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Elogio del silenzio

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L'esperimento nella grotta spagnola di Beatriz Flamini attira i più giovani
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Qui si parla di silenzio, di lentezza e di autenticità come se fossero esperimenti scientifici, interessanti novità che potrebbero persino, non si può mai dire con le mode, attecchire. Se ne parla come se non fossero mai esistite o come se la tanto labile memoria collettiva non le avesse registrate: troppo lontano, il tempo in cui. La Storia del resto fa dei giri e prima o poi l'antico repertorio torna nuovo, come gli abiti nell'armadio. "La velocità stordisce", ha detto un giovane di 23 anni, Andrea Muzii, intervistato perché "campione di memoria". Si tiene lontano per questo da TikTok, ha spiegato: i messaggi troppo rapidi danneggiano alla lunga la capacità di comprendere e memorizzare il senso delle cose. Ma pensa te, verrebbe da dire. Allora sarà per questo, guardandosi attorno con desolazione, verrebbe da pensare. Ma è di un esperimento appena terminato che vorrei parlare. L'alpinista e speleo…

Qui si parla di silenzio, di lentezza e di autenticità come se fossero esperimenti scientifici, interessanti novità che potrebbero persino, non si può mai dire con le mode, attecchire. Se ne parla come se non fossero mai esistite o come se la tanto labile memoria collettiva non le avesse registrate: troppo lontano, il tempo in cui. La Storia del resto fa dei giri e prima o poi l'antico repertorio torna nuovo, come gli abiti nell'armadio. "La velocità stordisce", ha detto un giovane di 23 anni, Andrea Muzii, intervistato perché "campione di memoria". Si tiene lontano per questo da TikTok, ha spiegato: i messaggi troppo rapidi danneggiano alla lunga la capacità di comprendere e memorizzare il senso delle cose. Ma pensa te, verrebbe da dire. Allora sarà per questo, guardandosi attorno con desolazione, verrebbe da pensare. Ma è di un esperimento appena terminato che vorrei parlare. L'alpinista e speleologa riemersa da una grotta in cui è rimasta cinquecento giorni. Intervistata dalle tv e commentata da cronisti di mezza età come una stravagante eremita, evidentemente un'asociale. Eppure, invece, nelle chat frequentate da persone più giovani (sulle quali mi tengono informata) è diventata in poche ore una specie di eroina, un esempio.


Con la stessa diffidente curiosità con cui le scorse generazioni hanno assistito a prove estreme dell'uomo alla conquista della velocità, dello spazio, della materializzazione istantanea di suoni e immagini (lo hanno sentito dire, ne hanno letto: per lunghi secoli non è difatti esistita la diretta social) le nuove - i figli dei figli - si stupiscono nel trovare sollievo in tutto quel che rallenta la velocità di marcia a cui il mondo attorno li chiama. Tutto quel che non ha artificio, anche. Le foto senza trucco, un po' di vento che ti spettina, quel che non si replica.
Beatriz Flamini, 49 anni, di Madrid, il 20 novembre 2021 è entrata in una grotta profonda 70 metri dalle parti di Granada, Andalusia, e ci è rimasta cinquecento giorni: un anno, quattro mesi e ventidue giorni. È un'alpinista, una sportiva, una speleologa. Lo ha fatto per motivi di ricerca: studiare l'effetto dell'isolamento e il ruolo dei ritmi circadiani nei bioritmi umani. Quelli di voi, di noi, che abbiano ritenuto di essersi isolati per aver fatto una vacanza dove non c'è campo si mettano pure seduti ad ascoltare: non ha mai parlato a voce alta, "facevo solo dialoghi interiori e andavo molto d'accordo con me stessa". Si è allenata, ha disegnato, ha lavorato a maglia. Ha letto sessanta libri e bevuto, dice lo staff che la seguiva dalla superficie della crosta terrestre, almeno mille litri d'acqua. Non avendo orologi né calendari ha contato il tempo mentalmente e cinquecento giorni le sono sembrati "centosessanta o centosettanta". In accordo coi libri di Carlo Rovelli sulla fisica quantistica e con certe canzoni sentimentali sempreverdi Flamini conferma che il tempo passa in modo diseguale: dipende da dove lo trascorri, a fare cosa, con chi. Il suo tempo è passato più lentamente, si direbbe da un certo punto di vista - si è dilatato, se contato col metro dei minuti e dei giorni - ma più velocemente da un altro: stava molto bene, le è sembrato più breve. La sua esperienza e i risultati scientifici della prova saranno raccontati in un documentario.


Ci serve dunque questo, di nuovo e da capo: una esploratrice delle possibilità estreme, un documento che mostri e che dimostri, per esempio, in cosa consista il silenzio, questo sconosciuto. L'assenza di contatto con altri attraverso gli schermi, il ripristino dei ritmi di sonno e veglia secondo necessità, la sola compagnia dei libri e di se stessi, il dialogo interiore. Ci serve una testimonianza eccentrica, monitorata come un sub in apnea estrema. Ne ho discusso coi ragazzi di una scuola, in questi giorni: li ho ascoltati discuterne. Non saprei dire in che momento la conversazione, fra sedicenni, ha preso la seguente piega: la linea delle labbra disegnata sopra i bordi con la matita è fasulla, quel che è fasullo è roba da vecchi. Non si porta più. Meglio le foto un po' sgranate "tipo Polaroid": il photoshop, alla fine, è una bugia. La prof di filosofia era leggermente commossa, ha proposto subito un lavoro di gruppo. Siamo tornati all'alpinista-speleologa. "Che comunque da soli si sta male, ma a volte invece si sta bene: dipende dalle persone con cui ti tocca stare", ha detto la ragazza che ha chiuso il dibattito.
Per i più giovani non è facile per nulla, le cronache lo dimostrano, tenere il passo ed essere all'altezza del ritmo che stordisce, quello da cui il campione di memoria si tiene lontano. La velocità, l'aspettativa, la pressione, la reputazione social, il giudizio e le parole degli altri. Poi l'ansia, la solitudine, il senso di inadeguatezza. La disperazione. Forse anche questo tempo, questo modo sta arrivando al suo limite. Chissà.