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L'Europa nel nuovo ordine mondiale

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Dall'Ucraina al Sudan, l'Ue può ritrovare una missione storico-politica. Forte di una partnership strategica con gli Stati Uniti, per costruire una pace giusta e duratura
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In attesa della probabile offensiva di primavera delle forze di Kiev, la guerra in Ucraina appare, ormai da molte settimane, inchiodata in un drammatico "stallo sanguinoso". Stallo: se si escludono gli spostamenti quotidiani a volte di poche centinaia di metri all'interno dell'abitato di Bakhmut, città simbolo della resistenza ucraina, il resto del fronte non ha subito significativi cambiamenti ormai da tempo.

L'offensiva russa si sta di fatto esaurendo e oggi il loro principale sforzo è orientato al rafforzamento delle linee di difesa. Sanguinoso, lo stallo non è una tregua. È alimentato drammaticamente dalla morte di combattenti, di civili. Costellato dalle rivelazioni di atrocità indicibili commesse dai miliziani della Wagner. Con il loro capo Prigožin che, ogni giorno che passa, da "cuoco" diventa sempre più il "macellaio" di Putin.

A tutto ciò corrisponde il pieno dispiegarsi della …

In attesa della probabile offensiva di primavera delle forze di Kiev, la guerra in Ucraina appare, ormai da molte settimane, inchiodata in un drammatico "stallo sanguinoso". Stallo: se si escludono gli spostamenti quotidiani a volte di poche centinaia di metri all'interno dell'abitato di Bakhmut, città simbolo della resistenza ucraina, il resto del fronte non ha subito significativi cambiamenti ormai da tempo.

L'offensiva russa si sta di fatto esaurendo e oggi il loro principale sforzo è orientato al rafforzamento delle linee di difesa. Sanguinoso, lo stallo non è una tregua. È alimentato drammaticamente dalla morte di combattenti, di civili. Costellato dalle rivelazioni di atrocità indicibili commesse dai miliziani della Wagner. Con il loro capo Prigožin che, ogni giorno che passa, da "cuoco" diventa sempre più il "macellaio" di Putin.

A tutto ciò corrisponde il pieno dispiegarsi della dimensione asimmetrica della guerra che ha come scenario il mondo. Si combatte con armi non convenzionali, si mettono in campo iniziative diplomatiche, ci si prepara per il dopo, inteso nella sua più ristretta dimensione temporale.

Un dopoguerra, una fine della guerra, oggi, è difficilmente immaginabile. Purtroppo! Questo scenario è sicuramente più in movimento. Quasi freneticamente. Dal possibile significativo rafforzamento della presenza di forze Nato, combat-ready, in Polonia e nei Paesi Baltici.

Come anticipato dal New York Times, tutto ciò potrebbe essere deciso dal prossimo vertice Nato di Vilnius. Si mette in campo, insieme, il massimo di rassicurazione difensiva e il massimo di deterrenza. L'iniziativa più decisa dai tempi della Guerra Fredda. Con la consapevolezza, tuttavia, che delineare una "prospettiva coreana" all'esito della guerra non rappresenta la soluzione.

Difficilmente l'Europa potrà convivere a lungo con la cicatrice aperta di un 38° parallelo al suo interno. Anzi, nel suo cuore. Dall'Europa all'Africa. Al "conflitto civile" scoppiato in Sudan a ulteriore testimonianza che lega la guerra in Ucraina all'Africa.

In questo grande e popoloso Paese africano la Russia ha interessi enormi. Dalle miniere d'oro gestite dalla Wagner in stretto rapporto con i paramilitari della Rsf di Hemedti, uno dei due contendenti contrapposto, oggi, ad Al Burhan, capo del consiglio militare sovrano. Alla realizzazione, concordata nelle scorse settimane, di una base militare navale che aprirebbe alla Russia le porte del Mar Rosso. Mare strategicamente sempre più cruciale negli equilibri del pianeta.

Non sappiamo se nell'esplosione del conflitto ci siano state dirette ingerenze russe. Il casus belli appare "interno": l'assorbimento della Rsf nell'esercito regolare. Assorbimento che Hemedti avrebbe voluto spalmato in un decennio e che Al Burhan voleva con tempi più ristretti.

Sappiamo che la possibile evoluzione del conflitto in "guerra civile" avrebbe effetti catastrofici. La destabilizzazione complessiva di un'area più ampia e una drammatica crisi umanitaria.

Da qui l'iniziativa di importanti attori regionali: dall'Egitto agli Emirati Arabi Uniti, dall'Unione Africana all'Arabia Saudita per un immediato cessate il fuoco. Una lotta contro il tempo. L'Arabia Saudita che confermando un approccio, per così dire, sempre più "indipendente" dagli Usa ha firmato uno storico accordo con l'Iran. Da sempre rivali, hanno aperto una strada di cooperazione che ha funzionato in uno dei quadranti più importanti per i Sauditi: lo Yemen. Lo scambio di prigionieri con gli Houthi consolida il cessate il fuoco e apre a una prospettiva di pace.

Ma tutti nel mondo sanno che senza la Cina, senza la sua mediazione e le sue garanzie, quest'accordo non ci sarebbe mai stato. Si tratta del più eclatante risultato di iperattivismo diplomatico a 360 gradi. Ne ha scritto Maurizio Molinari.

Dalla Shanghai Cooperation Organization (Sco) accordo nato nel 2001 come luogo di cooperazione tra Cina, Russia e Repubbliche asiatiche ex Urss oggi è diventato un importante forum internazionale che può contare come membri effettivi, tra gli altri, India e Pakistan e come "partner del dialogo" Turchia e Arabia Saudita. Due potenze asiatiche "nemiche", India e Pakistan. Due grandi Paesi musulmani con rapporti difficili come l'Arabia Saudita e la Turchia. Non dimenticando che quest'ultima è un Paese chiave della Nato. Alla possibilità di nuove relazioni diplomatiche tra la Siria e la stessa Arabia Saudita. Con la prospettiva di un reintegro, non immediato, di Assad nella Lega Araba. All'ingresso dell'Algeria nei Brics, una sorta di non allineati del terzo millennio. Tutto inimmaginabile soltanto qualche mese fa. Con la Cina assoluta protagonista e la Russia in un ruolo di cooperazione subordinata.

Ecco perché non si può lasciare il Global South, il Sud del mondo, nelle mani di Cina e Russia. Una grande sfida, decisiva per costruire la pace e un nuovo ordine mondiale, che interroga direttamente gli Usa, l'Europa, "la grande alleanza delle democrazie".

Ma è l'Europa che può, più di ogni altro, ritrovare una missione storico-politica. Spetta a lei dialogare con il Sud del mondo. Non andando in ordine sparso alla corte di Pechino ma mettendo in campo una dimensione e, insieme, una visione autonoma.

Un'Europa che, in sostanza, non si accontenti del minimo comun denominatore. Finora ha funzionato ma potrebbe, in un prossimo futuro, non bastare più. Un'Europa con una sua precisa identità, con una autonoma capacità di dialogo strategico e di intervento in scenari di crisi (a proposito, che fine hanno fatto i solenni impegni sulla difesa europea?).

Un'Europa forte di una partnership strategica indissolubile con gli Stati Uniti: insieme da protagonisti per costruire una pace giusta e duratura e dare vita a un nuovo ordine mondiale. Oggi più che mai due facce della stessa medaglia.