall'intelligence russa, condotta da "agenti a contratto" di diverse nazionalità che sono entrati in azione alle porte di Milano. Un'esfiltrazione - come si dice nel gergo delle spie - che ha trasferito il detenuto attraverso tutta l'Italia settentrionale, fino alla frontiera di Trieste e ai Balcani.
Una volta a Mosca, Artem Uss ha lodato "le persone forti e affidabili" che gli "sono state vicine". E il padre Alexander ha pubblicamente ringraziato Vladimir Putin "che ha un cuore grande e generoso". Per poi aggiungere una frase sibillina: "Il nostro Paese ha molti amici e persone oneste che lo sostengono e che al momento giusto sono pronte ad aiutare. So di cosa parlo...".
Chi sono questi amici? Per alcuni media russi si tratta di italiani, che hanno collaborato dall'interno delle istituzioni. Come se i canoni della "sovranità limitata" che ai tempi della Guerra Fredda ha permesso ai servizi statunitensi di operare liberamente in Italia adesso si siano capovolti a vantaggio del Cremlino.
Anche qui, c'è un parallelismo con il passato più recente: il rapimento di Abu Omar, l'imam sequestrato a Milano da agenti della Cia e poi trasportato in Egitto con un volo segreto dalla base di Aviano. Le indagini di Armando Spataro dimostrarono che gli 007 americani avevano potuto contare sul sostegno logistico e sulle informazioni di funzionari dell'intelligence del nostro Paese.
Cosa è accaduto ora con Uss? Oltre alle falle nella sorveglianza c'è stata anche una collaborazione attiva tra italiani e gli specialisti ingaggiati da Mosca? Sono domande a cui adesso il governo Meloni deve dare una risposta.