Si annuncia un paradosso non banale nella vita politica. Da un lato un governo stabile, al riparo da insidie e minacce, con una prospettiva di vita lunga, fino alle europee del ‘24 e oltre; dall’altro i primi segni di un logoramento che dipende dall’impossibilità, o almeno dall’estrema difficoltà di governare le solite emergenze. In altre parole: il massimo del potere politico compatibile con il sistema istituzionale e il minimo delle realizzazioni pratiche. Con rischi di paralisi tutt’altro che remoti.
È una contraddizione che si palesa non a caso dopo le nomine nei grandi enti. Un passaggio quasi ordinario in altri paesi, una sorta di ordalia in Italia: accompagnata da scambi polemici e seguita dalla classifica dei vincitori e vinti. Un po’ come le pagelle che il lunedì mattina giudicano la prova dei calciatori di serie A. Attesa al varco per essere inchiodata ai suoi errori, Giorgia Meloni ha invece superato la prova …
Si annuncia un paradosso non banale nella vita politica. Da un lato un governo stabile, al riparo da insidie e minacce, con una prospettiva di vita lunga, fino alle europee del ‘24 e oltre; dall’altro i primi segni di un logoramento che dipende dall’impossibilità, o almeno dall’estrema difficoltà di governare le solite emergenze. In altre parole: il massimo del potere politico compatibile con il sistema istituzionale e il minimo delle realizzazioni pratiche. Con rischi di paralisi tutt’altro che remoti.
È una contraddizione che si palesa non a caso dopo le nomine nei grandi enti. Un passaggio quasi ordinario in altri paesi, una sorta di ordalia in Italia: accompagnata da scambi polemici e seguita dalla classifica dei vincitori e vinti. Un po’ come le pagelle che il lunedì mattina giudicano la prova dei calciatori di serie A. Attesa al varco per essere inchiodata ai suoi errori, Giorgia Meloni ha invece superato la prova dando prova di un complessivo equilibrio, pur con qualche riserva. Ma proprio la fatica profusa per comporre il mosaico dimostra che la strada del governo, di qualsiasi governo di destra o di sinistra, è sempre in salita. Lo vediamo sui temi che toccano realmente la vita degli italiani, quindi non le nomine pubbliche. Il centrodestra non è in grado di realizzare quasi nulla di ciò che aveva promesso. Chi non ha votato FdI, Lega o Forza Italia può rallegrarsene, ma la verità è che accadrebbe lo stesso a parti rovesciate. Il paese è prigioniero di un’eterna quotidianità e non ci sono gli strumenti per andare oltre il giorno per giorno.
Il centrodestra aveva promesso la riforma radicale della legge Fornero e nulla è accaduto, mentre la spesa previdenziale cresce comunque. Prova di realismo, si dirà ed è vero: ma la distanza tra le promesse elettorali, quasi sempre demagogiche, e i fatti concreti è eccessiva e si traduce in una perdita di credibilità dei vari soggetti. Lo stesso vale per la gestione dei migranti: un passo dopo l’altro ci si accorge che non c’è nulla di risolutivo che il governo di destra possa fare. Può invocare l’iniziativa coordinata dell’Europa, più o meno quello che chiedevano gli esecutivi di sinistra. Con risultati modesti, come è noto. I margini d’intervento sono stretti per chiunque. Fino al Pnrr, questione cruciale: un imbuto che richiederebbe una miscela di visione, efficienza e organizzazione, ma in cui si condensano ritardi antichi e debolezze strutturali. E poi ci sono le ombre da diradare, come quelle che riguardano la fuga della spia russa.
Si tenta di tenere sotto controllo i conti pubblici, secondo i criteri dell’Unione, il che è molto positivo. Così facendo, tuttavia, si esauriscono le energie per scoprire infine che mancano le risorse quasi per tutto, al di fuori del Pnrr. Compreso il padre di tutti gli impegni elettorali: il ponte sullo stretto, miraggio emblematico per una classe politica che da anni tenta di afferrarlo senza mai riuscirvi. Il paradosso è soprattutto questo: il centrodestra non perde consensi, salvo qualche decimale, ma al tempo stesso rischia di deludere chi lo ha votato lo scorso settembre e oggi cova una frustrazione senza sbocchi. L’opposizione sembra fuori gioco e destinata a restarci per un tempo non breve. Il Pd di Elly Schlein e i 5S di Conte, gli alleati rivali, sono fedeli alle proprie bandiere ma abbastanza restii a tuffarsi nelle asprezze dell’attualità, per cui il loro contributo al dibattito è saltuario. Delle disavventure del polo Calenda-Renzi si è già detto tutto e il frantumarsi delle ambizioni centriste è un altro omaggio che la sorte riserva a Giorgia Meloni. A lei, insomma, gli elettori hanno dato il potere e nessuno per ora è in grado di sottrarglielo. Ma il paese rischia di restare fermo con le ruote nella sabbia, a causa di vizi sedimentati e di errori più recenti. Un cortocircuito drammatico.