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Destra e sinistra tra Covid, guerra e diritti: che fine ha fatto la libertà

Una manifestazione per il clima a Bologna 

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In quale spazio fisico, in quali zone della società, presso quali gruppi sociali è oggi il primo valore da tutelare?
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In Italia, in un breve arco di tempo, la categoria di libertà ha conosciuto spericolate peripezie e qualche strampalata avventura. Dunque, vale la pena porsi la domanda: ma che fine ha fatto la libertà? Dove è finito quello che dovrebbe costituire per tutte le culture dell'Occidente il bene più prezioso? Intendo dire: in quale spazio fisico, in quali zone della società, presso quali gruppi sociali l'esercizio della libertà è oggi il primo valore da tutelare?

Negli ultimi tempi è successo qualcosa che ha prodotto uno slittamento di quel concetto, che si è trovato a traslocare da una parte all'altra della toponomastica politico-ideologica, trascorrendo da sinistra verso destra e viceversa. Ed è stata la sequenza Covid-guerra a produrre un'accelerazione che ha determinato esiti imprevedibili.

La gran parte delle culture liberali e di sinistra ha sostenuto il governo nella sua gestione della pandemia i…

In Italia, in un breve arco di tempo, la categoria di libertà ha conosciuto spericolate peripezie e qualche strampalata avventura. Dunque, vale la pena porsi la domanda: ma che fine ha fatto la libertà? Dove è finito quello che dovrebbe costituire per tutte le culture dell'Occidente il bene più prezioso? Intendo dire: in quale spazio fisico, in quali zone della società, presso quali gruppi sociali l'esercizio della libertà è oggi il primo valore da tutelare?

Negli ultimi tempi è successo qualcosa che ha prodotto uno slittamento di quel concetto, che si è trovato a traslocare da una parte all'altra della toponomastica politico-ideologica, trascorrendo da sinistra verso destra e viceversa. Ed è stata la sequenza Covid-guerra a produrre un'accelerazione che ha determinato esiti imprevedibili.

La gran parte delle culture liberali e di sinistra ha sostenuto il governo nella sua gestione della pandemia in nome di un principio cruciale, ispirato da una democratica educazione civica: è possibile e perfino giusto rinunciare a pezzi di libertà individuale al fine di tutelare quel bene più grande rappresentato dalla libertà generale. E, in questo caso, dal suo nesso con la salute di tutti.

Sia chiaro: l'operato del governo è stato tutt'altro che esente da critiche. Le misure del lockdown e del Green Pass sono state accompagnate da una informazione scarsa e poco accessibile, da forzature immotivate e da qualche sospetto di discriminazione. Questo ha fatto sì che si estendesse l'area dei riottosi e dei refrattari.

L'etichetta di No Vax è inadeguata a definire un orientamento così ampio, dove si ritrovava pressoché tutto: rancore anti-sistema e odio verso le élite; diffidenza nei confronti di tutti gli apparati e le burocrazie e ostilità verso le imprese e le agenzie sovranazionali; rifiuto delle autorità scientifiche e delle rappresentanze istituzionali e degli organi di garanzia (come la Consulta); sovranismo psicologico e corporativismo familistico.

E altro ancora: persino filo-trumpismo e "pensiero selvaggio", fondamentalismo cattolico e omofobia e autogestione del proprio corpo. A tenere insieme queste diverse tendenze, la rete costituita dalla Grande Cospirazione: una teoria del complotto che talvolta in maniera insinuante, talaltra in forme grottesche, cuce insieme i piani di "sostituzione etnica", gli investimenti di Bill Gates nell'industria farmaceutica, l'attività filantropica di George Soros e la crisi delle democrazie liberali.

A ognuna di quelle istanze ha corrisposto una pretesa di libertà, magari deformata e stravolta ma che, comunque, sempre alla libertà faceva riferimento. E tutte insieme queste rivendicazioni si sono indirizzate contro l'establishment, la sfera pubblica e lo statalismo nelle sue diverse declinazioni.

È accaduto così che, dallo scoppio della pandemia in poi, la categoria di libertà si sia trovata collocata a destra, manovrata e agitata da forze politiche, gruppi intellettuali e organi di informazione che, delle libertà, fino ad allora si erano curati poco o punto.

È stato il trauma della diffusione del contagio e l'irrompere nelle relazioni sociali di una tragica questione di vita/morte a produrre questo ribaltamento di senso e di collocazione nello spazio politico del concetto di libertà.

Il governo dell'emergenza che si assumeva la responsabilità di decisioni impopolari ha finito per rappresentare un potere autocratico e "di sinistra", perché sostenuto dai partiti di quell'area, anche quando - successivamente - è diventato un esecutivo di "unità nazionale". In questo scenario, le voci critiche si collocavano pressoché tutte a destra, blandite dagli ammiccamenti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Come si diceva, l'aggressione della Russia contro l'Ucraina ha introdotto un ulteriore elemento distorsivo. Lo schierarsi dei Paesi occidentali dalla parte dell'aggredito è stato considerato come l'ultimo atto di quella Grande Cospirazione, dove tutto coincide: le multinazionali e la Nato, Joe Biden e gli "ebrei aschenaziti". Il risultato è psichedelico.

In un gigantesco esercizio di manipolazione e automanipolazione, la Russia di Vladimir Putin diventa il luogo della libertà, in contrapposizione al dispotismo delle democrazie, di cui sarebbe espressione la volontà omologante dell'Occidente con la sua corruzione morale e i suoi costumi decadenti. Contro tutto ciò la Russia rappresenterebbe il baluardo di una identità naturale e tradizionalista, di una civiltà maschia e di un popolo coeso. Ancora una volta, le istanze di libertà sembrano collocarsi a destra.

Ma le peripezie del concetto di libertà non sono finite. Oggi, ancora, le posizioni di destra e di sinistra sembrano muoversi confusamente e scambiarsi i ruoli. Sul piano delle politiche europee, la destra italiana è tutto un inneggiare alla libertà contro l'autoritarismo centralista della Commissione Europea e un rivendicare il diritto alla disobbedienza rispetto a provvedimenti "antipatriottici" (auto elettriche, edifici green, regole alimentari...). Ed è tutto un proclamare l'indipendenza nazionale contro "la dittatura" delle élite.

Al contempo, la stessa destra, gli stessi intellettuali, gli stessi giornali, caldeggiano le più assatanate norme illiberali adottate dal governo Meloni nei confronti di comportamenti trasgressivi (imbrattare i monumenti, partecipare ai rave), stili di vita non conformi (coppie omogenitoriali), tutela dei diritti fondamentali (misure contro le Ong).

Tutto ciò dovrebbe indurre a una riflessione radicale proprio sui fondamenti della categoria di libertà. È un compito prioritario per la sinistra: per avere la coscienza pulita non basta stare dalla parte opposta a dove si colloca la destra.