È stata una notte lunga, che non passava mai, una specie di giornata gigante che comincia, prima, in un punto impreciso dell’attesa, e sembra che non passi mai. Che cosa c’è di vero in tutto ciò che sappiamo sulla libertà che sta per tornare, come se tutto il male vissuto fino a quel momento non fosse mai accaduto? E come mai l’attesa della libertà era così estrema in bambini che non l’avevano mai conosciuta? Le strade erano deserte, i portici sembravano non avere ombra. Per questo la scarica improvvisa di fucile mitragliatore è sembrata dieci volte più paurosa, come se non fossimo abituati da anni. Veniva da un’auto nera che correva all’impazzata, alterando continuamente la direzione e, nel nostro piccolo gruppo, lasciando un segno. Avevano colpito uno dei bambini a una gamba, si vedeva il foro orlato di sangue ma, una volta messo a terra, senza scorrimento di sangue. Un’altra macchina a…
È stata una notte lunga, che non passava mai, una specie di giornata gigante che comincia, prima, in un punto impreciso dell’attesa, e sembra che non passi mai. Che cosa c’è di vero in tutto ciò che sappiamo sulla libertà che sta per tornare, come se tutto il male vissuto fino a quel momento non fosse mai accaduto? E come mai l’attesa della libertà era così estrema in bambini che non l’avevano mai conosciuta? Le strade erano deserte, i portici sembravano non avere ombra. Per questo la scarica improvvisa di fucile mitragliatore è sembrata dieci volte più paurosa, come se non fossimo abituati da anni. Veniva da un’auto nera che correva all’impazzata, alterando continuamente la direzione e, nel nostro piccolo gruppo, lasciando un segno. Avevano colpito uno dei bambini a una gamba, si vedeva il foro orlato di sangue ma, una volta messo a terra, senza scorrimento di sangue. Un’altra macchina armata all’impazzata, altre due. Si sentivano anche colpi di pistola, esplosioni più chiare e più brevi, come in un film. Cercare soccorso ma dove? Il ferito diceva che non gli faceva male, forse per una sorta di anestesia provocata dalla botta del colpo. Due uomini in abiti civili sbucarono dal niente in un attimo e scomparvero nel niente portandosi via il piccolo ferito e gridando senza voce a noi di andare via dalla strada. Ma noi avevamo un impegno. Sapevamo che era pericoloso, ma era la nostra vita di allora. Noi aspettavamo il 25 aprile e ci fidavamo di chi ce lo aveva promesso. E siamo stati protagonisti e spettatori di eventi che non avremo mai potuto dimenticare. Il filo del tempo era molto teso perché era l’alba prima dell’alba. C’erano persone in movimento dentro la casa del fascio, si vedevano perché l’edificio era fatto di finestre da ogni lato, grandi come ogni parete. E così noi bambini avevamo visto un uomo indossare un grande cappotto e poi un elmetto tedesco, ma non c’erano auto militari lì intorno, solo due auto civili, che dopo, a cose fatte, avranno usato qualche uscita sul retro.
La nostra piccola pattuglia è andato dall’altra parte della città, sul lato della collina. C’era la strada principale e c’era la questura. E qui ci aspettavano due eventi difficili da affrontare per dei bambini. Il primo erano i militi di guardia al portone della questura. Erano quelli del giorno prima ma con un fazzoletto tricolore al collo. Il secondo era il corpo del federale fascista lasciato sull’erba fresca e bagnata della stagione, dopo l’esecuzione. Il figlio era il mio compagno di banco. E senza dirci nulla, è toccato a me stare con lui fino all’arrivo di adulti della famiglia.
Qui, come se fossi una macchina da presa, vedo me voltarmi verso lo sbocco tra la strada principale e la piazza del Duomo, e inquadrare la folla. All’improvviso è una folla immensa, soprattutto giovane, soprattutto in tanti, tutti, con un tricolore da sventolare. Ecco perché provo rigetto quando vedo il tricolore, quel tricolore, bandiera della lotta di Liberazione, dopo anni di guerra e di persecuzioni agli italiani, diventare bandiera fascista con blasfema pretesa di esclusiva e anzi di riabilitazione. Ecco perché trovo intollerabile l’offesa di La Russa, agli italiani, quando annuncia che - il 25 aprile - si occuperà di vicende accadute altrove e ad altri, ma non del Paese che presiede, perché La Russa presiede il fascismo, non l’Italia. Ma riesce impossibile non notare la deliberata cattiveria di Giorgia Meloni, quando nomina La Russa presidente del Senato, sapendo che si occuperà di fascismo, non di italiani.
Tutto ciò che accade in questi giorni (la vana richiesta di Fini a Meloni di abbandonare il fascismo e le sue opere, le frasi folli di Lollobrigida sulla sostituzione razziale, la finta offesa di Meloni e sorella dopo avere offeso ogni italiano legato alla Resistenza) trova nei giorni del 25 aprile di chi li ha vissuti, il senso e la spiegazione.