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L'identità non ha confini: perché la sostituzione etnica è una paranoia

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Quale sarebbe esattamente il problema? Mi sfugge il pericolo che rappresenterebbe una popolazione italiana che spezza la linea del colore
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La teoria della sostituzione etnica non è certo nuova, in Italia come negli ambienti di estrema destra europei. Ne parla Reni Eddo-Lodge in Perché non parlo più di razzismo con le persone bianche, a proposito di un'intervista sulla Bbc a Nick Griffin, ex leader del British National Party, che in quell'occasione aveva dipinto l'immagine di una minoranza britannica bianca sotto attacco.

Di che fine abbiano fatto gli eugenisti dopo la Seconda guerra mondiale se ne occupa Angela Saini in Superiori. Il ritorno del mito della razza secondo cui, tra l'altro, "alcuni di quelli che avevano votato per uscire dall'Europa volevano un ritorno della loro particolare immagine di Gran Bretagna. Per loro il colore della pelle contava perché era una linea di demarcazione visibile. A quanto si sapeva, la Gran Bretagna era sempre stata bianca".

In Italia ne ha scritto Leonardo Bianchi in Complotti! Da QAnon alla pandemia, cronache dal mondo capo…

La teoria della sostituzione etnica non è certo nuova, in Italia come negli ambienti di estrema destra europei. Ne parla Reni Eddo-Lodge in Perché non parlo più di razzismo con le persone bianche, a proposito di un'intervista sulla Bbc a Nick Griffin, ex leader del British National Party, che in quell'occasione aveva dipinto l'immagine di una minoranza britannica bianca sotto attacco.

Di che fine abbiano fatto gli eugenisti dopo la Seconda guerra mondiale se ne occupa Angela Saini in Superiori. Il ritorno del mito della razza secondo cui, tra l'altro, "alcuni di quelli che avevano votato per uscire dall'Europa volevano un ritorno della loro particolare immagine di Gran Bretagna. Per loro il colore della pelle contava perché era una linea di demarcazione visibile. A quanto si sapeva, la Gran Bretagna era sempre stata bianca".

In Italia ne ha scritto Leonardo Bianchi in Complotti! Da QAnon alla pandemia, cronache dal mondo capovolto; e di come l'autopercezione delle persone bianche di essere una minoranza sia alimentata dal mito della Rhodesia lo racconta Mattia Salvia.

Le teorie legate alla superiorità razziale e alla paura di una minaccia alla razza bianca circolano alla luce del giorno da ben prima delle esternazioni del ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida - tra le istituzioni, nella politica.

E circola anche tra gli ordinari cittadini che essere bianchi, maschi e cristiani sia l'eccezione e per di più guardata di traverso, che lo sviluppo economico di un Paese sia una questione di intelligenza, che le diseguaglianze tra i cosiddetti Nord e Sud globali non siano da imputare a circostanze storiche e squilibri di potere, quanto a innate debolezze, e quindi inferiorità razziale, di alcune popolazioni. Insomma, il razzismo - anche scientifico - si è ammantato di un'aura di rispettabilità.

Termini ed espressioni come "invasione", "sostituzione etnica", "pulizia etnica" sono stati sulla bocca di politici italiani e di partiti che ora prendono le distanze dalle parole di Lollobrigida. Il fil rouge non è soltanto un'idea di identità nazionale legata pericolosamente alla bianchezza, ma che questo determini politiche securitarie fondate sulla percezione di una minaccia al potere bianco e, quindi, alla purezza razziale.

La retorica dell'estrema destra sul controllo dei confini geografici sottende anche un tentativo di evitare una contaminazione razziale, sorvegliando i corpi di uomini e, soprattutto, donne: certo, vanno bene per alzare gli indici demografici, per l'utilità della manodopera a basso costo e generalmente con pochi diritti, persino che vadano "a scuola con i nostri figli" (come urlava un manifesto non certo di estrema destra), ma non sia mai che si mischino a noi, che minaccino il nostro potere.

È difficile quantificare la percentuale di persone appartenenti a minoranze etniche in Italia - anzi, a dirla diversamente, è difficile far combaciare l'identità razziale, etnica o nazionale della gran parte delle persone che abitano la nostra penisola (mi perdoneranno i suprematisti per il pluralis maiestatis, e se non lo faranno, possono sempre recuperare quel famoso pezzo del New York Times su "Come gli italiani sono diventati bianchi").

È difficile sopratutto perché l'una e l'altra cosa ancora sono delle invenzioni utili a chi vede nell'alterità una minaccia all'integrità della società bianca. I confini identitari basati sulla razza e sulla nazionalità non sono leggi di natura, non sono immutabili: la contaminazione linguistica, culturale ed etnica è, da sempre, inevitabile.

La sostituzione etnica è una paranoia e, ammesso che sia realistica, quale sarebbe esattamente il problema? Mi sfugge il pericolo che rappresenterebbe una popolazione italiana che spezza la linea del colore.

Nadeesha Uyangoda, scrittrice, è nata in Sri Lanka e cresciuta in Brianza. È autrice del libro "L'unica persona nera nella stanza" (66thand2nd, 2021) e ideatrice del podcast "Sulla razza" di OnePodcast