Commenti

Il punto del 14 aprile 2023

Le Pen e Salvini diversi ma uguali

Le Pen e Salvini diversi ma uguali

La leader di Rassemblement si smarca da Meloni e ribadisce la sua vicinanza al leader leghista

2 minuti di lettura

La brillante intervista a Marine Le Pen raccolta da Anais Ginori contiene più di un messaggio. Il primo, come è evidente, è rivolto all’Italia. La leader dell’estrema destra francese spezza una lancia — e non è la prima volta — in favore dell’amico Matteo Salvini e al tempo stesso prende le distanze da Giorgia Meloni, con la quale i rapporti sono sempre stati pessimi. Salvini se ne compiace e del resto poche ore prima sorrideva soddisfatto ai fotografi in compagnia di Jordan Bardella, il volto mediatico del Rassemblement. Sfortunatamente il terreno scelto da Marine per ribadire la sua simpatia verso il capo della Lega è il più scivoloso: la critica alla Nato, che in questo momento significa esprimere vicinanza a Putin. Non a caso il partito lepenista esprime forti pulsioni filo-russe. Vale a dire “no” alle armi all’Ucraina e il solito repertorio degli argomenti anti Zelensky.


Anche Salvini, come è ben noto, coltiva una speciale relazione con l’autocrate russo. Quindi che i due s’intendano non è strano. E non è nemmeno una novità. Il problema è solo uno, ma significativo: il Rassemblement lepenista è all’opposizione, Salvini invece è nel governo, con responsabilità di vice premier. Il “no alla Nato”, che Marine Le Pen sbandiera a suggello del patto tra le due formazioni filo-russe, dovrebbe essere motivo d’imbarazzo per il leghista. Ma la risposta sarà la solita: la Lega va giudicata per il voto che esprime in Parlamento, dove non è mai mancata la lealtà al governo Meloni. In realtà la faccenda è più complicata: le due maggiori forze amiche di Putin dell’Europa occidentale hanno scelto questo momento per ribadire la loro sintonia. Sperano di mettere in difficoltà la premier Meloni, ma è il contrario. Da tempo la presidente del Consiglio ha fatto la sua scelta atlantica: l’unica possibile per lei, con la guerra in corso, se vuole rendere credibile l’opzione “conservatrice” nel prossimo Parlamento europeo. Salvini invece guarda al cabotaggio domestico e si sforza di guadagnare consensi ovunque riesca a trovarli.


E qui c’è il secondo aspetto, il messaggio implicito nell’intervista alla Le Pen. Una questione tutta interna al dibattito francese. Con il paese ancora in fiamme, Macron sta cercando temi in grado di colpire l’opinione pubblica, ma anche di distrarla. Li ha trovati nel repertorio di un certo tardo gollismo, per cui tornando dalla Cina ha rivendicato “l’autonomia” francese (ed europea) dagli Stati Uniti e ha fatto capire che non varrebbe la pena di morire per Taiwan. Frasi in cui vari osservatori hanno colto un eccesso di ambiguità, figlio della debolezza del presidente in patria. Tuttavia il calcolo sembra essere più sottile.


Dopo settimane passate sulla difensiva, Macron tenta una sortita: vuole contrattaccare il fronte destra-sinistra che si è saldato nelle piazze. Marine Le Pen e Melénchon, capo della sinistra radicale, non dicono sempre le stesse cose, è logico, ma sulla politica estera il loro populismo si assomiglia. L’antipatia verso Stati Uniti e Alleanza Atlantica, il mito dell’ “autonomia”, il sogno di una “terza forte” neutrale tra Ovest ed Est… sono tutti argomenti che uniscono gli oppositori dell’Eliseo e fanno presa sui contestatori. Macron cerca di smontare il loro gioco. A sua volta ha ripreso i vecchi temi cari al generale De Gaulle, l’uomo che fermò il Sessantotto con la marcia della “maggioranza silenziosa”. Ovviamente li ha attualizzati, e adesso spera di aver messo un po’ di scompiglio negli ambienti dell’elettorato lepenista, da un lato, e massimalista, dall’altro. Una mossa spregiudicata, ma il presidente ha bisogno di risalire la china con ogni mezzo. Marine ha capito l’operazione e risponde con le stesse armi, accentuando il suo “no alla Nato” e cercando la solidarietà dell’amico italiano. È una Francia inquieta.

 

I commenti dei lettori