Stati Uniti, perché il potere dei grandi ricchi è un rischio per la democrazia
di Paul Krugman , di Paul KrugmanI ricchi sono diversi da voi e da me. Hanno immensamente più potere. Però, quando cercano di esercitarlo, possono mettersi in trappola da soli - dando il loro sostegno a politici che, se ne avranno la possibilità, creeranno una società nella quale gli stessi ricchi non vorrebbero vivere.
Direi che questo è il tema ricorrente nelle quattro importanti vicende in corso. Parlo del rapporto tra il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas e il miliardario Harlan Crow; dell'ascesa e dell'apparente declino della campagna per la presidenza di Ron DeSantis; dei processi (sì, uso il plurale) di Fox News; e della "Musk-apocalisse" a Twitter.
Prima, però, alcune considerazioni sul ruolo delle enormi ricchezze in una democrazia. Chi è di destra spesso sostiene che esprimere preoccupazione per le grandi ricchezze molto concentrate sia antiamericano. In verità, invece, preoccuparsi dei pericoli che le grandi fortune…
I ricchi sono diversi da voi e da me. Hanno immensamente più potere. Però, quando cercano di esercitarlo, possono mettersi in trappola da soli - dando il loro sostegno a politici che, se ne avranno la possibilità, creeranno una società nella quale gli stessi ricchi non vorrebbero vivere.
Direi che questo è il tema ricorrente nelle quattro importanti vicende in corso. Parlo del rapporto tra il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas e il miliardario Harlan Crow; dell'ascesa e dell'apparente declino della campagna per la presidenza di Ron DeSantis; dei processi (sì, uso il plurale) di Fox News; e della "Musk-apocalisse" a Twitter.
Prima, però, alcune considerazioni sul ruolo delle enormi ricchezze in una democrazia. Chi è di destra spesso sostiene che esprimere preoccupazione per le grandi ricchezze molto concentrate sia antiamericano. In verità, invece, preoccuparsi dei pericoli che le grandi fortune rappresentano per la democrazia rientra proprio nella tradizione americana. La nostra nazione ha inventato la tassazione fiscale progressiva, considerata non solo fonte di introiti, ma anche un modo per frenare la ricchezza smisurata.
Effettivamente, se leggete quello che dissero alcuni personaggi illustri durante l'Era Progressista, vi rendete conto che le opinioni di molti oggi sarebbero denunciate come lotta di classe. Theodore Roosevelt mise in guardia da "una piccola classe di uomini enormemente ricchi ed economicamente potenti, il cui obiettivo primario è mantenere e accrescere il loro potere". Woodrow Wilson dichiarò: "Se in questo Paese esistono uomini abbastanza ricchi da possedere il governo degli Stati Uniti, lo possederanno".
Come fa una grande ricchezza a tradursi in un grande potere? Il finanziamento della campagna elettorale è dominato da un'esigua minoranza di donatori estremamente ricchi. Ma esistono anche altri canali di influenza.
Fino a poco tempo fa avrei detto che la corruzione vera e propria - l'acquisto diretto di favori - era rara. La rivelazione di ProPublica (che si occupa di giornalismo investigativo) che il giudice Clarence Thomas si è goduto vacanze lussuose a spese di Harlan Crow lascia intendere che forse non sono stato abbastanza cinico.
Oltre a ciò, c'è il grande carosello: gli ex politici e gli ex funzionari che hanno appoggiato gli interessi dei ricchi trovano comode prebende presso le aziende lobbistiche sostenute dai miliardari, nei think tank e negli organi di informazione. Queste organizzazioni contribuiscono anche a modellare quello che gli analisti militari chiamano lo "spazio dell'informazione", incidendo sul dibattito pubblico in modi che favoriscono gli interessi dei mega ricchi.
Malgrado tutto questo, a prescindere da quanto imperfetta e manipolata possa essere la nostra democrazia, comunque c'è soltanto un tot che puoi conseguire in America, a meno di conquistare un gran numero di elettori che non appoggiano un'agenda economica favorevole ai miliardari.
Sarà semplicistico affermarlo, ma penso che sia vero: nonostante un'agenda economica impopolare, negli Usa la destra ha vinto molte elezioni facendo appello all'intolleranza, al razzismo, all'omofobia e, di questi tempi, all'anti-wokeness.
Eppure, in quella strategia c'è un rischio: i plutocrati, che immaginano che le forze dell'intolleranza stiano lavorando nel loro interesse, un bel giorno possono svegliarsi e scoprire che le cose sono all'opposto di come si aspettavano. Il che ci porta alle altre vicende a cui ho accennato prima.
Per un po' DeSantis è parso in ascesa nella corsa alla nomination dei Repubblicani per la candidatura alla presidenza nel 2024. Buona parte di questo apparente successo rifletteva il sostegno ricevuto dai grandi donatori del Gop, che lo vedevano come l'alterativa più sana a Donald Trump - una che servirebbe i loro interessi finanziari attirandosi il sostegno della classe dei lavoratori con il suo conservatorismo sociale e la disponibilità a fare piedino alle teorie del complotto.
Alcuni donatori, però, se la stanno squagliando, perché sempre più spesso sembra che l'intolleranza di DeSantis e le teorie del complotto non fossero un mero spettacolo politico. Sono quello che lui è in realtà. E i grandi patrimoni sono alla ricerca di un ciarlatano, non di un vero fanatico.
Tra le forze che hanno spinto per la candidatura di DeSantis c'è Fox News di Rupert Murdoch. In sostanza, Fox è stata fondata per portare avanti la strategia della destra, consistente nello spingere le politiche plutocratiche e al tempo stesso conquistare i lavoratori bianchi della classe operaia con l'intolleranza e le teorie della cospirazione.
Eppure, mail e testi scoperti nel corso della causa per diffamazione intentata da Dominion Voting Systems rivelano che Fox è diventata prigioniera del pubblico che si è creata. Si è trovata infatti ad avallare affermazioni riguardanti "un'elezione rubata", pur sapendo che erano mendaci, perché temeva di perdere quote di mercato tra i telespettatori disposti a credere alla Grande Menzogna.
C'è qualcuno che nutre dubbi sul fatto che, qualora le primarie repubblicane andassero nella direzione verso cui sembrano dirigersi, Fox tornerebbe subito nell'angolo di Trump? L'organizzazione di Murdoch, poi, di fatto è stata presa in ostaggio dalle forze stesse che aveva contribuito a trovare.
In ogni caso, la storia di Elon Musk è, se possibile, ancora più triste. Come ha fatto notare qualche tempo fa Kara Swisher su Time, Musk è il "troll online più ricco del mondo". La pazzia che egli ha contribuito a fomentare non si è impadronita della sua organizzazione. Si è impadronita del suo cervello.
Credo ancora che la concentrazione della ricchezza ai vertici stia indebolendo la democrazia. Ma non si tratta di una semplice storia di dominio plutocratico. È, invece, una storia nella quale i tentativi dei ricchissimi di ottenere quello che vogliono hanno scatenato forze che potrebbero cancellare l'America che conosciamo. Davvero spaventoso.
Traduzione di Anna Bissanti
© 2023, The New York Times