"Cercasi coppia di italiani 'veri', regolarmente sposata, che creda in Patria, Dio e famiglia e che sia in grado di mettere al mondo un figlio. Meglio se femmina così un giorno potrà sostituire l'indesiderato lavoratore straniero". Sembra essere il sogno ricorrente della premier Giorgia Meloni che dice di avere due priorità: far crescere la bassissima natalità italiana e aumentare il numero, anch'esso bassissimo, di donne con un'occupazione stabile. Le due cose sono intrecciate ma la soluzione sta in decisioni politiche che vanno nella direzione opposta rispetto a quelle adottate sino ad ora.
La premier ha proposto di usare le donne in sostituzione degli immigrati come se le…
"Cercasi coppia di italiani 'veri', regolarmente sposata, che creda in Patria, Dio e famiglia e che sia in grado di mettere al mondo un figlio. Meglio se femmina così un giorno potrà sostituire l'indesiderato lavoratore straniero". Sembra essere il sogno ricorrente della premier Giorgia Meloni che dice di avere due priorità: far crescere la bassissima natalità italiana e aumentare il numero, anch'esso bassissimo, di donne con un'occupazione stabile. Le due cose sono intrecciate ma la soluzione sta in decisioni politiche che vanno nella direzione opposta rispetto a quelle adottate sino ad ora.
La premier ha proposto di usare le donne in sostituzione degli immigrati come se le donne e i lavoratori stranieri fossero due blocchi compatti, senza all'interno profili e professionalità diverse: un carpentiere vale un'estetista e viceversa. In Italia lavora solo il 51,3% di donne, contro la media europea del 65,1%, ma nel restante 43,4 di inoccupate, le più penalizzate sono le mamme, che abbandonano la carriera per occuparsi dei figli, non potendo permettersi una babysitter o un nido privato - nella sola Lombardia mancano 3000 posti per il 2024. Il tasso di occupazione delle donne con figli in età prescolare è al 53,3%, quello delle donne senza figli al 72,7%. In Italia conciliare lavoro e bambini è tuttora molto difficile. E anche la vecchia retorica che sosteneva che i Paesi dove le donne lavorano poco sono quelli più prolifici si è dimostrata infondata. Ne siamo la riprova: con i nostri 1,24 figli per donna, siamo terzultimi nella classifica europea. Peggio fanno solo la Spagna, con 1,9 figli e Malta, con 1,13. La Francia ha invertito la rotta grazie a forti politiche in tema di natalità e ora è a 1,74. Noi siamo a 6,8 nati ogni 1.000 residenti contro una media europea di 9,1. Stiamo invecchiando e le donne arrivano spesso a un'età non più fertile senza aver mai partorito. Perché? Per un intreccio di motivi. Il primo è ormai evidente: è nei Paesi più "femministi" del nord Europa che i tassi di fertilità sono più alti. Il secondo è che c'è una correlazione positiva tra crescita del Pil pro capite e tasso di fertilità. L'effetto è dovuto alla maggiore partecipazione delle donne al mondo del lavoro e ad attente politiche espansive sulla natalità. Come ha fatto la Francia che oggi, con 10,9 nati ogni mille abitanti, è il Paese europeo che fa più figli. Per lo stesso motivo crescono anche il Portogallo che ha appena annunciato un aumento del 5% delle nascite nel 2022 e la Spagna.
In Italia invece, nell'ultima legge di Bilancio c'era solo un ritocco dell'assegno unico, un beneficio per le donne con più figli che vanno in pensione, una minima revisione del congedo di maternità e la riduzione dell'Iva su alcuni prodotti per l'infanzia. Niente che possa ribaltare la situazione. Ora la presidente del Consiglio sta pensando a una detrazione fiscale tra il 50 e il 66% per chi ha almeno due figli a carico e alla cancellazione totale dell'imposta sul reddito, per uno dei due genitori, per chi ne ha almeno tre. Oltre ad essere una riforma complicata e con mille incognite, abolirebbe l'assegno unico quindi alla fine occorrerà vedere se sarà attuabile e cosa resterà in concreto.
Se l'idea è ripopolarci, la troppa propaganda di questo governo sembra poi remare contro. Il folle freno imposto ai riconoscimenti dei figli delle coppie omogenitoriali comporta conseguenze nefaste per i bambini già nati ed è un deterrente per chi ne avrebbe voluto uno. E l'adozione, tuttora concessa solo a coppie eterosessuali sposate da tre anni, che taglia fuori coppie di fatto, unioni omosessuali e single, restringe anche qui le opportunità. Se aggiungiamo poi il ministro Lollobrigida che ha usato - a sua insaputa, dice - una delle formule più infauste che si possano immaginare, "sostituzione etnica", parlando degli immigrati, capiamo quanto sia lontano anni luce dall'accettarli come una risorsa per ringiovanire e dare più bambini al Paese. Invece di incentivare e integrare, si è scelto di escludere.
Fare un figlio vuol dire sognare un futuro migliore per sé stessi e per il bambino che verrà. E in Italia i giovani oggi hanno poco da sognare.
Se non mettiamo in atto politiche serie, rassegniamoci alle culle vuote e alle donne che staranno a casa non più a crescere un figlio, ma a badare a una popolazione sempre più anziana e bisognosa di cure.