Dopo la sconfitta subita dal Pd nel recente voto regionale, è davvero presto per dire se la vittoria di De Toni a Udine segnala una nuova tendenza politica ovvero è solo dovuta a fattori locali (ad esempio la debolezza del sindaco uscente leghista). Di sicuro è stata favorita in modo determinante dal sistema elettorale a doppio turno, che ha permesso al Pd e ai 5S di presentarsi in prima battuta da soli, per convergere poi al ballottaggio sul candidato meglio piazzato.
È l'aspetto positivo del modello a due turni perché rende di fatto obbligatoria la convergenza, ma esime dallo stringere accordi a monte. Sfortunatamente per il centrosinistra, l'Italia si è dotata di ben tre diversi sistemi elettorali (nazionale, regionale e comunale) e quello a doppio turno riguarda solo i municipi.
Vedremo. Per il momento l'attenzione resta concentrata sul governo e le quotidiane difficoltà che Giorgia Meloni incontra. Vanno valutati i ri…
Dopo la sconfitta subita dal Pd nel recente voto regionale, è davvero presto per dire se la vittoria di De Toni a Udine segnala una nuova tendenza politica ovvero è solo dovuta a fattori locali (ad esempio la debolezza del sindaco uscente leghista). Di sicuro è stata favorita in modo determinante dal sistema elettorale a doppio turno, che ha permesso al Pd e ai 5S di presentarsi in prima battuta da soli, per convergere poi al ballottaggio sul candidato meglio piazzato.
È l'aspetto positivo del modello a due turni perché rende di fatto obbligatoria la convergenza, ma esime dallo stringere accordi a monte. Sfortunatamente per il centrosinistra, l'Italia si è dotata di ben tre diversi sistemi elettorali (nazionale, regionale e comunale) e quello a doppio turno riguarda solo i municipi.
Vedremo. Per il momento l'attenzione resta concentrata sul governo e le quotidiane difficoltà che Giorgia Meloni incontra. Vanno valutati i riflessi internazionali di certi passaggi, alcuni non previsti. Il caso della spia russa fuggita sembra destinato a lasciare parecchie scorie. E non si tratta del solito gioco a scaricare le responsabilità tra l'esecutivo, nella persona del ministro Nordio, e la magistratura.
Per quanto si sia cercato di tenerli al riparo dalle polemiche, il ruolo avuto dai servizi segreti resta da decifrare. Sono rimasti del tutto estranei alla vicenda, nessuno li aveva coinvolti, "nessuna informativa da intelligence straniere" era arrivata, come ha detto la premier?
Purtroppo non si tratta di un piccolo incidente, ma di una questione che tocca la sicurezza nazionale e dunque, nonostante si preferisca non sottolinearlo, investe le relazioni tra Roma e Washington.
Meloni è riuscita a ritagliarsi il profilo di alleata leale e fidata. Con la guerra ai confini d'Europa, il suo "atlantismo" si è dimostrato granitico. L'Italia meloniana è nell'area del Mediterraneo quello che la Polonia è a Est. Eppure non tutto è chiaro.
Come sappiamo da mesi, nella coalizione le pulsioni filo russe della Lega e dello stesso Berlusconi sollevano interrogativi agli occhi degli americani e restringono il credito che la presidente del Consiglio si è costruita oltre Atlantico. Forse è solo un caso o un problema di calendario, ma la visita a Washington di cui si parla da tempo non si è ancora realizzata.
E la vicenda Uss, con tutti i dubbi che solleva, era l'ultima cosa di cui l'esecutivo aveva bisogno in questo momento. Ecco perché la premier, che ha fatto della politica estera il suo punto di forza, non ha alternative: dovrà chiarire le zone d'ombra e non solo per ragioni domestiche.
L'altro aspetto riguarda l'Europa. Il tema dei migranti s'inasprisce, sia per l'aumento degli approdi sia per l'intenzione governativa di abolire o limitare la "protezione sociale", con gli ovvi contrasti che ne sono seguiti. La spaccatura è profonda e investe anche, o forse soprattutto, la nomina di un commissario straordinario.
Qui il punto è sempre lo stesso: se l'Unione intende aiutare l'Italia con un più efficace coordinamento o se invece si andrà avanti alla spicciolata, come è stato finora. Per l'Italia il rischio del semi-isolamento è serio, per cui diventano via via più importanti le elezioni europee tra un anno. Lì può cambiare la maggioranza che regge il Parlamento di Strasburgo e di conseguenza la Commissione.
È una complessa partita politica che si sta giocando e nessuno può sapere come finirà. Ma è la migliore carta che Giorgia Meloni può mettere sul tavolo. Anche per rafforzare la sua immagine presso l'amministrazione americana, a sua volta nell'anno elettorale.
Il tedesco Weber, uomo della Csu, quindi della destra, ha spezzato una lancia a favore dell'Italia e della premier. È un indizio: in Germania c'è chi ha lo stesso interesse strategico di Meloni. Ma il sentiero è in salita.