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Il referendum di Biden

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Il presidente americano ha annunciato, ieri, di volersi ricandidare alla Casa Bianca nel 2024 per il partito democratico
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Le immagini del sacco del Campidoglio con i miliziani di Trump in rivolta nel 2021 contro il video, generato via Intelligenza Artificiale, con le truppe cinesi a invadere Taiwan, mentre Wall Street crolla e torme di banditi entrano illegalmente dal Messico. Il presidente americano Joe Biden ha annunciato, ieri, di volersi ricandidare alla Casa Bianca nel 2024 per il partito democratico e subito la campagna elettorale Usa brucia. Biden apre il messaggio con l’assalto a Capitol Hill, parla di “difesa della democrazia” e anticipa i colpi che gli arriveranno. Se il 70% degli elettori (inclusa metà dei suoi) lo giudica, a 80 anni, troppo anziano per un secondo mandato (lo chiuderebbe a 86, contro i 77 di Reagan 1989), Biden indice il referendum contro il populismo di Trump, invitando moderati e indipendenti a schierarsi per la libertà. Mobilitando le reti generative AI per controbattergli, il Grand Old Party repubblicano immagina in un video virale online la realtà distopica ai tempi del decrepito Biden 2024, Pechino in guerra, crack in Borsa, emigranti all’assalto.


Divisa dai rancori, l’antica democrazia Usa si avvia al voto, senza che la tragedia post Trump insegni tolleranza reciproca. Joe Biden, come sempre nella sua vita, conta di ribaltare i pronostici che, nei sondaggi del pollster Nate Silver, lo vedono favorito solo dal 43% dei cittadini. Anche nell’inverno 2020 era però dato per spacciato, il settimanale The Economist lamentava “L’incubo americano”, certo che Trump avrebbe sfidato il socialista Bernie Sanders, ma Biden vinse a sorpresa nomination e Casa Bianca. Lo scorso novembre era assodata la rotta a Midterm e invece ha difeso il Senato, perdendo la Camera per un pugno di voti.
Biden parlerà di riforme economiche approvate in Congresso, investimenti a difesa della manifattura Usa, che gli costano a Bruxelles accuse di protezionismo ma che spera gli conservino il voto dei sindacati, guadagnandogli magari suffragi fra operai e lavoratori bianchi senza titolo di studio superiore, la base formidabile di Donald Trump. E citerà la sentenza contro l’interruzione della gravidanza approvata dalla Corte Suprema, e le leggi anti-libertà di scelta delle donne approvate dai repubblicani negli Stati che controllano, per conquistare l’indispensabile consenso femminile dei quartieri residenziali. Infine, ricorderà la difesa della democrazia in Ucraina, osteggiata dalla destra nazionalista, ma apprezzata da centristi e liberal.


Basterà contro il malumore diffuso per l’economia che non brilla, la paura di inflazione, affitti alti, criminalità urbana, malgrado boom dell’occupazione e freno alla recessione? I militanti democratici avevano sognato il rinnovamento, con il cerebrale ministro Buttigieg, un governatore di nuova leva, Polis del Colorado, Newsom della California o la popolare Whitmer del Michigan. Il ruolo di outsider resta in appalto alla vicepresidente Kamala Harris, considerata tuttavia poco carismatica nelle fila progressiste.
La politica Usa bloccata fra Trump e Biden, che entrambi chiuderebbero il mandato ultraottuagenari, non parla bene della potenza chiamata a difendere le democrazie dall’egemonia cinese e russa sul XXI secolo.


Joe Biden, all’ultimo hurrà, dovrà impegnarsi in stressanti comizi che gli mancano dal 2012, visto che la campagna 2020 si svolse in remoto per il Covid e dovrà auspicare due scenari, la nomination di Trump, avanti nei sondaggi per le primarie repubblicane, che gli permetta di incassare il dissenso capillare contro l’ex presidente o, in caso di vittoria di altri leader, dall’ex vicepresidente Pence al governatore della Florida DeSantis, in una crociata kamikaze da indipendente per Trump, che mini il voto di destra, come il magnate Ross Perot fece nel 1992, sottraendo a Bush padre il fatale 18,9% di voti decisivo per la vittoria di Bill Clinton. Non aspettatevi dunque idee, visioni, strategie, slogan affascinanti, stile “New Frontier” Kennedy 1960 o “It’s Morning in America” Reagan 1984, solo mischia sorda, fino a martedì 5 novembre 2024 con il mondo, libero e no, a guardare i propri destini in gioco, fra Intelligenza Artificiale e Intolleranza Umana.